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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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Giovedì 01 Giugno 2017 23:00

SONO SOBRIA?

SONO SOBRIA?

“Sono un’alcolista”. È da parecchio tempo che questa frase la sento dire e la dico; spesso mi procura stupore, ancora più spesso mi ha dato e mi dà occasione di pensarci e rifletterci su. Viene usata, la uso per quan­to in realtà significa? Oppure oltre l’uso vi è anche l’abuso?

Cosa vuole dire: “Sono un’alcolista?”

Sono proprio sicura d’adoperare queste parole esclusivamente per quanto esse valgono oppure, un’altra volta ancora, imbroglio, rigiro, maneggio la realtà per giustificare o magari solo per addolcire qualcosa d’altro? Altre scuse? Altre razionalizzazioni?

Quando non mantengo i miei impegni, sono un’alcolista? No! Sono un’irresponsabile, non un’alcolista.

Quando dico una cosa e ne faccio un’altra, sono un’imbrogliona, non un’alcolista.

Quando non parlo in faccia ma parlo alle spalle, sono un’ipocrita e/o vile, non un’alcolista.

Quando mento, sono una bugiarda, non un’alcolista.

Quando critico e/o denigro altri perché sono o fanno qualcosa meglio di me, sono un’invidiosa, non un’alcolista.

Quando ripago il bene con il male, sono un’ingrata, non un’alcolista.

Vero è che quand’ero in piena attività alcolica ero e facevo proprio così, e anche molto di più e di peggio, ma oggi? Posso dirmi “sobria” se i miei atteggiamenti sono gli stessi di prima?

Quando ho paura di guardare più da vicino me stessa, i miei pensie­ri, le mie azioni; quando ho paura di chiamare le cose con il loro giusto nome e allora minimizzo, giustifico, incolpo altri e così mi persuado di non avere “troppo torto” e mi assolvo perché “sono così, sono un’alcoli-sta”, oppure sono solamente paurosa, vile, poco onesta, con scarsa dignità? Io sono recuperata oppure no? Sono sobria oppure no?

“Sono un’alcolista”, secondo me, significa solo ed esclusivamente questo: “Se bevo scelgo la morte, se non bevo vivrò”. Tutto qui, nient’al­tro ha a che fare con questo, ma... ma se ho veramente scelto di vivere e non solo di sopravvivere, se ho veramente scelto di essere un’alcolista anonima e non un’ex spugna, non un’ubriacona a secco, se ho veramente scelto tutto questo... Ecco, questa scelta e il mantenere la scelta fatta, questo mi rende responsabile di me stessa e non mi potrò e non mi vorrò più né giustificare né nascondere dietro a nulla: non l’alcol, non il desti­no, non gli altri, non i miei genitori, non la mia infanzia, non la circostan­za e anche se tutto ciò può incidere e lo fa a volte pesantemente: “lo sono responsabile = Io rispondo di me”. Non scaricherò più su niente e nessuno quelle che sono le mie responsabilità. Io rispondo delle mie parole e dei miei atti.

Se veramente ho scelto di vivere, allora scelgo anche di crescere nonostante me stessa, anche se una parte di me tende ancora a “sceglie­re la via più facile”, il non far nulla per migliorare, perché crescere è dif­ficile, perché costa fatica; ma se ho scelto di vivere, ho scelto tutto que­sto: non solo il facile e il piacevole, ma anche l’onere con tutto il peso che comporta. Ho scelto di crescere perché tutto ciò che si ferma è pie­trificato, è morto. Tutto il Programma di A.A. è vitale, è una crescita. “Sono un’alcolista” ed è il Primo Passo, l’unico che parla d’alcol in modo specifico e che dice anche: “Le cose che A.A. insegna sommo dure”.

E non s’intende la difficoltà di smettere di bene, la difficoltà reale risiede altrove. “Sono un’alcolista”. Primo Passo e i restanti undici? Il Dodicesimo che dice: “Avendo ottenuto...”.

Non solo i Passi ma tutto il Programma di A.A. m’invitano, mi solle­citano, a volte mi spingono proprio a guardare un pochino oltre quel comodo dito indice: “Sono un’alcolista, sono fatta così...”, dietro cui tento ancora di nascondermi.

