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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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La Ricaduta nell’ alcolismo: fattori predisponenti, craving e modelli di prevenzione

La ricaduta in chi soffre di alcolismo sembra avere una sua storia, dei correlati psicologici, biologici e non si tratta quasi mai un evento puntiforme

Per saperne di        sostanze da parte di soggetti detossificati  è un evento comune, al punto che può essere considerata una componente costante nella storia naturale dei Disturbi da Uso di Sostanze (DUS) e del loro trattamento. I trattamenti di recupero tradizionali, concettualizzano la ricaduta come una sconfitta, un esito negativo equivalente al fallimento del trattamento.

Questa prospettiva considera il trattamento un processo dicotomico che può esitare solo o nell’astinenza completa o nella ricaduta. Al contrario diversi modelli basati su teorie sociali, cognitive e comportamentali interpretano la ricaduta come un processo transitorio, una serie di eventi che si dispiegano nel tempo. (M. E. Larimer, R.S. Palmer, G. A. Marlatt,, 1999)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la Dipendenza come “disturbo cronico e recidivante” a sottolinearne la lunga durata ed il decorso caratterizzato da periodi di remissione totale o parziale e da periodi di riprese dei comportamenti “tossicomanici”. (M. Cibin, I. Hinnenthal, E. Levarta, E. Manera, M. Nardo, V. Zavan, 2001)

Alcolismo e ricaduta

Una delle poche aree di consenso nel trattamento dell’ alcolismo riguarda l’idea che l’ alcolismo sia una condizione cronica con alto rischio di ricaduta.

Gli studi hanno riportato un tasso del 80% o più di ricadute dopo 6 mesi dal trattamento, con esiti dei singoli pazienti che si sono rivelati altamente instabili nel corso del tempo.

Per saperne di più:     http://www.stateofmind.it/2017/05/ricaduta-alcolismo/

Giovedì 23 Febbraio 2017 09:51

COME RICONOSCERE E AIUTARE UN ALCOLISTA?

COME RICONOSCERE E AIUTARE UN ALCOLISTA?

http://www.cufrad.it/news-alcologia/alcol

INTERVISTA ALLA DOTT.SSA PAOLA BIZZI, PSICHIATRA E NEUROLOGA E RESPONSABILE MEDICO DEL PROTOCOLLO DI ALCOLOGIA DELL’OSPEDALE MARIA LUIGIA

Pubblichiamo integralmente l’intervista della dott.ssa Bizzi, apparsa sul periodico Punto Blu, intervista relativa al problema dell’alcolismo, alla sua diffusione, ai danni e alle possibili strategie di prevenzione.

DOTT.SSA BIZZI, COME NEUROLOGO E PSICHIATRA, LEI È RESPONSABILE DEL REPARTO DI ALCOLOGIA DELL’OSPEDALE MARIA LUIGIA. COSA SI INTENDE QUANDO PARLIAMO DI ALCOLISMO? PUÒ FARCI UNA PANORAMICA PER CAPIRE MEGLIO QUESTO DISTURBO? CHI NE È PIÙ A RISCHIO?

Prima di tutto dobbiamo chiarire che l’alcolismo non è una cattiva abitudine, non è un vizio, ma una malattia vera e propria, anzi è purtroppo una delle principali malattie sociali dell’Occidente. Non solo, i dati ci dicono inoltre che l’alcol è la sostanza psicoattiva più utilizzata al mondo. Ovviamente non tutti i bevitori sono alcolisti, anche se spesso molti alcolisti non sanno nemmeno di esserlo. Per questo distinguiamo bevitori sociali (che quindi non hanno un problema di dipendenza con l’alcol) e alcolisti.

L’alcolismo è un disturbo cronico, recidivante, ingravescente e, talvolta, a decorso fatale. Chi abusa di alcol va incontro non solo a problemi psicosociali enormi, ma mette a serio repentaglio la salute e la sua stessa vita. Negli ultimi 50 anni è cresciuto l’interesse per i problemi alcol correlati in quanto, in alcuni paesi, i disturbi alcol correlati rappresentano il terzo problema di rilevanza sociale e sanitaria.

Nei paesi industrializzati ad esempio, dove l’uso delle sostanze alcoliche è molto elevato, la mortalità alcol correlata si trova al terzo posto tra le cause di morte, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori.

