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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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DONNE E ALCOL, CE NE PARLA L’ESPERTO EMANUELE SCAFATO
copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.sanit.org/donne-alcol-ce-ne-parla-lesperto-emanuele-scafato/Donne…
troppe ne vedo e ne sento vittime dell’alcol … troppe ne vedo miopi rispetto ai rischi noti in famiglia, rischi che si lascia correre ai propri figli e alle proprie figlie per quieto vivere, per fare “le amiche” che in molti casi, oggettivamente, nessuno vorrebbe avere per la mancanza di quel sano senso di controllo e regolazione, quel senso di protezione materna, innata che è l’anticorpo più potente per quanti non hanno ancora la capacità di adottare scelte completamente razionali e che dovrebbero poter contare su mamme, sorelle , figlie capaci di far osservare , riflettere e cambiare ciò che può trasformarsi in un problema … Donne poco capaci di fornire quell’esempio che ci vuole e che rende autorevoli … destini evitabili , spesso, ma apparentemente difficili da contrastare per tutte quelle donne che non danno al bere il giusto valore …
DONNE E ALCOL, CE NE PARLA L’ESPERTO EMANUELE SCAFATO
copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.sanit.org/donne-alcol-ce-ne-parla-lesperto-emanuele-scafato/Donne…
troppe ne vedo e ne sento vittime dell’alcol … troppe ne vedo miopi rispetto ai rischi noti in famiglia, rischi che si lascia correre ai propri figli e alle proprie figlie per quieto vivere, per fare “le amiche” che in molti casi, oggettivamente, nessuno vorrebbe avere per la mancanza di quel sano senso di controllo e regolazione, quel senso di protezione materna, innata che è l’anticorpo più potente per quanti non hanno ancora la capacità di adottare scelte completamente razionali e che dovrebbero poter contare su mamme, sorelle , figlie capaci di far osservare , riflettere e cambiare ciò che può trasformarsi in un problema … Donne poco capaci di fornire quell’esempio che ci vuole e che rende autorevoli … destini evitabili , spesso, ma apparentemente difficili da contrastare per tutte quelle donne che non danno al bere il giusto valore …
Mercoledì 13 Aprile 2016 17:54

Regioni e Asl

Regioni e Asl

http://www.quotidianosanita.it/

Materia. Convegno internazionale sulla medicina di genere. Al centro i progressi epidemiologici

Ampio spazio sarà dedicato alle differenze nelle tossicodipendenze credute fino ad oggi una patologia quasi esclusivamente maschili. Una particolare attenzione sarà dedicata all’alcolismo dove “atteggiamenti e stereotipi sociali possono creare ostacoli alla rilevazione e al trattamento dell'abuso di alcool, specialmente nelle donne”.

12 APR - Si snoderà a Matera tra il 14, 15 e 16 aprile, presso Palazzo Viceconte, il Congresso “Gender and life style: from puberty to elderly frailty” organizzato da Regione Basilicata, Dipartimento di Scienze Università della Basilicata, Dipartimento di Scienze Biomediche Università di Sassari, Dipartimento di Medicina sperimentale Università Sapienza di Roma, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Il convegno evidenzierà come le differenze di genere sussistano già prima della nascita per continuare fino alla vecchiaia. In questi ultimi anni, la ricerca di ha compiuto passi da gigante soprattutto per quanto riguarda l’epidemiologia ma nella pratica clinica essa è ancora assente o proprio all’inizio.

Giovedì 10 Marzo 2016 19:45

ALCOL. ABUSO E DIPENDENZA AL FEMMINILE

ALCOL. ABUSO E DIPENDENZA AL FEMMINILE

Fonte: Inchiestasicilia.com

La dipendenza da alcool è diffusa fra le donne di ogni età e appartenenza sociale e, purtroppo, è in continuo aumento. Infatti la percentuale di ricoveri delle donne etiliste è triplicata.

L’alcolismo ha una dimensione trasversale rispetto alle categorie con le quali siamo soliti dividere la società. Nell’immaginario collettivo, l’idea comune dell’alcolista ci rimanda al barbone avvinazzato che barcolla per le strade o quella del vecchio avventore della bettola, attribuendo questa dipendenza prevalentemente agli uomini.