Tutto sommato, a pensarci bene, tentare di soffocare, d’annegare i miei problemi, le mie difficoltà, le mie manchevolezze personali dietro un comodo e facile: “Sono così, sono un’alcolista”, somiglia molto da vici­no, troppo da vicino, al tentare d’annegare le stesse difficoltà, gli stessi problemi in un bicchiere di vino.

ALCOLISTI ANONIMI, SOBRIETà, ALCOLISTA

Pubblicato in alcolisti anonimi
Giovedì 01 Giugno 2017 23:00

SONO SOBRIA?

SONO SOBRIA?

“Sono un’alcolista”. È da parecchio tempo che questa frase la sento dire e la dico; spesso mi procura stupore, ancora più spesso mi ha dato e mi dà occasione di pensarci e rifletterci su. Viene usata, la uso per quan­to in realtà significa? Oppure oltre l’uso vi è anche l’abuso?

Cosa vuole dire: “Sono un’alcolista?”

Sono proprio sicura d’adoperare queste parole esclusivamente per quanto esse valgono oppure, un’altra volta ancora, imbroglio, rigiro, maneggio la realtà per giustificare o magari solo per addolcire qualcosa d’altro? Altre scuse? Altre razionalizzazioni?

Quando non mantengo i miei impegni, sono un’alcolista? No! Sono un’irresponsabile, non un’alcolista.

Quando dico una cosa e ne faccio un’altra, sono un’imbrogliona, non un’alcolista.

Quando non parlo in faccia ma parlo alle spalle, sono un’ipocrita e/o vile, non un’alcolista.

Quando mento, sono una bugiarda, non un’alcolista.

Quando critico e/o denigro altri perché sono o fanno qualcosa meglio di me, sono un’invidiosa, non un’alcolista.

Quando ripago il bene con il male, sono un’ingrata, non un’alcolista.

Vero è che quand’ero in piena attività alcolica ero e facevo proprio così, e anche molto di più e di peggio, ma oggi? Posso dirmi “sobria” se i miei atteggiamenti sono gli stessi di prima?

Quando ho paura di guardare più da vicino me stessa, i miei pensie­ri, le mie azioni; quando ho paura di chiamare le cose con il loro giusto nome e allora minimizzo, giustifico, incolpo altri e così mi persuado di non avere “troppo torto” e mi assolvo perché “sono così, sono un’alcoli-sta”, oppure sono solamente paurosa, vile, poco onesta, con scarsa dignità? Io sono recuperata oppure no? Sono sobria oppure no?

“Sono un’alcolista”, secondo me, significa solo ed esclusivamente questo: “Se bevo scelgo la morte, se non bevo vivrò”. Tutto qui, nient’al­tro ha a che fare con questo, ma... ma se ho veramente scelto di vivere e non solo di sopravvivere, se ho veramente scelto di essere un’alcolista anonima e non un’ex spugna, non un’ubriacona a secco, se ho veramente scelto tutto questo... Ecco, questa scelta e il mantenere la scelta fatta, questo mi rende responsabile di me stessa e non mi potrò e non mi vorrò più né giustificare né nascondere dietro a nulla: non l’alcol, non il desti­no, non gli altri, non i miei genitori, non la mia infanzia, non la circostan­za e anche se tutto ciò può incidere e lo fa a volte pesantemente: “lo sono responsabile = Io rispondo di me”. Non scaricherò più su niente e nessuno quelle che sono le mie responsabilità. Io rispondo delle mie parole e dei miei atti.

Se veramente ho scelto di vivere, allora scelgo anche di crescere nonostante me stessa, anche se una parte di me tende ancora a “sceglie­re la via più facile”, il non far nulla per migliorare, perché crescere è dif­ficile, perché costa fatica; ma se ho scelto di vivere, ho scelto tutto que­sto: non solo il facile e il piacevole, ma anche l’onere con tutto il peso che comporta. Ho scelto di crescere perché tutto ciò che si ferma è pie­trificato, è morto. Tutto il Programma di A.A. è vitale, è una crescita. “Sono un’alcolista” ed è il Primo Passo, l’unico che parla d’alcol in modo specifico e che dice anche: “Le cose che A.A. insegna sommo dure”.

E non s’intende la difficoltà di smettere di bene, la difficoltà reale risiede altrove. “Sono un’alcolista”. Primo Passo e i restanti undici? Il Dodicesimo che dice: “Avendo ottenuto...”.