L’alcolismo è ubiquitario e vengono colpite, in modo trasversale, tutte le classi sociali. Sicuramente la maggior incidenza del disturbo si riscontra nella popolazione maschile anche se, negli ultimi anni, stiamo assistendo ad un preoccupante incremento dell’alcolismo femminile.

SAPPIAMO CHE ORMAI L’ABUSO ALCOLICO NON INTERESSA SOLAMENTE LA POPOLAZIONE ADULTA, MA FIN DA GIOVANI I RAGAZZI VENGONO A CONTATTO CON SOSTANZE ALCOLICHE E NE ABUSA IN GRANDI QUANTITÀ. COME VALUTA QUESTO FENOMENO?

Ha ragione. Purtroppo negli ultimi anni si è presentata alla nostra osservazione una nuova emergenza rappresentata dal consumo crescente di sostanze alcoliche nella popolazione giovanile, nell’età compresa fra i 15 e i 17 anni, con un incremento del consumo che riguarda tutte le sostanze alcoliche, in particolare della birra. Ma ci sono anche nuove forme di assunzione dell’alcol che sono preoccupanti. Recentemente si sta diffondendo, soprattutto tra i giovanissimi, il consumo di bevande gassate alcol addizionate, chiamate ‘alcol pops’. L’assunzione di sostanze alcoliche si concentra nelle uscite a scopo ricreativo, con modalità del binge drinking : i ragazzi assumono grandi quantità di alcolici in singole occasioni, tanto da raggiungere lo stato di ubriachezza.

L’intossicazione acuta di alcol avviene in modo più veloce per una serie di motivi: la minore esperienza a riconoscere gli effetti dell’alcol porta i giovani ad intossicarsi molto più velocemente ma non solo, la ridotta massa corporea di un giovane e un sistema metabolico per l’alcol ancora ‘immaturo’ possono provare danni ingenti.

L’uso in età precoce di alcol (detto in letteratura “early onset alcoholism”) è considerato come un fattore favorente lo sviluppo di gravi quadri psicopatologici, favorire anomalie comportamentali e deficit dello sviluppo normale del giovane. Può inoltre rappresentare il denominatore comune nei quadri di abuso di altre sostanze favorendo quindi una storia di poliabuso di sostanze stupefacenti nel futuro.

DOTTORESSA, COME POSSIAMO CAPIRE LA DIFFERENZA TRA UN BEVITORE MODERATO, CHE NON HA SVILUPPATO UN DISTURBO, E UN ALCOLISTA?

L’alcolista, secondo una definizione di Foquet, è un individuo che ha perso la libertà di astenersi dal bere, la distinzione tra un bevitore moderato e un alcolista sta proprio in questa frase. Mentre un bevitore moderato può rimanere astinente senza grosse difficoltà, un alcolista non riesce a stare bene se non consuma alcol quotidianamente. Arrivati a questo punto non è più possibile tornare indietro. Un alcolista non potrà mai più tornare a consumare alcol in modo adeguato. L’unica possibilità è l’astensione totale dall’alcol. Nei nostri programmi di riabilitazione insisto molto su questo aspetto coi pazienti perché è centrale. Un paziente alcolista deve accettare che, se vuole tornare a vivere, deve rinunciare completamente al consumo di qualsiasi sostanza alcolica.

DOTTORESSA NELLO SPECIFICO QUALI SONO I DANNI CHE UN ABUSO DI ALCOL PROVOCA NEL TEMPO?

Come sottolineato precedentemente, il paziente alcolista ha enormi problemi legati alla vita socio-relazionale. L’alcolista danneggia gravemente la sua vita lavorativa e anche relazionale. La sua patologia arriva ad interessare tutto il contesto famigliare e quindi tutta la famiglia ne soffre. Da un punto di vista organico i principali danni sono ovviamente legati all’utilizzo prolungato dell’alcol. Nel corso del tempo il quadro si aggrava progressivamente e in modo irreversibile: i danni organici si possono manifestare a carico del fegato, del pancreas, del tubo digerente, ma ci possono essere disturbi anche a carico del sistema nervoso centrale e quello periferico. Da un punto di vista cognitivo si assiste ad un calo delle performance, in particolare con disturbi dell’attenzione e della memoria a breve termine; il danno a livello cerebrale può essere tale da favorire lo sviluppo di una vera e propria demenza alcolica.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: https://www.ospedalemarialuigia.it/come-riconoscere-aiutare-un-alcolista/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

Sabato 28 Gennaio 2017 18:44

ALCOL: QUANDO SI ESAGERA?

