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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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Giovedì 09 Marzo 2017 13:29

QUINTO PASSO

QUINTO PASSO

“Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano, la natura esatta dei nostri torti”.

Tutti i Dodici Passi ci chiedono di andare contro i nostri desideri naturali.. essi intendono sgonfiane il nostro io. Quando si tratta di sgon­fiare l’io pochi Passi sono più duri da fare di quanto lo è il Quinto. Tuttavia quasi nessun Passo è necessario quanto questo per raggiunge­re una duratura sobrietà e la serenità.

L’esperienza di A.A. ci ha insegnato che non possiamo vivere da soli con i nostri problemi pressanti e con i difetti di carattere che li causano o li aggravano. Se abbiamo fatto scorrere il riflet­tore del Quarto Passo avanti e indietro sul corso della nostra vita ed esso ha messo completamen­te allo scoperto quelle esperienze che preferirem­mo non ricordare, se siamo giunti a capire quanto dolore ha recato a noi e ad altri un modo errato di pensare e di agire, allora il bisogno di smettere di vivere da soli con quei tormentosi fantasmi del passato diventa più incalzante che mai. Dobbia­mo parlare di essi a qualcuno.

Pubblicato in AA
Mercoledì 14 Dicembre 2016 11:23

Primo Passo io sono un alcolista

Primo Passo io sono un alcolista

Ci sono dei princìpi in A.A. che conservano sempre un posto e un valore preminente non solo per avvicinarsi e raggiungere la sobrietà ma per condurre poi da sobri una vita discretamente felice, abbastanza serena, una vita accettabile. Sono i grandi princìpi di A.A., quelli che desumiamo dal Programma, quelli che dovremmo mettere in pratica in tutti i campi della nostra vita.

Si apprendono nei Gruppi, stando assieme, leggendo il Grande Libro, mettendo in comune i nostri sentimenti e i nostri pensieri, prati­cando il Programma.

È probabile che chi ci frequenta da poco e fraintende questi princi­pi, non li capisca e forse non li ami. Ma una cosa è positiva e definitiva:

questi princìpi funzionano. Funzionano ogni ventiquattr’ore concreta­mente, definitivamente, in ogni parte del mondo.

Sicuro di questi principi, vorrei riflettere e mettere in comune come li ho praticati in tutti i campi della vita. In ordine cronologico è il Primo quello che ho capito, ammesso e accettato quando ho detto per la prima volta: io sono un alcolista.

Quali sono i limiti, i vantaggi e le responsabilità implicite in questa semplice dichiarazione? “Io” sono un alcolista, io, non il prossimo, gli altri. Vi ricordate quando bevevamo... quanti poveri alcolisti abbiamo conosciuto, sapete quelli che si ubriacavano subito, che non sapevano tenere e reggere l’alcol come noi. E quanti di quelli che leggono il Grande Libro per la prima volta pensano subito a tanti amici e conoscen­ti che potrebbero essere aiutati da A.A.: loro no, loro alcolisti? Mai. Almeno io ho ragionato e pensato per anni così: io, alcolista? Ma avete voglia di scherzare, io... mai.

Ma da quando io ho accettato la verità, la pratico, la consolido, la rinnovo questa convinzione: che ventiquattr’ore alla volta, ora dopo ora, minuto dopo minuto, io sono un alcolista.

Io sono un alcolista, non ero un alcolista, non un ex alcolista. E questo significa che - sia io sobrio un giorno, un mese, un anno, cinque anni, dieci anni o venti o trenta anni - se io prendo e bevo il primo bicchiere, inesorabil­mente, inevitabilmente, certissimamente, tornerò ubriaco e morirò.

Io sono un alcolista, sono sempre un alcolista e rimarrò un alcolista fino al giorno in cui dirò per l’ultima volta, morendo, la Preghiera della Serenità. E questa è la nostra “diversità”. Perciò noi siamo sì dei diversi, ma lo siamo solo quando beviamo; se smettiamo, siamo uguali a tutti gli altri.

Io sono un alcolista, e io accetto questo principio in tutta la sua glo­bale verità. E cosa realmente sono io, essendo un alcolista?