Non solo i Passi ma tutto il Programma di A.A. m’invitano, mi solle­citano, a volte mi spingono proprio a guardare un pochino oltre quel comodo dito indice: “Sono un’alcolista, sono fatta così...”, dietro cui tento ancora di nascondermi.

Tutto sommato, a pensarci bene, tentare di soffocare, d’annegare i miei problemi, le mie difficoltà, le mie manchevolezze personali dietro un comodo e facile: “Sono così, sono un’alcolista”, somiglia molto da vici­no, troppo da vicino, al tentare d’annegare le stesse difficoltà, gli stessi problemi in un bicchiere di vino.

ALCOLISTI ANONIMI, SOBRIETà, ALCOLISTA

Pubblicato in alcolisti anonimi
Mercoledì 05 Aprile 2017 23:22

PRIMA LE FONDAMENTA

PRIMA LE FONDAMENTA

È la sobrietà tutto quello che dobbiamo aspettarci da un risveglio spirituale? No, la sobrietà non è che un semplice inizio.

(Come la vede Bill, pag. 8)

Mettere in pratica il Programma di A.A. è come costruire una casa, Il mio primo compito è stato quel­lo di costruire spesse e solide fondamenta sulle quali erigere la costruzione principale ed è stato per me l’e­quivalente dello smettere di bere. Ma è piuttosto sco­modo) vivere su nude fondamenta di cemento armato, senza alcuna protezione, esposti al caldo, al freddo, al vento ed alla pioggia. Allora, sopra alle fondamenta ho costruito una stanza, iniziando a mettere in pratica il Programma. La prima stanza è risultata un po’ tra­ballante, perché non ero pratico del lavoro. Ma con il passare dei tempo, mettendo in pratica il Programma, ho imparato a costruire stanze sempre migliori. Più mettevo in pratica il Programma e, dunque, più costruivo, più comoda e felice diventava la casa nella quale ora vivo.

ALCOLISTI ANONIMI, RILFESSIONI QUOTIDIANE

Pubblicato in AA
Sabato 25 Marzo 2017 13:24

SONO SOBRIA?

SONO SOBRIA?

“Sono un’alcolista”. È da parecchio tempo che questa frase la sento dire e la dico; spesso mi procura stupore, ancora più spesso mi ha dato e mi dà occasione di pensarci e rifletterci su. Viene usata, la uso per quan­to in realtà significa? Oppure oltre l’uso vi è anche l’abuso?

Cosa vuole dire: “Sono un’alcolista?”

Sono proprio sicura d’adoperare queste parole esclusivamente per quanto esse valgono oppure, un’altra volta ancora, imbroglio, rigiro, maneggio la realtà per giustificare o magari solo per addolcire qualcosa d’altro? Altre scuse? Altre razionalizzazioni?

Quando non mantengo i miei impegni, sono un’alcolista? No! Sono un’irresponsabile, non un’alcolista.

Quando dico una cosa e ne faccio un’altra, sono un’imbrogliona, non un’alcolista.

Quando non parlo in faccia ma parlo alle spalle, sono un’ipocrita e/o vile, non un’alcolista.

Quando mento, sono una bugiarda, non un’alcolista.

Quando critico e/o denigro altri perché sono o fanno qualcosa meglio di me, sono un’invidiosa, non un’alcolista.

Quando ripago il bene con il male, sono un’ingrata, non un’alcolista.

Vero è che quand’ero in piena attività alcolica ero e facevo proprio così, e anche molto di più e di peggio, ma oggi? Posso dirmi “sobria” se i miei atteggiamenti sono gli stessi di prima?

Quando ho paura di guardare più da vicino me stessa, i miei pensie­ri, le mie azioni; quando ho paura di chiamare le cose con il loro giusto nome e allora minimizzo, giustifico, incolpo altri e così mi persuado di non avere “troppo torto” e mi assolvo perché “sono così, sono un’alcoli-sta”, oppure sono solamente paurosa, vile, poco onesta, con scarsa dignità? Io sono recuperata oppure no? Sono sobria oppure no?