ALCOL: QUANDO SI ESAGERA?

SE RISPONDI SÌ A QUESTE QUATTRO DOMANDE, ALLORA POTRESTI ESSERE UN ALCOLIZZATO

Una birra con gli amici, un drink in discoteca: l'alcol accompagna la vita di migliaia di persone. C'è chi decide di assumerlo responsabilmente, non superando mai il limite; c'è invece anche chi esagera e mette a dura prova il proprio fisico.  Ecco qualche domanda che dovresti porti: se rispondi 'si' alla maggior parte di esse, allora vuol dire che hai un problema con l'alcol da non sottovalutare.

Sei mai stato criticato per le tue abitudini di consumo dell'alcol?

Se vi è capitato che qualche volta, anche amichevolmente, un vostro conoscente vi ha 'rimproverato' per il vostro consumo eccessivo di alcol, allora vuol dire che dovete 'calmarvi' un po' e limitarvi.

Ti è mai capitato di bere subito dopo una sbornia? Normalmente, bere subito dopo una sbornia è qualcosa che non piace per niente. Se inviece vi è capitato, allora vuol dire che la vostra situazione è più grave del solito: provate a ridurre la dose.

Ti sei mai sentito in colpa dopo aver bevuto? Se ti fai qualche domanda sulla tua condizione, soprattutto da sobrio, vuol dire che inconsciamente sai benissimo di esagerare a volte. Se non vivete bene la vostra situazione, provate ad interrompere l'assunzione di alcol.

Hai mai pensato di smettere? Se ti capita spesso di porti questa domanda, magari dopo una serata trascorsa con amici a bere e divertirti, vuol dire che forse dovresti prendere in seria considerazione di non bere più alcol. Smetti, prima che sia troppo tardi

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

http://www.leggo.it/societa/tempo_libero/se_rispondi_si_queste_domande_vuol_dire_hai_un_problema_alcol-2142556.html

Giovedì 19 Gennaio 2017 00:13

COSA C’È IN UN BICCHIERE DI VINO?

COSA C’È IN UN BICCHIERE DI VINO? di Antonio Tomacelli

Dire che un vino è naturale non sarà legale ma nessuna legge può impedirci di approfondire l’argomento e spiegare ai consumatori, in maniera possibilmente chiara, cosa c’è nel bicchiere di vino che stanno per ingerire. E così, dopo le polemiche suscitate dagli articoli del Gambero Rosso, arrivano le prime reazioni serie dai naturali che, dal sito sorgentedelvino.it, sferrano un colpo allo stomaco con un’immagine molto efficace ma, secondo noi, un filo imprecisa. Per carità, la descrizione delle sostanze e delle pratiche di cantina dei vini convenzionali sono sostanzialmente quelle elencate, ma che tutto questo ambaradan scompaia di colpo nei vini naturali ci sembra una forzatura. Niente albumina? Niente di niente? Nell’attesa di una risposta pubblichiamo l’elenco anche in forma testuale. Quasi inutile una precisazione: tutte le sostanze sono ammesse per legge, gli unici ad avere un disciplinare “codificato” dalla legge sono i vini biologici mentre Demeter è un ente privato. I produttori di vini naturali seguono regole condivise ma non ancora disciplinate.

PRODOTTI E PROCESSI AMMESSI PER LA VINIFICAZIONE

Vini convenzionali:

Acido citrico / Acido L(+)tartarico / Acido L-ascorbico / Acido L-malico D,L malico / Acido lattico / Acido metatartarico / Acidificazione tramite elettrodialisi a membrana bipolare * / Albumina d’uovo / Anidride solforosa (SO2) / Autoarricchimento tramite evaporazione * / Autoarricchimento per osmosi inversa * / Batteri lattici / Bentonite / Bicarbonato di potassio /Bisolfito di potassio / Bisolfito di ammonio / Carbonato di calcio / Carboximetilcellulosa (CMC) / Gomma di cellulosa (CMC) / Caseinato di potassio / Caseina / Carbone enologico / Chitina-Glucano / Chitosani / Citrato di rame / Colla di pesce / Cloridrato di tiamina / Biossido di silicio (Gel di Silice) / Scorze di lieviti / Elettrodialisi * / Enzimi beta glucanasi / Fermentazione alcolica spontanea * / Pastorizzazione rapida * / Gelatine / Gomma arabica / Fosfato diammonico / Cremor di tartaro / Lieviti secchi attivi (LSA) / Lisozima / Mannoproteine dei lieviti / Proteine di origine vegetale ottenute dal frumento o dai piselli / Metabisolfito di potassio / Microfiltrazione tangenziale * / Chips di legno di quercia / Mosto concentrato / Mosto concentrato rettificato / Polivinilpolipirrolidone (PVPP) / Enzimi per l’attivazione della pectinasi / Resine scambiatrici di cationi * / Solfato di rame / Solfato di ammonio / Tannini enologici / Tartrato neutro di potassio

Vini biologici (in vigore dal 2012):

Giovedì 05 Gennaio 2017 18:59

AFFOGARE IN UN BICCHIERE

AFFOGARE IN UN BICCHIERE

http://www.interris.it/2017/01/03/109843/

In Italia 450 mila giovani sono a rischio alcolismo. Bevono per bere: a qualunque ora e senza limiti. Un modo per divertirsi e di cui andare fieri. Cominciano presto, qualcuno addirittura a 11 anni (triste record, negli altri Paesi la media è 13 anni). Tra essi ci sono anche ragazzi che studiano con risultati soddisfacenti ma che il pomeriggio e la sera vengono travolti dalla mania dello sballo.

Non comprendono i pericoli che comporta l’abuso di alcolici, compreso quello della dipendenza. Per loro ubriacarsi è un modo di sentirsi grandi, una bravata della quale vantarsi con gli amici. Tanto, dicono, “possiamo smettere quando vogliamo”. Nemmeno la legge – che vieta la vendita di vino, birra e liquori ai minorenne – sembra rappresentare un problema. Basta trovare un negoziante disonesto o trafugare le scorte di casa per aggirarla.

Per comprendere la portata del fenomeno basta addentrarsi nei quartieri della movida, come Ponte Milvio a Roma, e parlare con chi li frequenta. Una ragazza racconta che la sua amica Francesca (il nome di è di fantasia) di 18 anni è finita due volte in coma etilico. In entrambi i casi sono stati gli amici ad avvertire i genitori e a chiamare l’ambulanza che l’ha subito trasporta al pronto soccorso. Questa testimonianza sfata un altro falso mito: non sono solo i maschi ad abusare di alcolici, anche tra le teenager il fenomeno è piuttosto diffuso.

“Ci annoiamo, facciamo sempre le stesse cose alla fine farci una birra ci aiuta ad essere più allegri e la serata passa più veloce!” spiega un altro giovane, quasi a giustificarsi. Qualcuno, invece, “beve per seguire una moda e sentirsi ‘grande’ e accettato dagli altri”. Argomentazioni confermate anche dalla Società italiana di medicina dell’adolescenza, da una parte ci si alcolizza per “essere accettati dal gruppo” (nel 47,6% dei casi), mentre nel 47,5% dei casi per divertirsi.

Condotte che non tengono conto dei rischi per la salute e la sicurezza. Prendiamo il caso degli incidenti stradali; non è solo la riduzione della soglia d’attenzione provocata dai bicchieri di troppo a poter uccidere. I medici spiegano infatti che l’alcol produce effetti sul cuore e, di conseguenza, può provocare malori o svenimenti mentre si è al volante. Con possibili esiti fatali per sé e per gli altri. Il tutto peggiora se alla sbornia si aggiunge il consumo di sostanze stupefacenti come cocaina, ecstasy o le nuove “pillole” di droghe sintetiche che vanno per la maggiore fra i giovani: in questi casi il pericolo di effetti cardiaci letali possono triplicare.

