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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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Lunedì 25 Ottobre 2010 17:28

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Scritto da alaska
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Ad Esempio un articolo che tratta delle giovani donne che bevono ed hanno danni di salute dovrebbero avere questi tag:

donne, giovani, danni fisici.

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Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Sabato 31 Gennaio 2009 15:51

Giovani e AA - Discussione del 2003 su GruppiMsn

Scritto da Tito
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Da: alaska_69_ (Messaggio originale)Inviato: 09/09/2003
Ciao a tutti. Ieri in AA si parlava del fatto che arrivano pochi nuovi e che i giovani vengono, sentono e scappano. Io e altri giovani (30/35) discutevamo di quanto ci sentiamo in dovere di aiutare i ragazzi giovani (20/25). E emerso questo: AA così com'è non è molto adatta alla nostra idea per fare prevenzione. Ad un ragazzo/ragazzino di 20 anni non si può neanche pensare di digli che non può bere mei più. Noi non possiamo bere più perchè abbiamo oltrepassato una certa linea. Ma uno di 20 anni può cambiare la sua vita stessa. E' ancora un foglio bianco o quasi e potrà essere ciò che riuscirà a diventare. Insomma, ci piacerebbe seguire ragazzi che desiderano essere illuminati su che cosa è in realtà il loro bere/coca/canne/pastiglie troppo. Se poi il giovane non si riesce in nessun modo a controllare/ridurre ecc. lo si aiuta a fare la cosa giusta: NON BERE PIU'. Non è giusto aspettare che uno arriva come me a 30 anni con la vita distrutta. Si può fare qualcosa prima ed E' UN MIO DOVERE. Voi che ne dite?

Risposta Da: Sergio - Inviato: 09/09/2003 17.57
Ciao Alaska alcune volte se ne parla anche al gruppo che frequento io,di gente che viene ,ascolta e scappa,oppure dei pochi nuovi che arrivano,ben sapendo e vedendo qual'è la realtà fuori dalle mura del gruppo.So che altri frequentano altre associazioni. In AA(ma questo senza nessuna critica)dicono:le altre associazioni prendono dei contributi,hanno dei finanziamenti,ma questa è un altra cosa.Io penso solo come posso aiutare un altro alcolista,o un potenziale alcolista.Ogni associazione ha i suoi pregi e i suoi difetti,come tutte le persone che la compongono,e malgrado loro"i capi o quelli che si ritengono tali"dicano di no,io vedo un certo antagonismo tra le due associazioni. Che A.A. cosi com'è non sia adatta alla nostra idea di fare prevenzione,su questo penso che molti di loro avrebbero molto da ridire su questo,ma a ognuno le sue idee. Certo a volte uno ha delle aspettative maggiori da parte delle associazioni,ma bisogna ricordarsi che noi stessi facciamo parte delle stesse,certo se vai contro loro vieni trattato come un eretico,uno che vuol disfare il buono che c'è.Penso che il programma di AA e non solo quello andrebbe rinnovato,è troppo datato (ma questa è solo una mia opinione).I gruppi on line (spero si dica così)sono avversati,il motivo?Non sono controllabili da chi si è eletto o si crede un Capo,poi non portano soldi in cassa. Certo una maggiore informazione per i giovani sarebbe auspicabile,per prevenzione,ma dalle istituzioni preposte a ciò.Trovo ci sia poco al riguardo,anzi penso che demandino la questione ai produttori di vini e altri alcolici,i quali ti dicono che modiche quantità non fanno male,che non devi esagerare,ma non ti spiegano come si diventa dipendenti e quale sia la quantità che ti occorre per diventarlo,che è poi una cosa che varia da persona a persona. Fare informazione,vedo che non lo fa chi ha grandi mezzi di comunicazione e questo mi rattrista,perchè io ho transitato per questo inferno e ne sono uscito ,per ora,domani si vedrà,ma quanti sono morti solo per disinformazione.Mi si potrebbe obiettare molte cose,anche vere,che se proprio vuoi l'informazione te la cerchi o qualcuno te la trova,FACILE VERO. Io, ricordo solo che a chi mi diceva che forse bevevo troppo,rispondevo con un "fatti gli affari tuoi" e questo fino ai 27 anni,dopo no rispondevo nemmeno,più semplicemente ci bevevo sopra,e questo non perchè non volessi rispondere"non ne ero in grado".Allora non esistevano gruppi o altre associazioni,ne venni fuori con un ricovero. Come dici tu è vero,non è giusto aspettare che uno si distrugga la vita per aiutarlo. Possiamo fare qualcosa?Non è solo un nostro dovere ,sarebbe un dovere della società.Noi siamo i testimoni di quel che succede a distruggersi con l'alcol, ma anche quelli che possono dire: NE PUOI USCIRE,Noi c'è l'abbiamo fatta Io ci sono ,ma che fare? A presto caro amico da Sergio sobrio e sereno.