“Sono un’alcolista”, secondo me, significa solo ed esclusivamente questo: “Se bevo scelgo la morte, se non bevo vivrò”. Tutto qui, nient’al­tro ha a che fare con questo, ma... ma se ho veramente scelto di vivere e non solo di sopravvivere, se ho veramente scelto di essere un’alcolista anonima e non un’ex spugna, non un’ubriacona a secco, se ho veramente scelto tutto questo... Ecco, questa scelta e il mantenere la scelta fatta, questo mi rende responsabile di me stessa e non mi potrò e non mi vorrò più né giustificare né nascondere dietro a nulla: non l’alcol, non il desti­no, non gli altri, non i miei genitori, non la mia infanzia, non la circostan­za e anche se tutto ciò può incidere e lo fa a volte pesantemente: “lo sono responsabile = Io rispondo di me”. Non scaricherò più su niente e nessuno quelle che sono le mie responsabilità. Io rispondo delle mie parole e dei miei atti.

Se veramente ho scelto di vivere, allora scelgo anche di crescere nonostante me stessa, anche se una parte di me tende ancora a “sceglie­re la via più facile”, il non far nulla per migliorare, perché crescere è dif­ficile, perché costa fatica; ma se ho scelto di vivere, ho scelto tutto que­sto: non solo il facile e il piacevole, ma anche l’onere con tutto il peso che comporta. Ho scelto di crescere perché tutto ciò che si ferma è pie­trificato, è morto. Tutto il Programma di A.A. è vitale, è una crescita. “Sono un’alcolista” ed è il Primo Passo, l’unico che parla d’alcol in modo specifico e che dice anche: “Le cose che A.A. insegna sono dure”.

E non s’intende la difficoltà di smettere di bene, la difficoltà reale risiede altrove. “Sono un’alcolista”. Primo Passo e i restanti undici? Il Dodicesimo che dice: “Avendo ottenuto...”.

Non solo i Passi ma tutto il Programma di A.A. m’invitano, mi solle­citano, a volte mi spingono proprio a guardare un pochino oltre quel comodo dito indice: “Sono un’alcolista, sono fatta così...”, dietro cui tento ancora di nascondermi.

Tutto sommato, a pensarci bene, tentare di soffocare, d’annegare i miei problemi, le mie difficoltà, le mie manchevolezze personali dietro un comodo e facile: “Sono così, sono un’alcolista”, somiglia molto da vici­no, troppo da vicino, al tentare d’annegare le stesse difficoltà, gli stessi problemi in un bicchiere di vino.

ALCOLISTI ANONIMI, RILFESSIONI QUOTIDIANE

Pubblicato in AA
Venerdì 24 Febbraio 2017 23:53

QUARTO PASSO

QUARTO PASSO

“Abbiamo fatto un inventario morale profondo e senza paura di noi stessi “.

La natura ci ha dotato di istinti per uno scopo. Senza di essi non saremmo esseri umani completi. Se uomini e donne non si fossero sforzati di salvaguardare la loro sicurezza per­sonale, se non avessero fatto alcuno sforzo per procurarsi cibo e per costruirsi rifugi, la razza umana non sarebbe sopravvissuta. Se a tutt’og­gi non si riproducessero, la terra non sarebbe popolata. Se non ci fosse alcun istinto sociale, se agli uomini non interessasse nulla di avere rapporti reciproci, non vi sarebbe alcuna società. Perciò questi desideri — per il sesso, la sicurezza materiale ed emotiva, i rapporti umani — sono assolutamente necessari, giusti e certamente dati da Dio.

Tuttavia questi istinti, così indispensabili alla nostra esistenza, spesso eccedono le loro proprie funzioni. Potentemente, ciecamente, spesso sub­dolamente, ci guidano, ci dominano e si ostinano a governare le nostre vite. Il nostro desiderio sessuale, quello per la sicurezza materiale ed emotiva e quello per una posizione sociale rilevante, sono spesso nostri tiranni. Infatti, quando vengono usati in modo non equilibrato, i deside­ri naturali dell’uomo sono per lui fonte di gran disordine, praticamente di tutto il disordine pos­sibile. Nessun essere umano, per quanto buono, è immune da queste difficoltà. Quasi tutti i pro­blemi emotivi importanti possono essere consi­derati casi d’istinto incontrollato. Quando ciò accade, gli istinti, beni naturali al nostro attivo, si trasformano in passività fisiche e mentali.

Pubblicato in AA
Venerdì 24 Febbraio 2017 23:53

QUARTO PASSO

QUARTO PASSO

“Abbiamo fatto un inventario morale profondo e senza paura di noi stessi “.