Non un degenerato, non un vizioso, non un debole, un uomo moral­mente riprovevole, non un velleitario, un vigliacco, un pauroso no: io sono un alcolista che ha in sé quel quid fisiologico, quel fattore X miste­rioso che mi rende ancora diverso, io sono uno che ha dentro di sé il meccanismo della compulsione. E perciò un alcolista è un malato, è una persona terribilmente ammalata nel corpo, nella mente e nello spirito. E perciò io ho accettato questo termine “alcolista” in tutte le sue connota­zioni: con i suoi limiti (non potrò mai più bere per queste ventiquattr’o­re), con i suoi vantaggi, il più grande dei quali è il dono di essere capaci di creare fiducia e confidenza nei nostri simili con le sue responsabilità principalmente quella di evitare di metterci in condizioni pericolose per la nostra sobrietà e l’altra essenziale e assoluta di dare, dare, dare agli altri la nostra sobrietà.

E quindi applichiamo e pratichiamo questo termine e questo princi­pio, come ci suggerisce nelle sue ultime parole il Programma, in tutti i campi della nostra vita.

Io sono un alcolista nella mia famiglia, nella mia casa, nella mia vita familiare. La coscienza della nostra condizione, l’onesta ammissione della nostra impotenza non dovrebbe mai venire meno; onestà, questo è un Programma fatto di onestà, perché altrimenti l’alcolismo diventa una scusa per sfuggire alle nostre responsabilità. Non dimentichiamoci mai che essere alcolisti non implica che la nostra pura e semplice sobrietà sia sufficiente alle nostre famiglie.

Quante volte si sente dire in giro: “Ma che vuole di più mia moglie o mio marito? Che vuole di più, io sono sobrio - o sobria!”; e no, la pura e semplice sobrietà non basta; io alcolista sono tenuto a restituire ai miei cari tutto ciò che l’alcol ha tolto loro: l’affetto, le attenzioni, l’interesse, il benessere economico; probabilmente occorrerà il resto della nostra vita per fare le nostre ammende ai familiari. La pura e semplice sobrietà non provvede a questa restituzione. Io sono un alcolista in tutti i campi della vita e nel campo della mia famiglia dovrei restituire ai miei cari tutto quello che ho loro tolto, non solo, ma dare loro tutte quelle cose, grandi o piccole, che contribuiranno a rendere la loro vita un poco più accetta­bile, un poco più serena e se possibile un poco più felice. Questo signifi­ca vivere le nostre ventiquattr’ore da alcolisti grati, umilmente grati per la nostra sobrietà.

Poi, io sono un alcolista nel campo della vita sociale, nei miei rap­porti con il mondo che mi circonda. E anche in questo campo praticare il principio che “io sono un alcolista” significa al solito di ammetterlo one­stamente e non di usarlo come scusa per comportamenti scorretti. Siamo stati antisociali una vita: cerchiamo ora di diventare sociali e socievoli, smettendo di inquietare e di irritare chi ci circonda con la scusa che noi siamo degli alcolisti. È un Programma fatto di onestà: cer­chiamo, man mano che passano le nostre ventiquattr’ore, anche di evita­re quelle bugie che abbiamo detto nei primi tempi: “Non bevo perché ho mal di stomaco, il fegato mi fa male, ecc.”. Noi, io sono un alcolista e per­ciò non posso, per queste ventiquattr’ore, toccare l’alcol.

I nostri rapporti sociali, se siamo onesti, miglioreranno e l’esperien­za ci insegna che godremo della stima e della fiducia del mondo che ci circonda.

E poi, io sono un alcolista nel campo del mio lavoro e in questo ambiente il mio passato di alcolista potrebbe essere pericoloso, potrebbe creare difficoltà e imbarazzi. Potrebbe essere, ma non lo è, se io ho l’as­soluta onestà di ammettere che io sono un alcolista ma sto facendo tutto quello che posso per riscattare il mio turbolento passato. Se io spiego qual è la mia condotta di vita, il mio programma di vita ora che sono un alcolista anonimo recuperato. Dopotutto, l’onestà paga sempre e attrae il prossimo, la disonestà lo respinge.

Anni fa al Nord conobbi in una clinica un alcolista che viveva i suoi giorni di disintossicazione, era alla seconda ricaduta, con il terrore che il

suo datore di lavoro, al ritorno in ufficio, scoprisse il suo alcolismo.