Ultima modifica Sabato 15 Novembre 2014 13:26
Lunedì 02 Febbraio 2009 12:33

per non annegare in un bicchiere

Scritto da Tito
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Da: TONI_AAA (Messaggio originale) Inviato: 22/01/2008 1.17 consumi Il 17 per cento di chi beve è a rischio di dipendenza. E 5 milioni di italiani hanno già superato la soglia di pericolo. Ecco come uscire dall’emergenza. L’alcol provoca in Italia 25 mila decessi l’anno, dovuti a malattie come cirrosi e tumori. Un numero cui bisogna aggiungere i 2 mila morti in incidenti del sabato sera, per guida in stato di ubriachezza. Non basta, il 20 per cento degli adolescenti, già a 13-15 anni, beve una volta alla settimana imitando il modello inglese del «binge drinking»: bere sei o più bevande alcoliche in un’unica occasione, con conseguenze pesanti. «Sono dati che ci costringono a pensare a interventi urgenti» dice Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità. «Ciò che allarma di più è che il fenomeno giovanile del binge drinking sta prendendo piede anche tra gli adulti». Quanti sono gli alcolisti? «In Italia 35 milioni di adulti, l’81,1 degli uomini e il 56,4 delle donne, consumano alcol. La maggior parte beve uno-due bicchieri ai pasti, ma circa il 17 per cento dei consumatori è da considerarsi a rischio» calcola Scafato. «E 5 milioni di loro avrebbero bisogno di un intervento di prevenzione, cura o riabilitazione». «Attraverso un’abile operazione di marketing, l’industria dell’alcol sposta fasce di consumatori a rischio in una categoria che definiamo a consumo dannoso» continua Scafato. L’alcol viene spesso associato a immagini che richiamano il successo. «È una droga accettata in società. Ma quando si diventa alcolisti? Dopo 1 mese o 1 anno in cui si beve ogni giorno più del dovuto? Il limite è impossibile da stabilire. E quando si capisce di avere un problema, spesso è tardi» avverte Anna S. di Alcolisti anonimi. I metodi per smettere sono forniti sia dalle strutture del Servizio sanitario sia dai privati, oltre che dai volontari di Alcolisti anonimi e dell’Aicat (Associazione italiana alcolisti in trattamento). Gli alcolisti in cura presso i Sert (servizio per le tossicodipendenze e l’alcolismo) dal 1996 al 2005 sono passati da 21 mila a 57 mila. Ma si può uscire dal tunnel dell’alcol anche dopo 20 anni. «L’alcolista fatica a rivolgersi ai centri medici perché il suo viene considerato un vizio» si rammarica Giovanni Addolorato, specialista in medicina interna all’Università Cattolica di Roma. «Nel nostro ambulatorio per l’alcoldipendenza vediamo ogni anno centinaia di persone che non riescono da sole a liberarsi dal problema». I maggiori successi contro l’alcol, secondo il farmacologo Gianluigi Gessa, presidente della rivista Medicina delle tossicodipendenze, si ottengono associando la terapia farmacologica a quella psicologica. Ma in Italia le cure sono differenziate. «Il Sud somministra facilmente la terapia psicologica ma è sprovvisto dei centri per quella farmacologica, al Nord è il contrario» rileva Scafato. Il farmaco più usato è il disulfiram: «Quando il paziente, disobbedendo al terapeuta, beve alcol, il farmaco provoca una sensazione angosciante. È una sostanza che riflette una concezione moralistica del bevitore, giudicato un vizioso da punire con una terapia avversiva» commenta Gessa. Esistono altri principi attivi in grado di sopprimere la compulsione del bere senza reazioni avverse: il naltrexone, l’acamprosato, il topiramato e il Ghb. «Ma sono utilizzabili solo in pazienti non epatopatici, mentre il fegato dell’alcolista è facilmente compromesso. E non sono efficaci su tutti» nota Addolorato. Ricerche all’Università e al Cnr di Cagliari e alla Cattolica di Roma hanno portato alla scoperta di una nuova sostanza, il baclofen. Dopo i primi studi clinici, il gruppo di Addolorato è passato ai test su 148 pazienzi con danni epatici da alcol. «Abbiamo dato a metà dei volontari il farmaco, all’altra metà il placebo. Abbiamo valutato la durata dell’astinenza, con risultati incoraggianti: il 70 per cento, dopo 6 mesi, non aveva ripreso a bere» spiega Addolorato. La novità, ricorda Lorenzo Leggio, coautore della ricerca (apparsa su Lancet), è che questa sostanza, essendo metabolizzata dai reni, è innocua per il fegato. Chi è alcoldipendente è a rischio di ricaduta per tutta la vita. «Per questo dopo la cura farmacologica, cui affianchiamo una terapia psicologica individuale, mandiamo i pazienti dagli Alcolisti anonimi, e li rivediamo per controlli periodici» aggiunge Addolorato. Anna S., una ragazza intelligente, non aveva particolari problemi, «tranne il rapporto conflittuale con mio padre» racconta. «Nulla di ciò che fa cevo poteva compiacerlo. Se arrivavo seconda alla gara di sci mi diceva che avevo fatto la metà del mio dovere, lo stesso succedeva per i risultati scolastici. Un senso di inadeguatezza che ho provato a colmare con i superalcolici». Secondo gli Alcolisti anonimi, esisterebbe una caratteristica comune agli alcolisti che li renderebbe incapaci di resistere alla tentazione di bere. «Se una persona che non soffre di questa malattia beve alcol, non diventa alcolista, mentre a un alcolista basta un goccio per ricaderci» ritiene Anna. Di parere contrario è Francesca Cesati, terapista che in Italia applica il metodo Easy way to control alcol, nato in Gran Bretagna e poi diffusosi in molti altri paesi. «Se la tossicodipendenza avesse basi genetiche, non sarebbe possibile guarire, come invece succede spesso» dice. Il metodo nasce per la disassuefazione dal fumo (dal libro Easy way to stop smoking di Allen Carr). Il principio è lo stesso: «L’alcolista, come il fumatore, non è consapevole del tranello in cui è caduto. Se attraverso un processo di conoscenza, il libro o il terapista, riesce ad aprire gli occhi, avrà l’urgenza di uscire dalla prigione in cui si è rinchiuso» spiega Cesati. Marco T. è un cuoco milanese uscito dalla dipendenza dall’alcol grazie a questo tipo di terapia. Dopo la chiusura delle cucine intratteneva gli ospiti bevendo vino con loro «e poi grappa tirando fino a tardi. La mattina un cerchio alla testa mi impediva di lavorare. Qualcuno mi disse che con un goccetto passava la sbornia della sera prima. Così sono finito a fare colazione con la birra. Avevo perso lavoro, ragazza, amici, e la bottiglia era sempre lì. Liberarmene è stata una rinascita» racconta. «È un metodo che può servire ad aumentare la consapevolezza di chi è in fase iniziale, quando il consumo è un bere a rischio» commenta Scafato. «Più difficile che riesca a convincere un alcolista, cui serve un approccio medico». Gli Alcolisti anonimi (www.alcolisti-anonimi.it 06.6636620) e i volontari dell’Aicat sono un esempio della possibilità di farcela. Attraverso il programma «dei 12 passi» insegnano a cambiare stile di vita. Nel corso delle riunioni si affrontano temi come onestà, solidarietà, coerenza. «Si ascolta in silenzio ciò che gli altri hanno da dire sul tema. Il confronto è possibile attraverso il dialogo individuale con lo sponsor, ossia un membro di A.A. che ha già fatto esperienza del programma». Si impara ad accettare con serenità ciò che non si può cambiare, e a cambiare con coraggio quello che c’è di «sbagliato» in ognuno di noi. Lo dice Anna durante la riunione: «Sono Anna, sono alcolista, non bevo da 18 anni...». KAREN RUBIN
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 17 Agosto 2011 20:25

Ferie finite

Scritto da Tito
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Un saluto a tutti,son tornato da tre splendide settimane in Croazia. Tito

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 04 Settembre 2014 15:32

La mia storia inizia con la parola alcol...

Scritto da Tito
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La mia storia inizia con la parola alcol...

Fonte: www.cufrad.it

Ho 43 anni ed ho tre figli di 23, 17 e di 5 anni. All'età di 18 anni ho iniziato a bere... Diventai mamma all'età di 19 anni... e conobbi la tristezza, la depressione, la solitudine, le botte... e il mio nemico più grande...

Mi chiamo B. e sono della provincia di Campobasso.

Vorrei parlare brevemente della mia storia che non inizia con: "C'era una volta", ma comincia con la parola "alcool".

Ho 43 anni e sono madre di 3 stupendi fanciulli, una di 23 anni, un altro di 17 e l'ultimo di 5 anni.

All'età di 18 anni, stando tra amici, ho preso tra le mie mani il "famoso" primo bicchiere; era uno solo, ma ricordo come fosse ieri, mi stese subito, essendo all'epoca totalmente astemia.

Dopo un po' di mesi conobbi un ragazzo poco più grande di me che dopo poco divenne mio marito.

Diventai mamma all'età di 19 anni, troppo pochi per me per affrontare quello che mi si prospettava davanti.

Il mio calvario iniziò proprio dopo il matrimonio, conobbi la tristezza, la depressione, la solitudine, le botte... e il mio nemico più grande: l'alcool!

Mio marito beveva ogni sera ed io, piano piano, gli facevo compagnia emulando ogni suo gesto.

Ma con quel nemico lì, ci si scherza ben poco, così giorno dopo giorno per me bere era diventato quasi un gioco, mi sentivo disinibita, pronta ad affrontare tutti i problemi che la vita ci riserva..

Non mi rendevo ancora conto però con quale sostanza avevo a che fare.

Una sera, ubriaca, presi la macchina e andai a sbattere contro un palo della luce, arrivò il 118 e mi ricoverano in psichiatria per la prima volta... la prima di una lunga serie.

Da allora la mia vita è diventata ingestibile, assurda, tutto ruotava dietro a quel maledetto alcool che lentamente mi ha tolto tutto ciò che di bello e gioioso avevo: ho perso la mia famiglia, i miei genitori non mi parlano più, ho perso mio fratello e il mio matrimonio è andato a pezzi; soprattutto mi ha tolto quello che avevo di più caro e cioè i miei figli, sui quali il giudice mi ha sospeso la genitorialità.

Non posso dimenticare la voce del mio bimbo più piccolo che mi diceva sempre: "Quanto sei bella mamma, sei la più bella del mondo e io ti voglio tanto bene"...ora quella voce non la sento più.

Quello che voglio gridare a tutti, è che non bisogna pensare che l'alcol sia innocuo e gestibile, perchè non è così; è una sostanza subdola che ti distrugge tutto ciò che hai, ti toglie la dignità, l'autostima, l'ottimismo... io la paragono ad un pugile: non voglio salire più sul ring e farmi prendere a pugni da questo avversario fortissimo.

Voglio imparare ad affrontare i problemi della vita senza questa maledetta "stampella", voglio imparare a socializzare senza dover bere per forza un bicchiere di vino, voglio imparare a stare bene con me stessa senza cercare quel compagno chiamato alcol che immediatamente dopo mi fa sentire ancora più sola.

Sarà dura, sarà una guerra da combattere giorno per giorno.

Da qualche mese, seppur con mille difficoltà, sto affrontando tutto questo al CUFRAD, perchè ho deciso che ora, questa guerra, la voglio vincere io!.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Sabato 07 Febbraio 2009 12:53

Lettera a quelli che...........