La natura ci ha dotato di istinti per uno scopo. Senza di essi non saremmo esseri umani completi. Se uomini e donne non si fossero sforzati di salvaguardare la loro sicurezza per­sonale, se non avessero fatto alcuno sforzo per procurarsi cibo e per costruirsi rifugi, la razza umana non sarebbe sopravvissuta. Se a tutt’og­gi non si riproducessero, la terra non sarebbe popolata. Se non ci fosse alcun istinto sociale, se agli uomini non interessasse nulla di avere rapporti reciproci, non vi sarebbe alcuna società. Perciò questi desideri — per il sesso, la sicurezza materiale ed emotiva, i rapporti umani — sono assolutamente necessari, giusti e certamente dati da Dio.

Tuttavia questi istinti, così indispensabili alla nostra esistenza, spesso eccedono le loro proprie funzioni. Potentemente, ciecamente, spesso sub­dolamente, ci guidano, ci dominano e si ostinano a governare le nostre vite. Il nostro desiderio sessuale, quello per la sicurezza materiale ed emotiva e quello per una posizione sociale rilevante, sono spesso nostri tiranni. Infatti, quando vengono usati in modo non equilibrato, i deside­ri naturali dell’uomo sono per lui fonte di gran disordine, praticamente di tutto il disordine pos­sibile. Nessun essere umano, per quanto buono, è immune da queste difficoltà. Quasi tutti i pro­blemi emotivi importanti possono essere consi­derati casi d’istinto incontrollato. Quando ciò accade, gli istinti, beni naturali al nostro attivo, si trasformano in passività fisiche e mentali.

Pubblicato in AA
Martedì 14 Febbraio 2017 23:01

PRIMO PASSO

PRIMO PASSO

“Noi abbiamo ammesso la nostra impo­tenza di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili”.

Chi è disposto ad ammettere una completa sconfitta?

Praticamente nessuno, è ovvio. Tutti gli istinti naturali si ribellano all’idea di un’impotenza personale. E’ veramente terribile ammettere che, bicchiere alla mano, abbiamo deformato le nostre menti con una tale ossessione per un modo di bere distruttivo che soltanto un atto della Provvidenza può liberarcene.

Nessun altro tipo di fallimento somiglia a questo. L’alcol, divenuto ora avido creditore, ci succhia tutta l’autosufficienza e tutta la volontà di resistere alle sue richieste. Una volta che si è accettata questa dura realtà, il nostro fallimento, come esseri umani, è completo.

Ma, entrando in A.A., consideriamo in modo del tutto diverso questa umiliazione assoluta. Ci rendiamo conto che soltanto attraverso una tota­le capitolazione possiamo riuscire a fare i primi passi verso la liberazione e la forza. L’ammis­sione della nostra impotenza viene a essere alla

fine la base granitica sulla quale possiamo costruire una vita felice e piena di significato.

Sappiamo che l’alcolista che entra a far parte di A.A. ne trarrà ben poco giovamento se non ha prima di tutto accettato la sua debolezza deva­stante e tutte le sue conseguenze. Finché non si umilia in tal modo, la sua sobrietà, se ne ha in qualche grado, sarà precaria. Non troverà affatto un’autentica felicità. Questa è una delle certezze della vita di A.A., convalidata da una vastissima esperienza. Il principio che afferma che non tro­veremo forza duratura finché non avremo anzi­tutto ammesso la nostra completa sconfitta, è la radice basilare da cui tutta la nostra associazione è sbocciata e fiorita.

Quando ci fu proposto per la prima volta di ammettere la nostra sconfitta, la maggior parte di noi si ribellò. Ci eravamo rivolti ad A.A. creden­do che ci venisse insegnata la fiducia in noi stes­si. Ci fu detto invece che, fin tanto che era in ballo l’alcol, la fiducia in se stessi non era asso­lutamente valida, anzi, era un passivo totale. I nostri sponsor affermarono che eravamo vittime di un’ossessione mentale così sottilmente potente che nessuna forza di volontà umana, per quanto grande, avrebbe potuto infrangerla. Ci dissero che non era possibile riuscire a vincere questo