“C’è un solo modo”, gli suggerii, “perché non lo scopra mai”.

“E qual è, qual è?” chiese ansioso.

“È unì modo semplice e sicuro: quando torni in ufficio (lavorava in una grande e famosa società) vai direttamente dal capo e gli spieghi onestamente quello che è accaduto: che sei un alcolista anonimo con un preciso e imprescindibile programma di vita”.

L’amico sobbalzò nel suo letto: “Ma allora il mio capo saprà!”. “Sì, ma non l’avrà scoperto lui”.

Ebbene, oggi l’amico è il vicepresidente di quella società. L’onestà paga sempre e il nostro è unì Programma basato sull’onestà.

Poi, io sono un alcolista nel campo della mia vita emotiva. Ora tutti noi, alcolisti e non, viviamo in un mondo stressante e carico di emozioni. Ma noi alcolisti, certamente più sensibili, non dovremmo mai dimentica­re che, appunto, siamo alcolisti e non possiamo assolutamente permet­terci di indulgere in situazioni e in burrasche emotive, soprattutto per periodi troppo lunghi. Se seguitiamo a essere scossi emotivamente, sca­teniamo dentro di noi, prima o poi, la nostra fatale compulsione. Risen­timenti, autocommiserazioni, invidia, ecc. - Quarto Passo - io posso tenerli a bada se pratico i principi connessi al fatto che “Io sono un alco­lista”. Sarà così oggi, domani, dopo, sempre; e una volta alcolista, alcolista per sempre.

E poi, ancora, io sono fisicamente un alcolista; ho il fisico di un alco­lista e dovrei cercare di evitare certe situazioni che scatenano a volte automaticamente la compulsione. Dovremmo stare attenti a non stan­carci troppo, a non metterci in condizione di sentire gli stimoli della sete e della fame. L’esperienza insegna che in queste situazioni fisiche, io alcolista ricomincio a sentire il desiderio di bere. Meglio ricordarsi prima della ricaduta che io sono un alcolista e che il mio corpo in determinate situazioni tipiche, stressanti, scatena dentro di sé la compulsione. E in generale, io alcolista, che metto il mio nome al primo posto nell’elenco delle persone a cui debbo fare ammenda, dovrei prendermi molta cura del mio fisico soprattutto nei primi mesi della mia sobrietà, facendo esercizi e seguendo i consigli del medico.

E poi, ancora, io sono un alcolista nella mia vita spirituale. E se c’è un campo della vita in cui mai dovrei dimenticarmi che sono un alcolista, è proprio quello: il mio rapporto con il Potere Superiore, il trascendente, comunque io l’intendo, il Divino, per chi crede in Dio. È nel mio approc­cio cori Lui che non posso dimenticarmi che io sono un alcolista. Noi siamo alcolisti e, se vogliamo vedere sorgere sull’orizzonte della nostra vita il sole della sobrietà e conservarlo su di noi, non possiamo non chie­dere, ogni mattina, al Potere Superiore che ci dia la forza per rimanere sobri per queste ventiquattr’ore.

Ho visto tanti alcolisti rimanere sobri per un periodo di tempo senza ricorrere quotidianamente a questa preghiera, ma non ne ho mai visto uno scivolare e ricadere dopo avere creato un suo onesto e umile rapporto con il suo Potere Superiore, dopo la sua umile preghiera quoti­diana. Io sono un alcolista, non posso dimenticarmi che sono un alcolista ora dopo ora per le mie ventiquattr’ore, perché se dimentico di chiedere al mio Potere Superiore la forza di stare lontano da quel bicchiere, se lo dimentico e lo bevo, muoio. Noi siamo alcolisti, impotenti di fronte all’al­col: punto e basta.