Pubblicato in Giovani e Alcol

Affossato il disegno di legge su alcol e minori. Bottamedi su tutte le furie

La maggioranza ha deciso di interrompere il dibattito e di chiudere la discussione sulla proposta di legge. Le minoranze attaccano: "Grave violazione della democrazia"

http://www.ildolomiti.it/

TRENTO. La consigliera Manuela Bottamedi è su tutte le furie. “Da stamattina è ufficiale - afferma inviperita - la democrazia è morta e del problema dei minori e dell'alcol alla maggioranza di centrosinistra autonomista, interessa zero”.

Questa mattina nell'Aula del Consiglio provinciale doveva essere discusso e votato il disegno di legge sul contrasto all'abuso di alcol tra i minorenni, argomento che alla consigliera sta a cuore e che su questo ha addirittura organizzato nelle settimane scorse un seguitissimo approfondimento con esperti ed esponenti dell'alcologia dell'Azienda sanitaria.

La discussione c'è stata, perlomeno la discussione generale, ma la maggioranza prima di inoltrarsi nell'analisi del testo, e ovviamente prima di arrivare alla votazione, ha presentato un ordine del giorno che di fatto affossa la proposta di legge.

“La mia legge è stata abortita”, grida infatti Bottamedi. “La maggioranza di governo non ha voluto nemmeno che si discutesse e votasse il mio disegno di legge con bugie e motivazioni assurde, ridicole, inaccettabili”.

Solo qualche mese fa, ricorda la consigliera, “in Commissione erano tutti d'accordo, tutte le realtà che sono state audite erano favorevoli”.

Martedì 25 Ottobre 2016 10:40

Milano, caffè corretti e birre

Milano, caffè corretti e birre

http://milano.corriere.it/notizie

Un 20enne su tre fa abuso d’alcol

E il 75% degli under 34 che si ubriacano usa droghe. «Per molti il problema si trascina anche per 10 anni»

«La mia giornata iniziava con il caffè corretto grappa: uno prima di iniziare a lavorare, uno-due al lavoro, più un paio di sambuche. Compravo poi delle birre che tenevo nello zaino e che portavo al ristorante dove lavoravo. Ne bevevo 4-5 la mattina, un paio nella pausa di lavoro, altre 5-6-7 tra il pomeriggio e la sera. A casa, prima di addormentarmi, erano altre 3-4». È il racconto (documentato con una video-intervista pubblicata su Corriere.it) di uno dei pazienti in cura al Nucleo operativo di alcologia (Noa) di via Settembrini 32, il servizio di disintossicazione dell’Ats (ex Asl). Una testimonianza che rompe il silenzio della Milano dove ci sono due nuovi casi al giorno di alcolisti dichiarati. Uomini e donne, 40-50 enni, che chiedono aiuto e che spesso riconoscono il loro problema solo dopo dieci anni di abuso.

Il fenomeno preoccupa a tal punto da avere spinto le autorità sanitarie ad aprire per la prima volta la porta del Noa, con un open day organizzato per lunedì (www.ats-milano.it, telefono 02.85788257). L’obiettivo è farsi conoscere per riuscire a intercettare sempre più presto chi ha problemi con il bere, ma rifiuta l’idea di essere un alcolista. Del resto, dietro ai numero c’è un allarme sociale che non può essere ignorato: sono oltre 200 mila i milanesi che nell’ultimo anno si sono ubriacati. Il dato è preoccupante per l’alta percentuale di giovani: uno su tre sotto i 24 anni, e il numero scende solo di poco, al 24%, tra gli under 34. Con l’alcol abbinato a droghe.

Sbronze di oggi che possono trasformarsi in dipendenza nel futuro. Com’è successo al paziente intervistato, un cameriere di 43 anni: «Sono stato prima un bevitore sociale, il giovane che beve quando esce la sera e va in discoteca. Poi l’alcol è diventato un problema». Cinzia Sacchelli, alla guida del Noa di via Settembrini, non ci gira intorno: «Da un’indagine effettuata su un campione di tremila milanesi, emerge che oltre 70 mila giovani under 34 hanno consumato alcol in maniera eccessiva nell’ultimo mese e che il comportamento è nel 75% dei casi associato a un uso di sostanze psicoattive illegali (in particolare cannabis e cocaina). I dati clinici dei nostri pazienti dimostrano che il rapporto sbagliato con l’alcol inizia da giovanissimi, viene trascinato poi per anni, troppi, fino a dopo i 40. È, allora, che finalmente c’è chi si decide a chiedere aiuto».