In realtà, l’alcolismo è una malattia individuale, non riconducibile al genere sessuale. E’, purtroppo, un fenomeno diffuso sia tra gli uomini sia tra le donne, anche se gli studi condotti fino a oggi non hanno approfondito in modo esaustivo il fenomeno dell’alcolismo in campo femminile. Non siamo, quindi, in grado di dare al fenomeno una vera e propria connotazione di genere. Però, possiamo dire che la diffusione delle bevande alcoliche è approdata nell’universo femminile soltanto nell’ultimo ventennio. Forse per questo si sa ancora molto poco.

Al di là dei tempi di conoscenza, secondo dati recenti, risulta che circa il 20% degli alcolisti è rappresentato da donne. Queste cifre, però, sono poco attendibili, perché l’alcolismo femminile, vuoi per una questione di pudore insito nelle donne, vuoi per i mutamenti sociali, rimane un fenomeno ‘sommerso’. Quello che ci orienta verso la convinzione che il fenomeno sia in crescita è la progressiva riduzione di donne astemie registrato nel corso degli ultimi venti anni, nonché la diffusione del bere tra le adolescenti. Oggi si calcola che il numero delle donne alcoliste corrisponde a 1/3 di quello degli uomini.

Donne alcoliste, sempre di più. Il gap che non volevamo colmare

Fonte: Iodonna.it 5 marzo 2015

DONNE ALCOLISTE, SEMPRE DI PIU'. IL GAP CHE NON VOLEVAMO COLMARE

Sono già il 20 per cento degli alcolisti. Ma la stima è in ribasso perché il fenomeno è sotterraneo. Iniziano in compagnia, tra aperitivi e feste. Continuano da sole, di nascosto, in casa. E sono sempre di più. Abbiamo ascoltato quelle che cercano di uscirne

Sono bastati vent’anni per colmare un gap che separava uomini e donne, ma c’è poco da rallegrarsi: stiamo parlando dell’abuso di bevande alcoliche, approdato nell’universo femminile fino a sfiorare nelle statistiche ufficiali il 20 per cento degli alcolisti. Stima probabilmente al ribasso, visto che la dipendenza femminile è un fenomeno sotterraneo, spesso confinato nel privato, per paura di una riprovazione sociale ancora elevata. Intanto la percentuale di ricoveri di alcoliste è triplicata: il picco riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (oltre al vertiginoso aumento in età adolescenziale). Nei gruppi di Alcolisti Anonimi, inoltre, il numero di donne risulta del 40 per cento.

Ma qual è in generale il profilo dell’alcolista? Da un’indagine interna condotta dall’associazione Alcolisti-Anonimi, su un campione di 765 membri risulta che non parliamo di emarginati sociali: il 72 per cento degli intervistati ha avuto una famiglia, l’82 percepisce un reddito e oltre la metà possiede un lavoro definito. Sono perciò persone “normalmente inserite” nel contesto sociale.

Numerose, però, le differenze uomo/donna: se per l’alcolista di sesso maschile la dipendenza si innesca spesso per ragioni sociali o di lavoro, nella donna dominano le motivazioni psicologiche. Depressione, stati d’ansia, abbandono da parte del partner e senso di solitudine sono l’impulso che spinge a bere. «Una donna, inoltre, impiega meno tempo per cadere nella dipendenza» spiega Rosanna Mancinelli del Centro nazionale sostanze chimiche dell’Istituto Superiore di Sanità. «Il corpo femminile è più vulnerabile all’alcol, a causa di una modalità di assorbimento gastrico diversa rispetto a quella maschile, e tende a sviluppare rapidamente le complicanze epatiche e psichiatriche correlate all’abuso». Ancora, la mortalità nella fascia d’età fra i 30 e i 34 anni è oltre 3 volte superiore rispetto all’uomo.

"Sì bevo tanto, sarà troppo?". Confessioni di una forte bevitrice sociale

Fonte: D.repubblica.it 27 ottobre 2014

Sì bevo tanto, sarà troppo?