E, infine, io sono un alcolista nel campo dei miei rapporti con l’Associazione di cui faccio parte. Alcolisti Anonimi mi ha fatto incredibi­li doni: mi ha coperto di benedizioni, mi ha ridato la vita e la fiducia, il rispetto, l’amore della mia famiglia e del mio prossimo. E io sono infinita­mente grato ad A.A., umilmente grato ad A.A., e metto in azione la mia gratitudine perché A.A. è un programma di azione. Come? In tanti modi:

uno di questi è quello di essere, se possiamo, generosi sul piano econo­mico. Se io alcolista, che quando bevevo mi sono rovinato finanziaria­mente riducendomi in miseria, ho ritrovato attraverso A.A. una modesta tranquillità economica, un mio piccolo benessere, inimmaginabile quan­do mi trascinavo tra un ospedale e una clinica; se io ho qualche soldo in più, non dovrei diventare avaro quando passa il cestello e se posso inve­ce delle solite mille lire - cosa sono oggi mille lire? Si danno per un’ele­mosina - metterci qualche cosa in più, non sarà mai niente in confronto al miracoloso dono che in A.A. ci è stato fatto: la vita sobria. E questa gratitudine in azione servirà sempre di più ad aiutare i nostri Servizi

Generali a restituire la nostra sobrietà ad altri alcolisti che ancora vivono nella disperazione e nell’angoscia - con l’inferno dentro. Perché in A.A. è dando che si riceve: e uno dei modi di dare e restituire, soprattutto per chi non ha tempo per il Dodicesimo Passo, è anche questo.

Io sono un alcolista e cerco di portare il messaggio della buona novella in tutti i campi della vita. Noi alcolisti dovremmo dare l’esempio della nostra sobrietà usando nei vari campi, ambienti della vita, tutti i Dodici Passi, tutte le Dodici Tradizioni.

Esempio della nostra totale sobrietà: nel lavoro, nella vita sociale, familiare, spirituale, nella vita di Gruppo.

Perché continuando a dare questo esempio, quando cerchiamo di portare il messaggio, noi seguiteremo a ricevere calma, distensione, più ampia apertura mentale, pace della mente: la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare.

Io sono un alcolista. Accettandolo, io posso essere finalmente me stesso, senza deludere impossibili ideali. Per quanto strano possa sem­brare a qualcuno, e impossibile perfino da pensare quando bevevo, mi piace essere un alcolista. In realtà, io amo essere un alcolista, lo amo tanto che non cambierei questa mia condizione con nessun’altra, perché se non fossi un alcolista, io non avrei incontrato A.A., i suoi piccoli, meravigliosi, divini Dodici Passi, non avrei incontrato A.A. che è la cosa più preziosa della mia vita.

Io sono un alcolista stasera, sarò un alcolista domani e rimarrò un alcolista fino a quel giorno in cui dovrò - come tutti i mortali - lasciare questa terra.

Anche noi ce ne andremo, ma se avremo praticato in tutti i campi una vita da alcolisti e raggiunto attraverso il Programma quel minimo di equilibrio e di accettazione che noi chiamiamo serenità, noi ce ne andre­mo da alcolisti sobri, senza paura, lasciando il ricordo di quello che avre­mo donato.

Ma fondata è la speranza che ci ritroveremo tutti - noi alcolisti - nell’Eternità.

Alcolista Anonimo (1987)

Pubblicato in AA

Alcolismo, il dramma dei parenti: da Al-Anon un aiuto concreto

Fonte: Orticaweb.it

SOFFRONO COME CANI E NON SANNO DOVE SBATTERE LA TESTA

Il disperato appello dei parenti delle persone afflitte da problemi legati all’alcolismo

Sono riusciti a farmi emozionare di nuovo. Qualche giorno fa, ho ricevuto una telefonata che mi ha  riempito di gioia e, lo confesso, di soddisfazione. Mi chiamavano dalla sede di Ladispoli-Cerveteri degli Alcolisti Anonimi: “L’articolo che avete pubblicato sull’Ortica ha dato coraggio a tante persone. Ci hanno chiamato in molti. E cinque nuove persone hanno deciso di provare a iniziare il cammino con noi. Cinque nuove opportunità. Grazie a tutti voi”.

Galvanizzati da questo splendido risultato, oggi vogliamo ritornare a raccontare del mondo degli Alcolisti Anonimi, parlando però dei loro familiari, che vivono, silenziosamente, lo stesso dramma dei propri parenti. Premettiamo che, oltre agli Alcolisti Anonimi, c’è una seconda associazione, Al-Anon, che opera anche a Cerveteri e a Ladispoli. Questa accoglie i familiari degli alcolisti, e li assiste nel pesante compito di aiutare i propri congiunti a iniziare un percorso di uscita dalla dipendenza dall’alcol.