stimolo incontrollabile con la sola volontà indivi­duale. Approfondendo crudamente il nostro pro­blema, essi misero in evidenza la nostra crescen­te sensibilità all’alcol: la definivano un’allergia. L’alcol tiranno ci assaliva con una spada a dop­pio taglio: prima venivamo tormentati da un insano stimolo che ci condannava a continuare a bere ed in seguito da un’allergia del corpo che ci avrebbe portato immancabilmente alla totale distruzione di noi stessi; in effetti, erano pochi coloro che, sottoposti a questi assalti, erano riu­sciti a vincere la lotta da soli; era una realtà stati­stica che quasi mai gli alcolisti si ristabilivano con le proprie risorse personali; e questo si era dimostrato sempre vero fin da quando l’uomo aveva per la prima volta pigiato i grappoli d’uva.

Pubblicato in AA

IL MEGLIO DI BILL  QUESTO PROBLEMA DELL’ONESTÀ

Il problema dell’onestà riguarda quasi tutti gli aspetti della nostra vita. Esistono per esem­pio i diffusi e sorprendenti fenomeni di autoin­ganno. Esistono alcune terribili situazioni in cui una persona diventa incautamente sincera, sen­za avere un minimo di prudenza e di sentimen­to. Esistono poi quelle innumerevoli situazioni della vita in cui niente è tanto importante quan­to la completa onestà, non importa in che misu­ra possiamo essere tentati con dolore dalla pa­ura e dall’orgoglio, sentimenti questi che ci por­tano a essere sinceri a metà o denigratori im­perdonabili.

Vediamo prima ciò che l’autoinganno può fare all’integrità di una persona.

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Giovedì 09 Febbraio 2017 00:35

Mentre la pasta scuoce

Mentre la pasta scuoce

Da oltre un’ora e mezza sono uscita dal Gruppo; a casa mi dò da fare per preparare la cena. La mia mente è affollata di pensieri, ma devo avere la pazienza di portare a termine la cena.

Ora posso provare a riordinarli e a buttarli giù; ho sette minuti a mia disposizione (il tempo di cottura della pasta).

Eravamo in tre, questa sera, al Gruppo; siamo sempre abbastanza pochi qui, perciò quando manca qualcuno, sento che siamo pochini.

Nella precedente riunione c’era un alcolista “recente”, in ricaduta, sbronzo fatto: interrompeva in continuazione, frasi senza nesso logico, proprio come facevo io nelle mie frequenti ricadute. Immedesimarmi mi fa bene.

Oggi... non c’era! Non ha chiamato, io l’ho sentito ieri al telefono per incoraggiano a ricominciare le ventiquattr’ore: era molto agitato, sveglio dalle quattro del mattino; ci stava provando, forse..., forse..., venti giorni di astinenza, la sua nuvola rosa, l’illusione di essere ormai “arrivato”: il dubbio, insinuante, strisciante: “Ora posso controllare il mio bere”. Ci prova: tre, quattro giorni di bere moderato, poi il buio, la follia, la distru­zione di quel poco di bello che aveva potuto realizzare in quei lunghi, eterni giorni!

Già, io conosco molto bene questo dramma, io che non ricordo più bene se per cinque o sei volte sono ricaduta: la prima leggera, scientifica (così l’avevo classificata), per dimostrare a me stessa che dopo mesi di astinenza, potevo controllare il mio bere, le successive via via più pesan­ti, incubi, suicidi ripetuti.

Ribelle, combattiva, estremamente critica nei confronti del Programma, usavo queste armi per distruggere me e chi, per sua sfortu­

• na, mi capitava intorno: poi... il colpo di schiena!

Mi svegliai dall’incubo e mi ritrovai completamente sola: intorno a me avevo fatto terra bruciata!

Finalmente, scelsi, scelsi... di vivere per me stessa. Quella volta non ebbi più nuvola rosa. Ma ero così sconfitta, arresa, impotente e nei con-

fronti dell’alcol e nei confronti della mia emotività!

(I sette minuti di cottura della pasta sono passati da un po’, ho pre­gato mia figlia di scodellare al posto mio...).

Ero pronta, totalmente, incondizionatamente, per il primo, autenti­co passo: nicommnciai da capo, con umiltà. Ora tutto va molto meglio.

Già! Ma il• “nuovo” avrà nicominciato? Non ha afferrato ancora bene il meccanismo di A.A., la “terapia del telefono” ecc.