L’aperitivo con gli amici, il bicchiere a cena, l’amaro come digestivo... E poi le occasioni per festeggiare, o al contrario per rilassarsi. Confessioni di una forte bevitrice sociale, che solo a se stessa confida un sospetto di Anna Viola

C’è il bicchiere di vino a cena, ogni sera. Ci sono gli aperitivi con le amiche, un paio di volte a settimana, con uno o due giri di cocktail. Ci sono i weekend ad alto tasso alcolico, perché come fai a uscire per vedere gli amici o andare a ballare e non bere neanche un bicchiere? Ci sono pure la grappa dopo le cene (per digerire) e i bicchieri di Martini che mi piace centellinare mentre scrivo, alla sera (per concentrarmi meglio). «Ma non ti sembra di esagerare?», mi ha chiesto il mio ragazzo una domenica di qualche mese fa, quando dopo una cena fuori con amici ho proposto a tutti di fermarci in un bar sulla via di casa per bere «un ultimo amaro». Non mi sembra, no. Gli ho spiegato che dalle mie parti, nel Nordest, è normale avere sempre una bottiglia di vino sul tavolo durante i pasti, e pure concludere pranzi e cene con un digestivo. Certo, ha ribattuto lui, ma dove li metti i tuoi mojito all’aperitivo con le amiche e i moscow mule in discoteca? Quelle di certo non sono tradizioni della tua regione.

Lo hanno notato anche i miei genitori. Alle ultime feste comandate, tra vigilia, Natale e Santo Stefano, devo aver bevuto parecchio, dagli aperitivi di auguri al bar del paese al vino (un paio di bicchieri per ogni portata) fino ai liquori dei raduni famigliari. A un certo punto, dopo avermi riempito per l’ennesima volta il bicchiere vuoto, mi hanno chiesto: «Ma mica berrai così tanto anche a Milano, vero?». Il mio ragazzo mi ha dato una gomitata, io ho subito risposto che no, ovvio che no. E ho capito che forse avevo davvero qualcosa da nascondere.

 

Campagna shock: un feto in bottiglia contro l'alcol in gravidanza

‘Too Young To Drink’ è il nome dell’iniziativa promossa dall’ Eufasd per sensibilizzare la popolazione sul rischio di disordini feto-alcolici: immagini forti per scongiurare l’insana abitudine di assumere alcolici in gravidana

a European Fasd Alliance, un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro registrata in Svezia, ha lanciato in 20 Paesi, tra cui l'Italia, la campagna-shock ‘Too young to drink’, diffondendo manifesti in cui compaiono feti in bottiglia.

L’iniziativa è partita dai dati allarmanti che dimostrano come l'esposizione all'alcol prima della nascita, nel grembo materno, causi conseguenze in circa 70 milioni di persone nel mondo, poiché due bambini su cento in Europa e uno su cento negli Stati Uniti soffrono di disordini feto-alcolici, ossia difetti, disturbi dell'apprendimento, problemi comportamentali e malattie mentali causate dall’abuso di alcolici della loro madre durante la gravidanza.

"Poiché a oggi non si conosce la quantità di alcol che si può consumare in gravidanza senza alcun rischio per il nascituro, il consiglio obbligato per le donne incinte e per quelle che cercano di avere un bambino è di non bere alcol", spiega Simona Pichini, ricercatrice dell'Istituto superiore di Sanità che, insieme al centro di alcologia del Policlinico Umberto I e all'Eufasd, promuove il terzo convegno europeo sulla Sindrome feto alcolica, in programma a Roma il 20 ottobre.

Su poster, manifesti e banner della campagna compaiono neonati immersi in differenti tipi di bevande alcoliche, dal vino alla birra passando per rum, vodka, whiskey e brandy, ma non solo: in video e cortometraggi, i genitori di bimbi affetti da tali disturbi parlano delle conseguenze dell'assunzione di alcol nei nove mesi sperando di convincere le donne in gravidanza a rinunciare.