E’ inutile sottolineare quanto sia importante che un alcolista sia aiutato e sostenuto dalla propria famiglia. Un alcolista abbandonato a se stesso difficilmente avrà la forza di affrontare il demone che vive dentro la sua inseparabile bottiglia. Al-Anon  è una associazione distinta dagli Alcolisti Anonimi, ma lavora in stretta sinergia con loro. E’ praticamente sconosciuta, ma la sua importanza, come vedremo, è fondamentale.

Pubblicato in Al Anon e Ala Teen
Venerdì 23 Gennaio 2015 16:12

«Orari, chiudere prima non serve»

«Orari, chiudere prima non serve»

Forum alla Nuova sulle notti infinite di giovani e adolescenti «Non c’è bisogno di proibizionismo, ma di responsabilità»

http://lanuovaferrara.gelocal.it/

«Oggi ci si incontra a mezzanotte e si va avanti fino all’alba. È tutto il sistema che funziona così ed è sbagliato». A chiedere di accorciare le notti del divertimento, qualche giorno fa, era stato Massimo Berveglieri, il papà della ragazza rimasta ferita nell’incidente costato la vita al suo fidanzato, il dj 25enne Francesco Marzola. Sull’opportunità di anticipare la chiusura dei locali notturni, ma anche sul crescente abuso di alcol tra i più giovani, la “Nuova” ha organizzato un Forum con Michele Moretti, vicepresidente nazionale Silb (Sindacato Locali da Ballo), Matteo Musacci, presidente nazionale giovani Fipe (Federazione pubblici esercizi); Alessandro Costantini, psicoterapeuta e Alessandro Balboni, studente universitario.

La Nuova: Dal tramonto all’alba, dall’aperitivo al ritorno a tarda notte, il divertimento si è trasformato in una filiera di cui diversi soggetti si dividono i segmenti. È possibile scardinare questo sistema?

Moretti: Il mondo ormai gira 24 ore su 24, se anche chiudo alle 2 un ragazzo non va a dormire, resta attaccato a facebook fino alle 5 del mattino, il che non mi sembra più sano.

La Nuova: Però non è per strada in macchina

Moretti: Guardi che difficilmente tornerà a casa; chiudere prima significa consegnare i giovani nelle mani di un mercato abusivo senza controllo. Il proibizionismo degli orari non funziona. Al tempo stesso le assicuro che ai gestori dei locali non fa certo piacere restare in piedi fino alle 4, alle 5 del mattino. Come gestore del College e del Pomodoro-Plaza ho rilanciato la moda dell’apertura alle 20.30 con cena e musica dal vivo, ed è andata sempre bene. Ma deve essere fatto un percorso virtuoso più ampio.

Musacci: Siamo stati tra i primi, nel 2011, a firmare un accordo che oltre alla Fipe ha coinvolto i residenti, il Comune e le istituzioni. Lo scopo è proprio quello di darci delle regole, fissare le chiusure degli orari in base alla collocazione del locale, e i monitoraggi hanno dimostrato che le norme vengono largamente rispettate. E dare da bere a chi è ubriaco è un reato penale.

Pubblicato in Giovani e Alcol
Giovedì 04 Settembre 2014 15:24

Carmen: «La mia vita per sconfiggere l'alcol»

Carmen: «La mia vita per sconfiggere l'alcol»

Fonte: Lagazzettadelmezzogiorno.it 27 agosto 2014

Carmen: «La mia vita per sconfiggere l’alcol»