Ce la farà? La mia mano è tesa, insieme alle altre: vorrà agganciarsi alla catena?

Questa sera, dunque, in tre: argomento libero, si sceglie la ricaduta. Ho il bisogno di puntualizzare meglio con me stessa, di focalizzare alcuni miei sintomi di malessere per correggenll in tempo!

Pubblicato in alcolisti anonimi
Giovedì 09 Febbraio 2017 00:22

ALCOLISTI ANONIMI: IL NOSTRO METODO

ALCOLISTI ANONIMI: IL NOSTRO METODO

IL NOSTRO METODO

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammi­no percorso da noi, non sia riuscita a vincere l’alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere sincere con se stesse. Purtroppo ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nati con questa tendenza. Essi sono per na­tura incapaci di comprendere e sviluppare il sistema di vita che esiga un’onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti e sinceri.

Le nostre storie mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se voi, lettori, volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, accettate dunque di avanzare per passi.

Alcuni di questi passi, all’inizio, non sono stati da noi accettati. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l’energia e l’onestà che possediamo, ti implo­riamo di essere forte e metodico fin dalle prime tappe di questa risali­ta. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati.

Ricordiamoci tutti che abbiamo a che fare con l’alcol: astuto, sconcertante e potente! Senza aiuto, siamo sopraffatti. Ma c’è Uno che è più potente, cioè Dio. Che voi possiate trovarlo, ora!

Le mezze misure non hanno aiutato nessuno. Ci siamo trovati di fronte ad una svolta decisiva. Abbiamo chiesto aiuto e protezione a Dio, abbandonandoci completamente alla Sua Volontà.

Ecco i passi per i quali siamo passati e che ci sono suggeriti come programma di recupero:

I Dodici Passi

1) Noi abbiamo ammesso la nostra impotenza di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.

2) Noi siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi può riportarci alla ragione.

3) Noi abbiamo deciso di affidare la nostra volontà e le no­stre vite alla cura di Dio, “Come noi potemmo concepirLo”.

4) Noi abbiamo proceduto ad un inventano morale profondo e senza paura di noi stessi.

5) Noi abbiamo ammesso di fronte a Dio, di fronte a noi stes­si e di fronte ad un altro essere umano la natura esatta dei nostri torti.

6) Noi ci siamo trovati pronti ad accettare che Dio eliminas­se tutti questi difetti del nostro carattere.

7) Noi Gli abbiamo umilmente chiesto di rimediare alle no­stre deficienze.

8) Noi abbiamo fatto una lista di tutte le persone che avevamo leso ed abbiamo deciso di fare ammenda verso tutte loro.

9) Noi abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali per­sone, per quanto possibile, eccettuati quei casi in cui,

così facendo avremmo potuto recare danno a loro, oppure ad altri.

10) Abbiamo continuato a fare il nostro inventano personale e quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammes­so.

11) Noi abbiamo cercato, attraverso la preghiera e la meditazio­ne, di migliorare il nostro contatto cosciente con Dio, “Come noi potemmo concepirLo”, pregando solo di farci conoscere la Sua Volontà, nei nostri riguardi e di darci la forza di eseguirla.

12) Avendo ottenuto un risveglio spirituale, come risultato di questi Passi noi abbiamo cercato di trasmettere questo messaggio ad altri alcolisti e di mettere in pratica questi princìpi in tutti i campi della nostra vita.

Molti hanno esclamato: “E chi ce la fa! Non è roba per me”. Non scoraggiatevi. Nessuno è riuscito a praticare alla perfezione questi principi. Non siamo santi. Il punto è questo: che noi si voglia progredi­re gradualmente secondo principi spirituali, I Passi che abbiamo elen­cato sono la guida verso un progresso. Parliamo di progresso spiritua­le piuttosto che di perfezione spirituale.

La descrizione che abbiamo fatto dell’alcolista, il capitolo che ab­biamo dedicato agli agnostici, le nostre esperienze dopo il recupero. mettono in evidenza tre punti assai chiari:

a) Che eravamo degli alcolisti e non riuscivamo a controllare le no­stre vite.

b) Che probabilmente nessuna forza umana avrebbe potuto salvar­ci dall’alcolismo.

c) Che Dio potrebbe e vorrebbe aiutarci, purché noi Lo cerchiamo.

ALCOLISTI ANONIMI, METODO

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