Scritto da Tito
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Lettera a quelli che...........  (Messaggio originale) Inviato: 21/07/2005 10.26 Che si sentono così attaccati alle poltrone di AA, che hanno il coraggio di definirsi servitori, poi sfruttano la loro posizione che si preoccupano più del recupero degli altri,che non del proprio che tengono tutto dentro le mura,ma di tutte le stanze di A.A., che due pensieri nella loro mente per uscire devono fare manovra, che pensano che anche un asino possa diventare un cavallo da corsa, che si sentono maestrini…ma non sanno cosè il terzo legato dopo anni di A.A. che hanno paura dei gruppi su internet che si sentono in competizione con altre associazioni similari e ne hanno paura che vivono solo per A.A., non seguendo invece il programma di A.A. che dicono i gruppi sono la base,sono tutto,ma poi non ascoltano nessuno che dicono ,ci dimettiamo….ma sono sempre lì che dicono……...che dicono…….. potrei proseguire per molto ……..ma servirebbe? servirebbe che questa gente avesse veramente la mente aperta,che non si chiudesse a riccio, per paura di perdere un potere effimero che loro stessi si sono dati...... è vero non basta smettere di bere. Non una polemica ma una constatazione,un pò di chiarezza. Non fate altri danni,tutti possono sbagliare,ma non esagerate. Buone 24 ore a tutti

Ultima modifica Giovedì 01 Gennaio 2015 11:55
Giovedì 05 Febbraio 2009 00:04

Sobrietà o Astinenza - non bevo da 6 anni 11 mesi 12 giorni

Scritto da Tito
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Ciao a Tutti.
Mi stò avvicinando al settimo anno senza bere e credo di poter rispondere alla domanda: C'è differenza tra sobrietà ed astinenza? All'inizio del percorso dicevo agli amici alcolisti : "Da quando sono sobrio......." e loro puntualmente mi ammonivano amorevolmente dicendomi: "Guarda ke nn 6 sobrio. 6 astinente". Ed io non capivo. Facevo fatica a nn bere. Facevo fatica a continuare il percorso in salita del nn bere. Poi passano gli anni. I primi tempi avevo la voglia di bere ke mi usciva dalle unghie. Il non bere io lo vedevo kome la peggiore crudeltà mai fatta dalla civiltà umana. Non bevevo ma soffrivo. Non c'èra niente che mi divertiva. Come direbbe Celentano: "Era tutto lento". Bere era Rock. Era tutto palloso. E GLI AMICI MI DICEVANO SORRIDENDO FELICI E CALMI "TIENI DURO E VEDRAI KE STARAI BENISSIMO" Poi passano gli anni. L'alcol non faceva + così paura. Posso bere e posso non bere. Ma nn bevendo vacevo, costruivo, sistemavo,risolvevo,maturavo,diventavo saggio,mi calmavo,risparmiavo. Tutto ad un tratto mi accorsi di avere conquistato una cosa di cui nn conoscevo il vero significato. DIGNITA'. Le persone intorno a me cambiarono atteggiamento. mi usavano, si fidavano, pretendevano, volevano, fare l'amore veramente. Alcune cose erano cambiate: Dormire sano, Ke bella la spiaggia con gli ombrelloni a fare le parole crociate con il ventiocello e la fidanzata senza essere ubriachi. Poi passano gli anni. CREDO DI AVERE SUPERATO UN ANNO DI SEGUITO SENZA AVER AVUTO VOGLIA DI BERE SERIA.
Alaska. 6 anni 11 mesi 12 giorni. iuuuu UUUUUUUU !!!
Ultima modifica Venerdì 20 Febbraio 2009 14:37
Lunedì 02 Febbraio 2009 12:48

Alcolismo e RM

Scritto da Tito
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Da: Willymatt3 (Messaggio originale) Inviato: 18/10/2007 11.06 Vi seguo quasi da un anno. Non sono un alcolista nè ex alcolista ( astemio per mia disgrazia!). Ecco perchè non sono mai intervenuto , ma sono amico carissimo di diversi alcolisti .Se oggi intervengo ( sono radiologo e con contatti con colleghi americani con i quali ho collaborato a Boston quache anno fa) è per riferire nel mio campo qualcosa forse di utile...Intervengo solo per riferire gli studi anatomo patologici fatti per mezzo della risonanza magnetica...VEDERE cosa accade nel cervello ed i danni che si provocano ho constatato che è un formidabile deterrente!. Dopo una disintossicazione si ritorna perfettamente "normali" e forse anche genialoidi , ma quando si VEDE cosa stiamo combinando a livello di neurofisiologia ..le cose cambiano. Ecco uno degli studi più antichi (2003) confermati successivamente. Perdita di memoria associata all’alcolismo A cura de Il Pensiero Scientifico Editore 23/12/2003 La notizia. Anomalie nella zona dell’ippocampo svolgono un ruolo importante nella demenza associata all’alcolismo nota come sindrome di Korsakoff. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulle pagine della rivista specializzata Neurology. Approfondimento. Detta anche “psicosi polineuritica” è una sindrome descritta comunemente negli stadi più avanzati dell’alcolismo, ma anche in alcuni casi di encefalite e di neoplasie cerebrali. I sintomi più caratteristici sono rappresentati da deficit della memoria e da alterazioni di diverso grado dello stato di coscienza accompagnati a confabulazioni e, a volte, a deliri notturni, oltre a perdita della memoria a breve termine e incapacità di ritenere nuove nozioni. Questo disturbo si manifesta con maggiore gravità negli alcolisti cronici piuttosto che in anziani che hanno appena iniziato a bere. Nell’arco di due anni comunque i sintomi diventano uguali sia per gli alcolisti da sempre, che per gli anziani che hanno iniziato a bere recentemente. La ricostruzione delle cellule cerebrali per i nuovi bevitori può tuttavia iniziare dopo tre settimane di astinenza dall’alcool. Lo studio. I ricercatori hanno eseguito una risonanza magnetica a cinque pazienti con sindrome di Korsakoff, a 20 con Alzheimer (che presentano anomalie simili a quelle dei primi pazienti) e a 36 soggetti sani. Lo studio ha rivelato che la dimensione della zona deteriorata dell’ippocampo dei pazienti con sindrome di Korsakoff è direttamente proporzionale alla perdita di memoria. Una correlazione simile è stata riscontrata anche per i pazienti con Alzheimer. Commenti. “La consapevolezza di somiglianze radiologiche e cliniche tra pazienti con Alzheimer e pazienti con sindrome di Korsakoff è di particolare importanza nella diagnosi di questi disturbi”, ha commentato Edith Sullivan, autore dello studio presso la Stanford University School of Medicine. Secondo i ricercatori “la natura del deterioramento della memoria in queste patologie è la stessa, sebbene i due tipi di disturbi abbiano caratteristiche globali diverse”. Bibliografia. Sullivan EV, Marsh L. Hippocampal volume deficits in alcoholic Korsakoff’s syndrome Neurology 2003;61: 1716-9. Penso che avere dinanzi agli OCCHI non uno stato psichico ( per fortuna reversibile in molti casi ) ma un pezzetto di cervello che va in malora fino a diventare un Alzheimer equivalga al deterrente che fa smettere di fumare dopo un infarto od un ictus o ad una neuropatia periferica ( M. di Reinault) da fumo e spesso anche da alcol!!. Willymatt..
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Quando me ne resi conto, i danni erano ormai fatti...ero intrappolata nell'alcol che comandava lui ogni cosa...

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Quando me ne resi conto, i danni erano ormai fatti e, impaurita da ogni cosa, continuai ad aiutare la mia fine mentale: non ragionavo più con il mio cervello, ero intrappolata nell'alcol che comandava lui ogni cosa ...

Quando penso alla passata esperienza di alcolista non posso non provare sdegno, vergogna e moltissimo rimorso per i miei famigliari (soprattutto mia madre), per le sofferenze che hanno sopportato a causa del mio essere poco riflessiva ed in modo esagerato egoista.

Ero convinta di non fare del male a nessuno perchè li amavo e li rispettavo molto; non mi rendevo neppure conto di uccidere me stessa forse in modo definitivo.

Magari è ciò che volevo: chiudere la porta su una vita che mi appariva ad un tratto troppo piena di angoscia, sofferenza a causa dei lutti che man mano mi colpivano lasciandomi alla fine completamente sola e fisicamente distrutta.

Quando me ne resi conto, i danni erano ormai fatti e, impaurita da ogni cosa, continuai ad aiutare la mia fine mentale: non ragionavo più con il mio cervello, ero intrappolata nell'alcol, comandava lui ogni cosa.

Infine anche la salute fisica ne risentì abbondantemente.

Cominciai ad avvertire problemi di deambulazione, dovetti camminare con il bastone e non riuscivo più a salire sui mezzi pubblici.

Ultimamente mi trascinavo con due bastoni ma non riuscivo neppure a portarmi a casa una piccola spesa.

Mi trovai a dovermi far consegnare tutto a casa, anche se bevevo come un'ossessa, consumavo pochissimo cibo ed in più il male alle ossa, di cui gia pativo, si aggravò in modo allarmante.

Persi il lavoro e quello fu il problema definitivo.

L'unica fortuna che avevo consisteva nel mio medico di base, che senz'altro aveva capito prima delle mie descrizioni come ero ridotta.