L’uscita dal tunnel è scandita da tentazioni, rischio di ricadute e voglia di farcela. «Oggi sono esattamente 275 giorni di astinenza. Dal 19 gennaio 2016. Il motivo scatenante che mi ha portato alla decisione di smettere? Un incidente stradale dovuto all’abuso di alcol. Alla fine di ottobre del 2015 non ho preso bene una curva e sono finito addosso a un palo. Ho fatto tutto da solo. Mi è costato tre mesi di malattia, durante i quali ho continuato a bere. Ma alla fine mi sono deciso a chiedere aiuto».

Un po’ di vergogna adesso c’è: «Un alcolista non si rende conto di esserlo finché non decide di smettere». Ma c’è soprattutto l’orgoglio di avere ripreso in mano la propria vita: «Più passano i giorni più la consapevolezza di riuscire a non bere ti fortifica». Anche se le difficoltà sono quotidiane: «Quando sei alcolista il gesto del bere è una consuetudine da quando ti alzi a quando vai a letto. Per me l’alcol era una sostanza sedativa: mi aiutava a non pensare ai problemi. La tentazione di ricominciare mi è venuta. Come a tutti, è ovvio. Bisogna combatterla e vincerla. Oggi mi dicono: «Tu non puoi bere». Io rispondo: «Nessuno mi punta una pistola, io posso fare quello che voglio. Ma io non voglio bere». La strada per liberarsi dall’alcol è lunga e spesso tutta in salita: «I giorni più brutti sono stati i primi quindici-venti. Mi mancava quello che era diventato un rito della quotidianità».

Ma come arriva il coraggio per smettere di bere? Gli ex alcolisti lo sanno bene, tutto dipende solo da una cosa: “essere pronti a guardarsi dentro e riconoscersi”. Un solo gesto di compassione per se stessi, per vedere il proprio problema senza più finzioni. Accettarsi. “Solo da quel momento si può davvero pensare di ricominciare sul serio”.

http://www.newsrimini.it/2016/10/alcol-e-giovani-paura-e-coraggio/

Sguardo ingenuo e volto fanciullo, Fortunato ha 35 anni e due spalle da uomo. Un sorriso generoso che trasmette sicurezza. E’ il sorriso di chi ha smesso di avere paura. Un cenno col capo, una battuta per sciogliere il ghiaccio poi lo sguardo si fa più serio, quasi a focalizzare subito il motivo per cui ci vediamo. Non è una chiacchierata informale ma un’intervista personale. Il ragazzo ha capito bene che non si tratta solo di raccontare una storia. Pensa agli amici che ancora non ce l’hanno fatta. A tutti quelli che credono sia impossibile smettere di bere. Anche lui l’ha pensato per troppi anni. Non si giustificherebbe in altra maniera la motivazione e la dignità con cui inizia a raccontare, riuscendo a spogliarsi di qualsiasi remora e mostrando tutti i suoi fantasmi.

Nessun trauma iniziale come giustificazione. I ragazzi, anche giovanissimi, oggi iniziano a bere in uno stato di sconcertante e banale normalità. Anche per Fortunato non ci sono state attenuanti, se non quella di riempire un vuoto. L’incomprensibile senso del nulla con cui troppo spesso hanno a che fare gli adolescenti. “Ho iniziato a bere nella mia adolescenza un po come tutti, fra amici, per imitazione, per farmi accettare, illudendomi di migliorare i rapporti. Poi ho continuato a bere fino a perderli tutti”. Fortunato ripercorre velocemente con la memoria tutti i momenti in cui, con uno sguardo o una parola, ha capito di aver deluso o perso qualcuno. Uno stato di solitudine che cresce insieme all’attaccamento alla bottiglia.

Non solo amici persi ma anche lavori andati in fumo. Tanti. Troppi. La seconda possibilità che diventa terza, poi quarta, quinta e così via, quella che per tanto tempo non è mai riuscito a cogliere. “Finché non lo guardi da fuori, non ti rendi conto quanto la dipendenza dall’alcol possa condizionare la tua vita. Hai sempre l’illusione di poterla controllare, ma non mai così”.