Alcol, le donne bevono sempre di più. “La sbronza occasionale diventa abitudine”

http://www.ilfattoquotidiano.it/

I rapporti di Istat e ministero della Salute registrano una crescita costante di abusi ed episodi di ubriacatura delle ragazzine e delle over 65. "Ho ingurgitato di tutto, non per gusto, ma con lo scopo preciso di perdere coscienza di me", racconta Violetta Bellocchio, autrice del libro "Il corpo non dimentica"

In Italia le donne bevono sempre di più e sempre prima. Le ragazzine cominciano a riempire il bicchiere anche a 10 anni e diventano “binge drinker”, in grado di bere quattro o cinque alcolici di fila, in poco tempo. Ma nemmeno le over 65 sono da meno. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel nostro Paese, circa il 67% della popolazione femminile consuma bevande alcoliche contro il 43% degli anni ’80. I rapporti di Istat  e ministero della Salute  registrano un calo generale del consumo di alcolici, ma segnalano una crescita costante di abusi ed episodi di ubriacatura dei giovani e delle donne.

“Negli ultimi anni in Italia il modo di bere è completamente cambiato – spiega la dottoressa Cinzia Sacchelli, psicologa e presidente della sezione Lombardia della Società italiana di alcologia – si beve sempre di più fuori dai pasti, in dosi massicce e in un tempo circoscritto. Quella che una volta era una sbronza occasionale oggi è un’abitudine”.

Sabato 17 Maggio 2014 16:27

Donne che amano l’alcol

 

 

http://27esimaora.corriere.it/articolo

Donne che amano l’alcol   Come cresce un problema

L’ambasciatrice involontaria dell’estetizzazione dell’alcol è stata Jacqueline Kennedy. Nel 1962, la televisione trasmise un tour nella Casa Bianca e milioni di cittadini americani rimasero colpiti dalla presenza di due calici di vino sulla tavola presidenziale. «In poche potevano permettersi gli abiti della First Lady — scrive il Wall Street Journal — ma quel cristallo prodotto in West Virginia era un piccolo pezzo di glamour alla portata di molte».

Il rapporto tra donne e alcol nasce allora, limitato inizialmente alle vedove del conflitto mondiale e destinato a crescere e diversificarsi in un mercato che intravide presto nella nuova fetta di consumatrici, quella su cui puntare. A distanza di mezzo secolo, la previsione dei vignaioli californiani si è rivelata vincente: secondo il Wine Institute, le donne sono le principali acquirenti dei 3 miliardi di litri di vino venduti ogni anno negli Stati Uniti.

Quattordici milioni praticano il binge drinking (bere fino alla sfinimento) almeno tre volte al mese: sono professioniste benestanti (guadagno annuale di 75 mila dollari), studentesse di liceo o donne tra i 18 e i 34 anni. Negli ultimi dieci anni il numero di arrestate per abuso di alcolici è aumentato del 30% mentre sono più che raddoppiate le giovani ricoverate per intossicazione da alcol. In Italia, ad esempio, si registrano 24 mila ricoveri all’anno.

Pubblicato in alcolisti anonimi

 

 

Donne che amano l’alcol  Come cresce un problema

Corriere della Sera > http://27esimaora.corriere.it/

Tra Gennaio e Marzo di quest’anno, la cosa che mi sono sentita chiedere più spesso è stata «ma non hai paura?».

A fare la domanda erano quasi sempre persone che frequentavo per lavoro, poco prima che uscisse Il corpo non dimentica. Tutte donne, tutte adulte.

Queste persone sapevano che avevo scritto un nuovo libro, un memoriale, e sapevano che lì dentro parlavo di dipendenza – nello specifico, cercavo di ricostruire alcuni anni “persi” per l’abuso di alcol, la sostanza economica e legale che mi aveva creato i maggiori problemi quando potevo ancora essere considerata una giovane donna. Quindi, stringendo, io avevo scritto un libro su una cosa che mi era capitata e sui modi fallimentari in cui avevo cercato di lasciarmi quella parte di passato alle spalle. Le specifiche – dell’abuso e del recupero – stavano nel libro.

Nessuna l’aveva letto; tutte mi salutavano come se avessi firmato la mia condanna a morte. Alcune aggiungevano, «hai molto coraggio».

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