Mi inviò da un suo amico e collega psichiatra che lavorava per il Ser.T.. Da lui andai diverse volte e in quelle occasioni conobbi gente anche più mal messa di me. Però spostandomi in taxi spendevo i pochi risparmi che i miei avevano messo da parte con tanta fatica.

Dopo un po' mi indicarono la comunità, ma io timidissima quanto testona non ne volevo sentir parlare.

Tuttavia visitai il CUFRAD, poco convinta ed alquanto contrariata per via del mio carattere solitario, e mi ha fatto una buona impressione. Così dopo 15 giorni di riflessione decisi di intraprendere un percorso terapeutico.

Ad oggi mi trovo qui e sto bene, convivo con altre persone e facciamo degli incontri con psicologi, medici, operatori sulle varie cause delle nostre abitudini sbagliate e sugli stili di vita malsani.

L'importante è capire i nostri sbagli ed i motivi che li hanno causati.

Io personalmente devo mantenere la fiducia e la convinzione di quando ero sana e trovare la forza di volontà e l'amore per le piccole cose che addolciscono la vita.

Finchè avrò forza e fiato cercherò di proseguire il percorso attuale.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Lunedì 02 Febbraio 2009 12:52

riflessioni

Scritto da Tito
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Da: frankylibero (Messaggio originale) Inviato: 31/08/2007 21.38 ciao a tutti ho allegato una mia riflessione di alcolista anonimo.se qualcuno vuole mettersi in contatto con me,sarei felice di condividere la ricerca del astinenza dal alcol e della serenità. mi potete contattare in messengers Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. grazie e serene 24 ore --------------------------------------o-------------------------------o-----------------------------o------------------------o----------------------o------ Ciao a tutti,sono francesco alcolista In questi giorni la mia serenità ha subito un arresto. Non dal punto di vista alcolico ma piuttosto mentale. Faccio parte di alcolisti anonimi e in quanto tale,il mio scopo non è solo quello di aver smesso di bere continuare nel astinenza alcolica,quanto quello di trovare un equilibrio emotivo,la cui mancanza è una concausa della mia passata dipendenza. La mia filosofia si può sintetizzare nella nostra preghiera:”signore concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,il coraggio di cambiare quelle che posso,la saggezza di distinguere la differenza”. La causa del mio malessere è dovuto a un attrito sul concetto di libertà di opinione. Nel sito dove abitualmente scrivo,sono stato più volte,in modo più o meno evidente,censurato,fino alla scomparsa totale di una mia risposta. Non credo di aver fatto polemiche ,ma critiche costruttive e sempre in difesa della libertà di pensiero. Dato che in alcolisti anonimi la libertà è un diritto,basta non insultare,mancare alla dignità della persona,pensare secondo le linee guida di alcolisti anonimi. Tutto è accettato se non condiviso. e mai giudicato. Mi sono accorto che sono impotente di fronte a questa roccia che è il potere esecutivo del sito,e che non posso cambiare nulla. Per il mio benessere accetto ciò che non posso cambiare,e quindi non scrivo piu su questo sito. Però mi chiedo,può un sito che parla in nome di alcolisti anonimi,comportarsi in modo diverso dalle regole?se non posso cambiare ,lo affido al potere superiore. Se qualcuno ha delle risposte ,sono ovviamente ben accette. Serene 24 ore Francesco alcolista Si ricorda il segreto del anonimato,grazie
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Sabato 07 Febbraio 2009 01:21

datemi la panacea

Scritto da Tito
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Da: bush2270 (Messaggio originale) Inviato: 02/09/2006 7.53

Aiuto aiuto aiuto. Questo è il grido con cui mi sono svegliato questa mattina. Ma dopo mezz’ora già dicevo non ne ho bisogno …….posso dominare la bestia. Forse qualcuno si ricorda di me sono il bush (ex)-guerriero che cercava infos un po’ di tempo fa.. Da allora, in realtà un po’ dopo, (per la cronaca il 14/5) non avevo più bevuto, mi ero disintossicato, avevo passato la crisi di astinenza (chiedo scusa ad amici e colleghi che hanno dovuto sopportare le mie ire ingiustificate) ecc. ecc. il tutto anche grazie al fatto che quasi giornalmente (anche se non scrivevo) leggevo i vostri post e da loro prendevo la forza di non cedere….ma ieri sera sono crollato. Non vi dico perché tanto lo sapete (e lo so anch’io) sono scuse ma ho trovato i motivi e ci sono ricascato. Ma caxxo come si sta bene, come ci si rilassa, come si dimentica tutto lo stress e poi il mattino dopo basta prendere due moment un po’ di caffè e tutto è passato (o almeno sembra). Vi prego di scusare lo sfogo, ma con qualcuno dovevo parlarne e so che voi avete grande pazienza e comprensione (grazie di cuore per esistere) ma soprattutto vi prego ditemi come fate. Come diavolo fate a non bere e a convivere con l’idea che non berrete mai più, a stare con gli altri e dire no grazie senza che pensino cosa è successo? Come mai? E dentro di me ecco che compare il fantasma: sta pensando che sono un alcolista, non deve, non voglio perchè me ne vergogno. Come diavolo fate a pensare di passare il resto della vostra vita senza la bestia? Neanche una volta ogni tanto? Mica farà così male? Richiedo ancora scusa per la confusione con cui espongo il tutto. Ma caxxo è dura. Bush (il guerriero) battuto.

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Lyssa4709 Inviato: 02/09/2006 11.51 NON POTRESTI TROVARE NESSUNO CHE TI Cpisce di piu... IO SONO NELLA TUA STESSA barca,,,leggere le tue parole è stato come ascoltare le mie... leggo i messaggi del sito da LMENO DUE ANNI MA RESTANDO SEMPRE IN SILENZIO E senza trovare il coraggio di pronunciare la mia incapacità....la mia impotenza ...rispetto a tanta gente molto piu forte di me

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Da: bush2270 Inviato: 04/09/2006 12.23 Ciao Lyssa, Ti ringrazio di avermi risposto e aver condiviso le tue debolezze e compreso le mie. Le tue parole mi hanno frullato per la testa tutto il week end.e sono state uno dei motivi, oltre al fondamentale supporto di Sergio che non smetterò mai di ringraziare, che mi hanno portato a decidere di continuare a lottare nonostante la battuta di arresto.Voglio morire combattendo la bestia non arrendendomi. So che non sarà facile…anzi. Ti auguro di trovare la forza e il coraggio di decidere di combattere. Purtroppo non credo di essere in grado di aiutarti (non so aiutare me stesso) ma se vuoi scambiare quattro parole lo farò volentieri. Ciao da Bush (guerriero ferito ma ancora in piedi).

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Da: Sergio Inviato: 04/09/2006 14.16 Bush e Lissa io posso dirvi solo come ho fatto,solo la mia esperienza e quello che vale per me non è detto che valga anche per altri.E non credo che gli altri siano più forti o diversi da voi (non avremmo fatto la stessa cosa no!!) Ognuno a dentro di se le sue motivazioni sia per bere,sia per smettere sta a noi trovarle, ognuno col proprio tempo,magari con + fatica che altri.Solo leggere i post,si può aiutare,ma uno dentro di se deve avere una determinazione forte,cosa che non si ritrova facilmente in una persona dipendente.Io ne ero uscito con la medicina (disintossicazione) e quando meno me l'aspettavo o si aspettavano gli altri,dopo 8 anni di astinenza totale ci sono ricaduto,e non di qualche bevuta,ma per 10 lunghissimi anni.Ho scoperto le associazioni per caso...non volendo fare un altro ricovero,anche se non ero così mal messo(ma lo dicevo io). Con l'azione, la condivisione,piano piano ho iniziato a sviscerare i miei problemi,ad accettare i miei limiti,e tornare a vivere quella vita dignitosa a cui tutti abbiamo diritto. Sto bene..cosa dire di più,e sopratutto libero da quella ossessione mentale. Se non ve la sentite di farlo in un gruppo,perchè non qui in chat,non costa nulla solo un pò di volontà....una prova.,magari sottovoce.,,con un clic ne esci se non ti senti tuo agio. Auguri a tutte e due da Sergio Alcolista sobrio -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Da: Lyssa4709 Inviato: 05/09/2006 9.05 ....FORSE mi sarebbe utile sapere che non sono l unica 25 enne con gia uu problemONE del genere... e mi piacerebbe sapere se c'è qualche altro 30 enne qui in chat.... > > > > _________________________________________________________________ Da: bush2270 Inviato: 05/09/2006 10.00 Ciao Lyssa, io purtroppo i 25 anni li avevo undici anni fa. Se può interessarti però, nelle mie riflessioni un po' più oggettive di questi mesi, mi sto rendendo conto che il problema ce l'ho da anni. Infatti anche quando bevevo saltuariamente (tipo una volta a settimana nel week end) lo facevo sempre in quantità consistenti e per arrivare ad uno stato di inebriatezza e rilassatezza che mi permettesse di dimenticare le tensioni/preoccupazioni dei giorni normali. Se mi posso permettere tu hai una grossa opportunità: hai capito di avere il problema dieci anni prima di me..... Saluti Bush. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Da: Sergio Inviato: 06/09/2006 8.49 Ciao, no cara Lissa ,non credo tu sia la più giovane,ma tra i più giovani certamente si,e il problemone ,diciamocelo,al giorno d'oggi non ha più un età.La figura dell'ubriacone di paese come alcolista è stata rimpiazzata da una moltitudine di gente che cronicamente o sempre più spesso consuma quantità di alcol oltre i limiti personali gestibili,.tra cui sempre più i giovani. Sicuramente ci sono altri 30enni che frequentano la chat saltuariamente,e non so perchè, per molti è più facile postare che condividere in chat.Dipende anche dal tempo che si ha a disposizione e forse dall'orario della chat. Ti e mi auguro che qualcuno si faccia vivo di questi giovani. Stammi bene Sergio alcolista che di anni ne ha molti