COME SI VIVE CON CHI SOFFRE DI DIPENDENZA DA ALCOL

Molto spesso la vita dei familiari viene sconvolta e mutata radicalmente in seguito alla dipendenza da alcol di un familiare, perché molte sono le domande che toccano i singoli componenti, le quali interessano il proprio ruolo e il proprio comportamento all’interno del nucleo familiare.

 

COME DEVE VIVERE UNA PERSONA IN UNA FAMIGLIA DOVE UN COMPONENTE È DIPENDENTE DA ALCOOL?

Si tratta di una domanda alla quale fanno seguito molte risposte, le quali meritano di essere analizzate con attenzione. È importante notare che, al pari della persona dipendente, anche i familiari, i figli e i coniugi possono provare una elevata dose di sofferenza, che nei casi estremi può indurle a soffrire di problemi gravi come la depressione e altre malattie legate alla sfera psicologica, nonché a maturare patologie fisiche anche gravi.

Il primo passo da compiere si basa sicuramente sul riconoscimento della dipendenza, che deve essere certo e quindi con l’ammissione ai speciali percorsi di recupero da parte del familiare interessato. Di pari passo, la famiglia è chiamata a vincere la vergogna sociale che viene provata nei confronti della comunità, spesso poco incline ad accettare la dipendenza da sostanze alcoliche. La vergogna va quindi vinta per migliorare il benessere personale e per trovare la forza di iniziare un percorso familiare che si presuppone lungo e complesso.

Le conseguenze che l’alcolismo può avere su familiari e amici dipendono molto dal rapporto che la persona dipendente ha con i componenti della famiglia, dall’intensità dei legami affettivi e dalla distanza geografica. Vi è però un tratto comune che deve essere accettato dai familiari, ovvero che nessuno può smettere di bere al posto della persona dipendente e che quindi il senso di impotenza provato in questo caso è comune a tutte le persone che nel mondo si trovano ad affrontare questa situazione.

Proprio l’impotenza è una miccia molto forte, che può indurre i soggetti a prendere delle decisioni anche molto drastiche, quali allontanare da casa il familiare oppure scegliere la separazione o il divorzio nel caso di coniugi. Si tratta di comportamenti che ovviamente devono essere evitati per il bene della persona, perché possono diventare il motore di un crollo psicologico ancor più elevato.

All’impotenza si associa la sensazione di incredulità, perché spesso chi è dipendente da alcol non ammette idi esserlo, si tratta di meccanismo di autodifesa che permette alla persona di non rendersi conto che è diventato alcoldipendente. Tanti sono i modi per negare il problema e i familiari non possono fare altro che iniziare un percorso assieme agli specialisti per cercare di comprendere il perché delle bugie e anche per scavare sulle reali cause della dipendenza, che possono essere multiple ed eterogenee.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.alcoldipendenza.com/vivere-con-dipendente-alcol/

Lunedì 13 Giugno 2016 22:36

Cause: come si diventa alcolisti? (2)

 

Cause: come si diventa alcolisti? (2)

Come sappiamo, l’alcolismo tende attualmente ad esseee interpretato come un disturbo a genesi multifattoriale, che non ha cioè  un’unica causa, ma è piuttosto il risultato della combinazione di svariati fattori che possono essere di ordine biologico, socioculturale e psicologico.

Aspetti biologici

Notevole importanza per quanto riguarda la genesi della dipendenza alcolica è stata attribuita ai possibile effetti del patrimonio enzimatico, geneticamente determinato. In primo piano è il ruolo di enzimi direttamente implicati nella regolazione del grado di tolleranza all’alcol, come anche i sistemi deputati al metabolismo della tiamina e specifici antigeni coinvolti nello sviluppo della cirrosi epatica. Anche un basso livello di MAO piastrine è stato ipotizzato essere alla base di una predisposizione genetica all’alcolismo. A riscontro però di un’accertata familiarità nei casi di alcolismo, il rischio di svilupparlo, se si hanno congiunti che ne soffrono o ne hanno sofferto, è 4-5 volte maggiore rispetto alla popolazione generale, non c’è chiarezza sull’eventuale tipo di trasmissione genetica e su cosa venga trasmesso. Che esiste però una qualche forma di predisposizione genetica è stato confermato dagli studi sui gemelli monozigoti (individui che hanno lo stesso patrimonio genetico) e dizigoti (gemelli che hanno un diverso patrimonio genetico).  In presenza di un gemello alcolista, la possibilità che lo sia anche l’altro è del 50-60% per i monozigoti e del 25% dei dizigoti. Oltre a ciò i bambini che hanno un genitore biologico alcol-dipendente, anche se adottati da una famiglia che non presenta alcol-dipendenza, nel corso dello sviluppo corrono il rischio di diventare alcolisti in misura di 5-6 volte maggiore rispetto ai bambini che non hanno questa discendenza biologica.