di LUIGIA IERACE

POTENZA - Il peso degli anni si sente in quella voce ormai più flebile, ma l’energia, la forza, la grinta per combattere le lusinghe di quel male oscuro nascosto in una bottiglia è sempre la stessa. Carmen la sua battaglia contro l’alcol l’ha vinta 35 anni fa e da allora non si è mai arresa. Con la stessa forza di volontà, nonostante il fluire degli anni, infatti, continua a combattere per quelli che che come lei un giorno si sono trovati a vivere il calvario della «Sono Carmen, sono un'alcolista, la mia storia comincia 35 anni fa». Quante volte ha raccontato la sua esperienza nel percorso con gli Alcolisti Anonimi. La Gazzetta ha voluto raccogliere la sua testimonianza proprio in concomitanza con l’iniziativa dell’Ascom, «L’altra notte» in programma stasera al Goblin’s (si vedano altri pezzi in pagina). «Ero astemia e a un tratto per motivi vari, ce ne sono sempre nella vita, mi trovai a prendere un goccio di vino bianco fresco. È cominciato così il mio calvario, perché ogni volta che avevo bisogno di rafforzare il mio carattere, ricorrevo al bere qualcosa. E man mano che andava avanti era sempre peggio, c’era la responsabilità del lavoro, la famiglia. Non volevo far capire loro quello che mi accadeva, ma soprattutto non volevo farlo capire a me stessa. Fin quando una trasmissione della Rai “L’inferno dentro” mi fece comprendere che tutto il mio malessere dipendeva dall’alcol. Quel numero di telefono, la conoscenza con gli Alcolisti Anonimi (AA) a Roma, quelle lunghe telefonate mi sono rimasse impresse nella mente e nel cuore. Da quel giorno non ho più bevuto... anche ora che sono diventata vecchietta», aggiunge con infinita dolcezza.

«Certo ho smesso di bere, ma ho anche deciso di donare a chi ha bisogno quello che avevo ricevuto da quanti mi hanno aiutato». E così intorno a un piccolo nucleo di volontari è nato il gruppo AA a Potenza e poi si è esteso in altri centri della regione. Una grande rete di solidarietà basata sull’impegno personale. L’associazione non può chiedere contributi per la propria attività.

«La mia vita - continua Carmen - è la testimonianza che è possibile venire fuori. Quante persone ce l’hanno fatta, quante famiglie si sono riunite, quanta gioia per essere riusciti a sconfiggere la malattia. Perché l’alcolismo è una malattia non un vizio», ripete con energia. «Per questo abbiamo fatto la scelta di essere anonimi, così possiamo aiutare anche chi ha vergogna, chi non è pronto. E sono tante le famiglie che continuano a nascondere il problema finché non esplode e a volte è troppo tardi. Ma la scelta di essere anonimi è anche per un senso di umiltà. Ce l’abbiamo fatta grazie a quel Potere Superiore. Lo chiamiamo così, ma per me è Dio».

Pubblicato in Le nostre storie

 

 

http://www.aa-areapiemonte.it/   Per le persone interessate i gruppi AA di Torino città

Gruppi AlcolistiAnonimi  Torino

http://www.aa-areapiemonte.it/

TO - Gruppo Fontanesi 3

Indirizzo:    Piazza Fontanesi 3

c/o Parrocchia Santa Croce TORINO TO 10153 Italia

Cellulare: +39 334 7468224 dopo le ore 18,00

Il gruppo di riunisce il venerdì alle ore 20:30

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TO - Gruppo Borgo Dora

Indirizzo:       Piazza Borgo Dora 61

c/o Sermig TORINO   TO 10152 Italia

Cellulare: +39 334 3949333 dopo le ore 18,00

Il gruppo di riunisce il lunedì e giovedì alle ore 20:45

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TO - Gruppo L'Amicizia

Indirizzo:   Via Paolo Gaidano 77 TORINO TO 10137 Italia

Cellulare: +39 334 3952518 dopo le ore 18,00

Il gruppo di riunisce il martedì e il venerdì alle ore 20:30

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TO - Gruppo La Crocetta

Informazioni sul contatto

Indirizzo:  Via Marco Polo 6 TORINO TO 10143 Italia

Cellulare: +39 334 7468162 dopo le ore 18,00

Il gruppo di riunisce il lunedì alle ore 20:30

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TO - Gruppo Punto Zero

Indirizzo: Via Baretti 4

c/o Parrocchia SS. Pietro e Paolo TORINO TO 10125 Italia

Cellulare: +39 334 7468244 dopo le ore 18,00

Il gruppo di riunisce il giovedì alle ore 20:30

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TO - Gruppo Torino Centro

Indirizzo: Via delle Orfane, 22

c/o Chiesa Sant'Agostino TORINO TO 10122 Italia

Cellulare: +39 334 7345261 dopo le ore 18,00

Il gruppo di riunisce il venerdì dalle 15:30 alle 17,30

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