Ultima modifica Giovedì 01 Gennaio 2015 11:38
Domenica 24 Luglio 2011 19:30

Ferie

Scritto da Tito
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Un augurio di Buone ferie a tutti quanti. Quest'anno ci ho preso gusto è la terza volta...due o tre settimane in Croazia se non di più,          non metto limiti :-)))

ALLA PROSSIMA   Tito

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Lunedì 02 Febbraio 2009 21:29

Gruppo Alcol e Guida

Scritto da Tito
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Da: Sergio Inviato: 06/05/2007 20.27 http://sia.dfc.unifi.it/gruppi/gruppo_alcol-guida/diapositive_gruppo_informativo_186_C.d.S..ppt Gruppo Alcol e Guida ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Da: alexsbar Inviato: 06/05/2007 21.44 mi pare davvero un ottimo lavoro. Solo dove si dice che un giovane su quattro muore per alcol si induce in errore: grazie al cielo non è così. La frase esatta era: tra i giovani che muoiono rtra i 15 e i 29 anni, uno su quattro muore a causa dell'alcol. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Da: SergioInviato: 06/05/2007 23.07 Grazie della precisazione Alex.... cmq... veramente un buon lavoro fatto dalla S.I.A. ( Società Italiana di Alcologia ) un saluto stammi bene Sergio

Ultima modifica Mercoledì 05 Novembre 2014 18:59
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Dopo dieci anni di astinenza ho avuto una ricaduta devastante...

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Ho 57 anni e sono un alcolista. Dopo dieci anni di astinenza ho avuto una ricaduta devastante a causa di una serie di fattori concomitanti....

Mi chiamo E., ho 57 anni e sono un alcolista.

Ora sono al CUFRAD per una ricaduta devastante dopo dieci anni di astinenza a causa di una serie di fattori concomitanti:depressione, problemi lavorativi e di salute. La mia dipendenza dall'alcol è una storia lunga.

Ho iniziato a bere a vent'anni ed ho bevuto per venticinque anni di fila, fino a quando sono crollato; molti ricoveri, dopo i quali però ricominciavo a bere, così ho chiesto di andare in Comunità per un anno, dopo il quale non ho toccato sostanze alcoliche per 10 anni.

Ora questa ricaduta.  Torno per un attimo alle origini di tutto.       Ho iniziato a bere per caso.

Durante una festa, avevo circa 20 anni, mi hanno offerto un bicchiere di liquore. Mi sono sentito subito diverso, migliore.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 05 Febbraio 2009 00:33

La Dipendenza da religione 1°

Scritto da Tito
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DIPENDENZA DA RELIGIONE Tante persone sono dipendenti dalla religione o hanno sofferto abuso religioso da parte delle loro famiglie o chiese, scrive il Rev. Leo Booth in "Quando dio diviene una droga". Booth, un prete episcopale della California del sud, ma nato inglese, si auto definisce alcolista, dipendete dalla religione e prete "in convalescenza". La dipendenza può svilupparsi in qualsiasi chiesa, dice, ma in maniera più marcata in quelle che promuovono credi fondamentalisti. La dipendenza "implica usare dio, una religione o un sistema di credenze, come un mezzo per sfuggire o evitare sentimenti dolorosi e per cercare autostima. Significa adottare un sistema di credenze rigido che specifica solo una giusta via, la quale si crede debba essere forzata sugli altri attraverso strumenti di colpevolezza, vergogna, paura, lavaggio del cervello ed elitarismo". I dipendenti, a loro volta, diventano abusatori verso coloro i quali non soddisfano pienamente i loro rigidi standard. Anche Gesù è stato abusato, dice Booth, "in quanto persone religiose lo hanno messo in croce". Rod Cooper, consigliere al Seminario conservatore di Denver, afferma che oltre il 30% dei suoi pazienti soffre di dipendenza da religione. "La grazie e l'amore di dio non sono qualcosa che possono comprendere. Pensano che devono compiere azioni per compiacere dio". Tali dipendenti rimangono in chiese "tossiche", con sistemi di credenze rigide che rinforzano la loro paura e vergogna ma provvedono una "comfort zone" familiare. Le persone possono diventare dipendenti da qualsiasi cosa, afferma Larry Graham, professore di teologia pastorale alla Illiff School of Theology. "La religione può rinforzare l'idea di una vita idilliaca, di un dio che sistema tutto, della ricompensa finale e dell'accettazione da parte di altre persone". I dipendenti "usano la religione per acquisire potere e controllo, spesso diventando abusatori religiosi", dice Booth. "Il loro unico mezzo per ottenere auto-rispetto ed auto-controllo è di chiudersi dentro un rigido ed intollerante perfezionismo, ma perfezionismo e purezza sono utopie". Una conseguenza della dipendenza può essere la visione non sana del sesso come sporco e peccaminoso. Attraverso i secoli la Cristianità ha promosso questa visione, dice Booth. Questo può portare a condotte inappropriate, nelle quali desideri repressi finalmente riaffiorano secondo modalità deviate. "Messaggi disfunzionali religiosi a proposito di peccato, della sessualità e di dio come giudice arrabbiato o "aggiustatore cosmico" hanno creato molte credenze "tossiche", dice Booth. Al cuore c'è il messaggio che le persone sono in essenza cattive, senza potere e deboli. I dipendenti cercano allora di riconciliare i concetti di peccato, pena e sofferenza con l'idea di un dio d'amore e perdono. Combattono per stare sulla giusta via, vivendo nel terrore del peccato. Così il dipendente entra in un circolo vizioso; costantemente mirando alla perfezione, diventano sempre più dipendenti, e si sentono non-amati, senza senso e pieni di paura e vergogna. I dipendenti non ottengono mai i loro obbiettivi, ma credono che la loro ricompensa sarà in paradiso. Booth dice che tante persone "si ubriacano con l'idea di essere salvati" e non tollerano chi dissente. Sintomi della dipendenza includono l'inabilità di mettere in dubbio l'autorità religiosa, un modo di pensare "o bianco o nero", e la credenza che dio sistemerà la loro esistenza. I dipendenti aderiscono rigidamente alle regole, esprimono molti giudizi, fanno donazioni finanziarie irrealistiche, mangiano compulsivamente, soffrono malattie psicosomatiche, cadono in stati simili alla trance ed eventualmente fanno esperienza di esaurimenti mentali, emozionali o fisici. http://www.benessere.com/psicologia/arg00/dipendenza_religione.htm
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 05 Febbraio 2009 13:46

Un gruppo di auto-mutuo-aiuto è

Scritto da Tito
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Un gruppo di auto-mutuo-aiuto è l'insieme, di persone, che hanno uno stesso bisogno, che condividono uno stesso problema.
Ultima modifica Giovedì 19 Marzo 2009 08:43
Giovedì 05 Febbraio 2009 10:17