Aspetti socioculturali

Gli aspetti socioculturali possono poi favorire o meno l’emersione delle predisposizioni genetiche sopra descritte.

Un orientamento della psicopatologia vede l’alcolismo infatti fortemente condizionato da fattori culturali. Per esempio, nell’ortodossia giudaica l’uso rituale dell’alcol ha contribuito a prevenire lì alcolismo in questo gruppo etnico, a differenza della società irlandese dove il bere non è sottoposto ad alcuna formalizzazione culturale. Sarebbero poi le società cosiddette “ansiogene”, vedi la nostra occidentale fortemente caratterizzata dall’individualismo e dalla competizione, quelle più a rischio riguardo la possibilità di sviluppare fenomeni di alcol-dipendenza, in quanto l’alcol può svolgere una funzione di compenso nel senso di aiutare il soggetto a gestire l’ansia generata dalla struttura sociale. Ma l’alcolismo non risparmia neanche altri tipi di società, vedi ad es. le società nomadi, in virtù dell’insicurezza e delle fragilità legate all’instabilità del territorio e al reperimento delle risorse.

Aspetti psicologici

Nel tentativo di rintracciare i fattori psicologici individuali che, interagendo con quelli biologici e socioculturali, predispongono a sviluppare comportamenti di dipendenza da sostanze, alcuni autori hanno sottolineato il ruolo dei tratti di personalità.

Il bere problematico sembra più diffuso tra soggetti caratterizzati da impulsività, instabilità affettiva e dell’identità, sentimenti cronici di vuoto, reazioni intense tese ad evitare abbandoni reali o immaginari, tendenze autolesionistiche (personalità di tipo borderline).

È stata poi descritta una specifica struttura di personalità caratterizzata da atteggiamenti di distacco e di isolamento, vissuti depressivi e tratti di dipendenza, i immaturità sessuale e di aggressività. (Zwerling e Rosenbaum).

Caratteristiche di personalità come l’immaturità, i sentimenti di inadeguatezza, il bisogno di dipendenza e l’incapacità di instaurare validi rapporti interpersonali sono state ricondotte ad una relazione disturbata con le figure genitoriali secondo questo schema: madre iperprotettiva, padre severo, contraddittorio o assente.

Considerando però che l’assunzione cronica di alcolici produce un appiattimento della vita affettivo-volitiva e cognitiva, rimane naturalmente aperto il problema in quale misura questi tratti di personalità siano conseguenza dell’abuso alcolico o preesistano ad esso. Se questa incertezza può riguardare gli alcolisti in essere non ha ragione d’essere per quelle persone che tale rapporto disturbato l’hanno risolto ormai da molti anni e di cui non si può pensare che le caratteristiche fondamentali della personalità risentano ormai dell’esperienza alcolica. Secondo la nostra osservazione clinica, sviluppata nel corso degli anni, quando queste persone giungono il terapia, motivate da altro ordine di problemi, è possibile, in effetti riscontrare l’esistenza di una personalità di base che presenta molti di quei tratti che i diversi autori hanno via via sottointeso.

Fra i disturbi quelli dello spettro ansioso e di quello depressivo, possono predisporre all’abuso di alcol. Un certo numero di persone agorafobiche o fobico sociali ricorrono all’alcol nel tentativo di padroneggiare l’ansia connessa alle situazioni per loro stressanti (esposizioni in pubblico, cene, luoghi affollati, ecc.).

Per quanto riguarda poi il noto rapporto di causa-effetto che c’è tra l’alcol e stati depressivi occorre precisare che se in genere l’alcol viene usato per allontanare umori depressivi che ritornano solo “la mattina dopo”, in alcune persone invece può far emergere uno stato depressivo sottostante.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

http://www.psicoterapiarca.it/157_0/alcolismo.ashx

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

 

 

 

 

 

 

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