464 MILA EURO CONTRO DROGA E ALCOL

Scritto da Tito
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464 MILA EURO CONTRO DROGA E ALCOL La somma è destinata anche alle Ullss di Asolo e Conegliano Conegliano, Asolo - La Regione stazierà 464 mila euro per realizzare interventi pilota e progetti sociosanitari di prevenzione e lotta contro la droga e l’alcol e le dipendenze da sostanze di abuso. Della somma prevista, 258 mila euro saranno destinate alle Aziende Ullss n.1 di Belluno, n° 8 di Asolo e n°10 di Conegliano e oltre 206 mila all’Arcat di Treviso, all’Associazione Piccola Comunità di Conegliano e all’Istituto Irefrea. “La Regione Veneto - spiega Stefano Valdegamberi (in foto), assessore regionale alle politiche sociali - ha da tempo adottato strategie di intervento efficaci per rispondere all’uso incongruo delle sostanze stupefacenti e psicoattive come droghe, farmaci d’abuso, alcol e tabacco e ritiene opportuno potenziare ulteriormente alcuni azioni prioritarie in particolare nelle aree di intervento della prevenzione, della riabilitazione, dello studio e della ricerca" In particolare, per l’Azienda n.10 di Conegliano è prevista la realizzazione di un progetto pilota per il trattamento dei tossicodipendenti cronici che consiste nella sperimentazione di nuovi progetti terapeutici riabilitativi a livello personalizzato a livello ambulatoriale semiresidenziale e residenziale con un finanziamento regionale di 100 mila euro; per l’Azienda n.8 di Asolo la somma stanziata servirà per la realizzazione, insieme all’Arcat regionale, di un progetto di elaborazione, studio e ricerca della Banca Dati dei CAT (Club Alcolisti in Trattamento) con un finanziamento di 38 mila euro. Complessivamente, nel triennio 2006-2008 la Giunta veneta ha assegnato oltre 13 milioni di euro per la realizzazione di progettualità socio-sanitarie in materia di dipendenza da sostanze d'abuso, che aggiungono allo stanziamento annualmente di 21 milioni di euro per l’assistenza delle persone con dipendenze presso le comunità terapeutiche. Gli utenti tossicodipendenti del sistema veneto sono oltre 23 mila di cui 10 mila alcodipendenti. http://www.oggitreviso.it/464-mila-euro-contro-droga-alcol-11145
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Sabato 31 Gennaio 2009 22:57

Difficoltà del famigliare

Scritto da Tito
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Difficoltà del famigliare Da: Sergio (Messaggio originale) Inviato: 09/09/2003 15.43 Questo scritto mi è stato dato da un amica che frequenta un Cat (club alcolisti in trattamento)e mi ha chiesto , sapendo, che frequento un gruppo di alcolisti su Internet,se potevo pubblicarlo.Spero sia gradito Il Testo Difficoltà dei famigliari ad intraprendere la sobrietà e di accettare il coinvolgimento nel Club. Chiunque condivida l'esistenza ed i problemi di un alcolista vive in uno stato di disagio,ansia e vergogna. Proprio per questo le famiglie tendono a giustificare il proprio famigliare o parente. Ho aiutato mio fratello alcolista ad uscire da questo problema,anche se non è stato facile,perchè chi non vive direttamente il problema di un alcolista,non è in grado di capire. Ho provato anchio,vivere e convivere con i problemi di un alcolista,anche perchè dovevo sempre scusarmi con i vicini di casa che si lamentavano del comportamento rumoroso di mio fratello. Il suo atteggiamento,sul posto di lavoro,ha determinato il suo allontanamento,così al suo problema si è aggiunta la perdita del lavoro. Ero sempre ansiosa,anche perchè gli sono accaduti dei piccoli incidenti e temevo che questa situazione potesse peggiorare,ma non ho mai provato vergogna. Ho sempre chiesto aiuto al SERT ,ed agli amici del CAT. Proprio perchè non ho mai provato vergogna,sono riuscita ad aiutare mio fratello ad uscire dal problema dell'alcolismo. Oggi lui sta bene,ha trovato un nuovo lavoro,sta frequentando nuove amicizie. Se avessi provato vergogna,non avrei potuto scrivere e raccontare questa mia situazione famigliare,mentre la forza d'animo mi ha dato la speranza di continuare nell'aiuto di mio fratello. Cosciente di aver fatto tutto quello che potevo fare,credo che la miglior cosa sia stare accanto alle persone che hanno il problema dell'alcol,aiutandole a capire che si può vivere anche se ci si astiene dal bere alcolici. A mio fratello Antonio e a tutti gli amici del Cat Un saluto e grazie da Vally Conosco la persona in questione,è un bel pò di tempo che non tocca alcol,ed ha superato serenamente, ultimamente, momenti critici della vita,,momenti che metterebbero in crisi anche le così dette persone "normali" Un saluto da parte mia a tutti voi. Sergio

Ultima modifica Mercoledì 05 Novembre 2014 19:01
Giovedì 04 Settembre 2014 15:24

Carmen: «La mia vita per sconfiggere l'alcol»

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Carmen: «La mia vita per sconfiggere l'alcol»

Fonte: Lagazzettadelmezzogiorno.it 27 agosto 2014

Carmen: «La mia vita per sconfiggere l’alcol»

di LUIGIA IERACE

POTENZA - Il peso degli anni si sente in quella voce ormai più flebile, ma l’energia, la forza, la grinta per combattere le lusinghe di quel male oscuro nascosto in una bottiglia è sempre la stessa. Carmen la sua battaglia contro l’alcol l’ha vinta 35 anni fa e da allora non si è mai arresa. Con la stessa forza di volontà, nonostante il fluire degli anni, infatti, continua a combattere per quelli che che come lei un giorno si sono trovati a vivere il calvario della «Sono Carmen, sono un'alcolista, la mia storia comincia 35 anni fa». Quante volte ha raccontato la sua esperienza nel percorso con gli Alcolisti Anonimi. La Gazzetta ha voluto raccogliere la sua testimonianza proprio in concomitanza con l’iniziativa dell’Ascom, «L’altra notte» in programma stasera al Goblin’s (si vedano altri pezzi in pagina). «Ero astemia e a un tratto per motivi vari, ce ne sono sempre nella vita, mi trovai a prendere un goccio di vino bianco fresco. È cominciato così il mio calvario, perché ogni volta che avevo bisogno di rafforzare il mio carattere, ricorrevo al bere qualcosa. E man mano che andava avanti era sempre peggio, c’era la responsabilità del lavoro, la famiglia. Non volevo far capire loro quello che mi accadeva, ma soprattutto non volevo farlo capire a me stessa. Fin quando una trasmissione della Rai “L’inferno dentro” mi fece comprendere che tutto il mio malessere dipendeva dall’alcol. Quel numero di telefono, la conoscenza con gli Alcolisti Anonimi (AA) a Roma, quelle lunghe telefonate mi sono rimasse impresse nella mente e nel cuore. Da quel giorno non ho più bevuto... anche ora che sono diventata vecchietta», aggiunge con infinita dolcezza.

«Certo ho smesso di bere, ma ho anche deciso di donare a chi ha bisogno quello che avevo ricevuto da quanti mi hanno aiutato». E così intorno a un piccolo nucleo di volontari è nato il gruppo AA a Potenza e poi si è esteso in altri centri della regione. Una grande rete di solidarietà basata sull’impegno personale. L’associazione non può chiedere contributi per la propria attività.

«La mia vita - continua Carmen - è la testimonianza che è possibile venire fuori. Quante persone ce l’hanno fatta, quante famiglie si sono riunite, quanta gioia per essere riusciti a sconfiggere la malattia. Perché l’alcolismo è una malattia non un vizio», ripete con energia. «Per questo abbiamo fatto la scelta di essere anonimi, così possiamo aiutare anche chi ha vergogna, chi non è pronto. E sono tante le famiglie che continuano a nascondere il problema finché non esplode e a volte è troppo tardi. Ma la scelta di essere anonimi è anche per un senso di umiltà. Ce l’abbiamo fatta grazie a quel Potere Superiore. Lo chiamiamo così, ma per me è Dio».

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 28 Maggio 2014 12:12

Storie di alcolismo: quando l'alcol influenza la vita

Scritto da Tito
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Storie di alcolismo: quando l'alcol influenza la vita

Fonte: ilgiornale.it

Quegli alcolisti anonimi al lavoro con la bottiglia

Michele mi racconta che alla 6 di mattina, in piedi sui ponteggi, una barriera immortale fra te e il freddo non esiste, non puoi tirarla su nemmeno con i migliori tessuti, finisce inevitabilmente per soccombere.  Il 43enne milanese mi racconta che una mattina di dicembre di tre anni fa, invece di bersi la solita tazza di latte, con un gesto di stizza riempì un bicchiere con del vino rosso. Fino all'orlo. Lo buttò giù e per tutta la mattina non provò freddo nemmeno per un attimo, si sentiva il miglior muratore di tutta la Lombardia. Ma c'è di meglio, quel giorno si sentì molto più appagato del solito dal suo lavoro. Quanto è bastato per ripetere l'operazione le mattine successive.

Michele dopo un anno da quel giorno è diventato disoccupato: «Ero dipendente dall'alcol sul lavoro, non ho mai bevuto un solo goccio con gli amici, che probabilmente mi credevano astemio. Bevevo solo prima di lavorare, mi rendeva brillante, piacevo anche di più alle donne. Finché persi completamente la lucidità. Ho picchiato a sangue un mio collega, dicono volessi ucciderlo, non ricordo nulla, ero come posseduto. Posseduto dall'alcol. Ho una denuncia penale ancora oggi in giudizio».

La storia di Michele può sembrare un caso isolato, ma non è così: in Italia c'è un vero e proprio esercito di uomini e donne che fanno il pieno di alcol prima di andare al lavoro, e sono spesso le persone più insospettabili. Non sono solo i muratori come Michele, che bevono alcol per non sentire il freddo, sono liberi professionisti, manager, ma anche professori universitari e medici. Tutti sono riassumibili nell'americanismo «work-alcoholic», dipendenti dalla bottiglia sul luogo di lavoro.

Che il 75% degli italiani consumi alcol non è un dato che stupisce (l'87% degli uomini e il 63% delle donne), il dato non si discosta molto da altre stime di paesi europei. Quello che merita attenzione è che il primo bicchiere in Italia viene consumato in media a 11/12 anni, l'età più bassa dell'intera Ue (la media europea è 14,5 anni) come se ci fosse un'autentica filosofia dell'alcol che si tramanda da genitori a figli. Uno studio recente nato dalla collaborazione Fipe-Censis, sfata infatti il mito secondo cui i ragazzini cominciano a bere alcolici per colpa del branco di coetanei: pare che sia proprio la famiglia stessa ad incoraggiare i primi sorsi.

I bevitori italiani che l'Istat definisce a rischio sono 3 milioni e sono invece un milione gli alcolisti accertati. In diminuzione gli astemi. Quelli che bevono di nascosto sul posto di lavoro o che fanno il pieno prima di andarci fanno parte di quei 3 milioni a rischio, ma sfuggono da ogni categorizzazione precisa.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Ho avuto la forza di rialzarmi dopo l'ennesima sconfitta..

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Ho avuto la forza di rialzarmi dopo l'ennesima sconfitta...

La mia storia comincia una trentina di anni fa col solito spinello, col solito gruppetto di amici. Perché non provare? E così fu la mia prima fumata con la musica ad altissimo volume e un senso di incredibile leggerezza.

Ne seguirono molte altre: tutte piacevoli e all'insegna del "chi se ne frega". Finalmente tutti i complessi, le frustrazioni e le inibizioni che mi avevano accompagnata fin dall'infanzia, ... svaniti, dissolti in una nuvola di fumo.

Sono stata una bambina timida e complessata da una sorella di un anno più grande di me e, a dir poco, "perfetta".

La mamma mi sembrava tutta per lei ... e a me solo gli scapaccioni perché ero testarda e pigra. Ero anche triste: ogni tanto mi saliva un groppo in gola e cominciavano a cadere lacrime su lacrime. Mi nascondevo perché mi sentivo profondamente sola e non capita.

Crescendo le cose non sono migliorate: mia sorella andava bene a scuola, io no, ma avevo i miei spinelli a tenermi compagnia ... così tanto che lo dissi a mo' di sfida anche ai miei genitori: "io fumo e non intendo smettere". Mille raccomandazioni a non passare a droghe più pesanti e qualche lacrima di mia madre. Invece, nonostante tutto, l'eroina è arrivata. Prima in punta di piedi: costava poco (all'epoca non avevo carenza) poi, in modo massiccio. E allora comincia l'incubo: trovare i soldi, sempre di più, lo sbattimento, le amicizie che cambiano, tutto il mondo gira solo più intorno alla "roba".

A 18 anni, messa alle strette dai miei genitori in quanto gli ammanchi dei soldi erano diventati sempre più ingenti, sono stata ricoverata per la prima volta in una clinica di Torino. Un incubo: niente metadone, niente di niente, solo tremenda, maledetta carenza. Poi passa... Esco e mi trasferisco a Chiavari con mia madre per finire il liceo in un posto tranquillo. Dò la maturità senza grossi problemi e torno a Torino. Poco tempo e la giostra ricomincia: roba, soldi, furti ... la solita solfa.

Mio padre decide di non volermi più vedere fatta e mi affitta una mansarda per conto mio. La libertà più totale! Il rapporto con mio padre è stato inquinato da una sorta di ricatto: "Io chiudo gli occhi sui soldi che spariscono e tu rispondi al telefono" ... visto che arrivavano telefonate di cui mia madre non doveva sapere nulla (!!!) ... voci femminili che lo accusavano di fare le corna a mia madre .... Io ho accettato per comodo, ma con un profondo senso di disgusto dentro. Ecco perché il rapporto con mia madre era quasi inesistente. Io la giudicavo troppo remissiva, troppo pronta ad accettare tutto dal marito, senza capirla: solo più avanti ho capito che aveva sempre fatto tutto in funzione dell'unità familiare, compreso accettare la presenza di una suocera dispotica e nevrotica. Solo quando siamo state io e lei da sole in Liguria ho finalmente recuperato un rapporto sano e affettuoso con lei, un rapporto che non è mai più finito.

Inizio poi a frequentare l'Università che, in realtà, mi serve solo per la toilette dove andare a farmi in tranquillità. Inizio a vendere hashish per pagarmi la roba, ma un giorno mi arrestano: 10 giorni da incubo nelle celle di sicurezza della Questura, poi il processo: 1 anno e 8 mesi con la condizionale. Nemmeno questo mi ferma.

Io e il mio ragazzo ci trasferiamo in Sicilia, e qui ricomincia tutto da capo: soldi, lavoro, roba, tanta roba. Inizia anche il problema dell'alcol, sempre di più: vino, aperitivi, tutto quello che capita. Continuo per anni finchè finisco in clinica a disintossicarmi: una volta uscita però ricomincio ... mi da sicurezza, forza, strafottenza e così continuo ... cartone dopo cartone. Mi ritrovo spesso al mattino piegata in due a vomitare bile finchè non riesco a ingurgitare un po' di alcol. Dipendenza negata più volte a mio padre che mi diceva di fare attenzione. Ma io ero sicura di dominare la situazione finchè ho riconosciuto in tutta la sua bruttezza di essere alcolizzata.

La vergogna delle mani che tremano al banco del bar al mattino presto, mani che non riescono nemmeno a reggere il bicchiere senza rovesciarne metà, gli occhi della gente nel vedere una donna che beve senza ritegno. E poi tutto quello che bevevo a casa al riparo da sguardi indiscreti e colpevolizzanti. Mi vergognavo di me stessa, mi facevo schifo da sola, ma intanto continuavo fino a stordirmi e a non pensare più a nulla.

Altri ricoveri, fallimenti fino all'ultimo, forse il più doloroso. Ero uscita dal problema e da sola avevo trovato un lavoro, una bella casa ..., ma dopo un po' è ricominciata la storia. Roba, alcol, roba, amici di convenienza, amici di bottiglia o di buco e poi ognuno per la sua strada.

Continuavo a bere sempre di più e sono finita in ospedale perché cadevo per terra, io pensavo inspiegabilmente, e invece era il non mangiare, il bere, la roba.

Ora è un mese che sono qui al CUFRAD e va tutto bene.

Sembra lontanissimo il pensiero dell'alcol o della roba, ma è meglio stare in guardia (così mi insegna l'esperienza ...) e mi sento pronta ancora una volta a ricominciare a vivere una vita normale, fatta di piccole cose: un lavoro, una casetta, qualche amico vero.

Mi sento la vita in mano, mi sento di voler riprovare a vivere per l'ennesima volta. Mi rivolgo a mia madre che è in Cielo e le dico: "Mammina, da lassù mi vedi ... Quanto male ti ho fatto! Potrai mai perdonarmi? Spero tanto di si, comunque io ogni sera ti mando un piccolo bacio".

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 31 Gennaio 2013 10:24

Eroina, alcol e cocaina Due storie dall’abisso

Scritto da Tito
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Eroina, alcol e cocaina Due storie dall’abisso

Fonte: gazzettadimantova.gelocal.it

Impossibile capire quando è successo. Impossibile capire quando hanno deciso - perché lo hanno deciso loro - di diventare tossici. Di sicuro non è stato un gioco, e di sicuro non è stato bello. Si sono distrutti, tutti e due, con l’eroina, l’alcol, la cocaina, le canne, le amfetamine e tante altre prelibatezze sintetiche. Sono anche finiti all’ospedale per problemi vari, segno che le loro abitudini li avrebbero usurati, e forse uccisi, molto in fretta.

Adesso sono in trattamento e hanno trovato il coraggio di parlare. Nè l’uno nè l’altro sanno se ce la faranno o no, lo dicono chiaro e tondo. Sanno che arriveranno momenti duri, che la voglia di farsi - in un modo o nell’altro - ritornerà. Questi due ragazzi, che hanno accettato di raccontare la loro storia alla Gazzetta di Mantova nell’ambito dell’inchiesta sulla droga ed i nuovi tossicodipendenti, stanno prendendo uno il Metadone per contrastare l’eroina e l’altro l’Etiltox contro l’alcol (al Serd e al Noa).

La prima puntata dell’inchiesta, pubblicata sulla Gazzetta di Mantova di ieri, ha messo in risalto due dati essenziali. Il primo è l’aumento del 16% in un anno delle persone che si sono rivolte al Servizio dipendenze dell’Asl. Con la prospettiva, secondo le stime dell’Osservatorio regionale, che i numeri facciano registrare un’impennata da qui al 2015.

Il secondo elemento è l’identikit del nuovo tossico. Non più un emarginato come negli anni Settanta e Ottanta; non più un dopato da performance anni Novanta. Ma una persona perfettamente mimetizzata, con una dipendenza normalizzata. Normalizzata: si comprano le sostanze online e le si mescola. Non importa quanto devastante possa essere l’effetto: tutto è programmato per rientrare nei ranghi al momento opportuno. Una possibilità, però, che ha soltanto chi non entra nel buio della dipendenza. Come è successo ai due ragazzi che si sono presentati di persona all’incontro. Le loro sono storie da brividi, sono storie dall’abisso. Ma sono storie che hanno - almeno per il momento - imboccato la strada del recupero.

Storia di Luigi, 29 anni.

«Guarda, io ci sono dentro da quando avevo 16 anni - esordisce - Avevo iniziato con la cocaina, ma poi c’era una cosa che volevo davvero. Diventare un tossico. Tanta gente intorno a me lo era, e io lo volevo. Vedevo gente che si faceva e che se ne fregava di tutto. Lo volevo, capito? Non scherzo». In ogni caso non deve essere stato facile arrivare all’eroina, ma Luigi racconta che una delusione d’amore e gli ha dato una bella spinta in avanti.

«Beh, ma adesso che ci penso io volevo diventare un tossico già da un bel po’. Mi ricordo che a undici anni mi sono letto il libro da cui hanno fatto il film “Noi, i Ragazzi dello zoo di Berlino”, e mi ricordo che è stata una roba incredibile. Che emozione. Poi ascoltavo i Nirvana, gli Alice in Chains. Insomma, hai capito. Gente che si faceva alla grande e che faceva delle canzoni che erano stupende.

«Ci ho pensato, ma ci ho messo poco. Mi ricordo che il 19 aprile del 2006 sono andato a Modena vicino alla Coop, ero con una mia amica, e lì ho comprato eroina. Ho speso trenta euro». Paura? «All’inizio neanche un po’. Poi però mi ricordo che è arrivato un tipo tutto sudato, ha comprato una dose e se l’è sparata in vena davanti a me. Ecco, io lì mi sono detto che non me la sarei mai fatta in vena».

Luigi la fumava, l’eroina: scaldava la dose dentro a un foglio di stagnola e aspirava. «Ascolta. Per me fumarla faceva una differenza, certo. Ma vorrei vedere te. Oh, ero un ragazzino e per me i tossici erano quelli che si bucavano. Che schifo».

Sta di fatto che Luigi si sente un tossico anche lui, e subito. «Subito? Dopo due secondi, altro che balle. Mi sentivo dentro alla storia dalla testa ai piedi». Come si gestisce una tossicodipendenza? Luigi racconta senza che spendeva tutto lo stipendio da operaio e che rubacchiava qualcosa alla madre. «Ma sì, ma cosa volevi che facessi? Guadagnavo mille seicento euro al mese e me li sputtanavo tutti in eroina, che continuavo solo a fumare. In più quando non mi bastava, e non mi bastava mai, fregavo qualche centino in casa, a mia madre».

Ad un certo punto Luigi sta male e viene portato all’ospedale. «Mi sono preso uno spavento incredibile e per otto mesi non ho toccato niente. Poi però alla fine ci sono ricaduto, e ho anche iniziato a farmi in vena. «Sai cosa si dice in giro? Che se stai male è meglio comprarti l’eroina in qualche modo e sparartela subito piuttosto che farti rompere le balle al Serd. Così si diceva, e io ci credevo. Ovvio che adesso ho cambiato idea». Il lavoro nella ditta di un amico va avanti, ma qualche difficoltà inizia ad affiorare. «Difficoltà, certo. E’ che ogni tanto stavo a casa. Quando non avevo roba e stavo male allora stavo a letto o passavo giornate seduto sul water. Non potevo mica andare al lavoro e farmela addosso, no? Comunque, dopo il lavoro l’ho perso perché la ditta andava male e hanno tenuto una persona sola. E dovendo scegliere mica hanno tenuto me, io li capisco».

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Lunedì 02 Febbraio 2009 23:57

Sobrietà

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Da: SergioYu1 (Messaggio originale) Inviato: 23/03/2006 10.07 Per gli alcolisti vuol dire che il soggetto da astinente, che non beve già da un certo periodo, deve divenire sobrio, che tradotto significa elaborare un distacco emotivo dall'alcool e una modifica sostanziale dei suoi comportamenti emozionali di un tempo. Invece, per quanto riguarda i familiari, lo stato di sobrietà si riferisce solamente alla loro sobrietà emotiva nei confronti del proprio alcolista, elaborando un distacco con amore, da chi, un tempo, ha coinvolto le loro esistenze nel turbine della sofferenza più estrema. Sergio
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Domenica 01 Febbraio 2009 20:07

Droga, governo fissa quantità massime per consumo

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Da: SergioYu1 (Messaggio originale) Inviato: 04/04/2006 14.00 ROMA (Reuters) - Il governo ha divulgato oggi la tabella con le quantità massime consentite per il consumo personale di droga, oltre le quali scatta la denuncia penale, secondo la nuova legislazione. Per la cannabis, il tetto è posto a 500 milligrammi (mg), per la cocaina a 750 mg, per l'eroina a 250 mg, per l'ecstasy a 750 mg, per l'anfetamina a 500 mg, per l'Lsd a 150 microgrammi. Si tratta di quantità di principio attivo per singola assunzione, "idonee a produrre in un soggetto dipendente un effetto stupefacente o psicotropo", si legge nella tabella preparata da esperti del governo. "Se la sostanza trovata in possesso del consumatore tossicodipendente è inferiore alla quantità stabilita, si tratta di consumo, se è superiore scatta la denuncia penale . In questo modo finisce la discrezionalità del giudice", ha detto oggi il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. E per l'alcol……??????? Forse non è calcolato tra le droghe,ma psicotropo lo è e come,se lo è!!! Quanto a stupefacente….stupefacente, era quello che riuscivo a fare con l'alcol in corpo Ciao a tutti Sergio alcolista sobrio e sereno quanto basta
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Domenica 01 Febbraio 2009 20:09

Droga, governo fissa quantità massime per consumo

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Da: OminoBialetti Inviato: 05/04/2006 12.06 Ehmmmm.... ...a me, un governo che fa da paparino preoccupato per la mia salute cagionevole, e fissa limiti specifici al veleno analgesico che voluttuariamente, consapevolmente, magari stupidamente ma pur sempre coscientemente decido di assumere giornalmente, provoca una certa qual ripugnanza sgarbata e stizzita, complicata da un irrefrenabile stimolo ad innalzare ed irrigidire il dito medio di entrambe le mani (e, con un poco di allenamento, pure dei piedi ...) e fare su e giù, a mo' di stantuffo...lentamente ma inesorabilmente.... ...a me, un governo che mette ai ferri un essere umano di qualsiasi genere ed aspetto che è stato tanto stronzamente imbecille da ficcarsi nelle vene un ago ipodermico una serata di un giorno di merda qualsiasi, e da allora non è più stato capace di strapparselo, e ti dice che sopra i 250 milligrammi sei uno spacciatore incallito, e sotto i 250 milligrammi sei soltanto un'inutile scoria rimbambita e traballante, che si merita di crepare su una panchina con un filo di bava che cola dal labbro e rifulge nel sole...a me, detto fuori dai denti, un governo così mi attorciglia le budella, e mi scatena un catastrofico effetto da Dolce Euchessina, da Confetto Falqui, da overdose di prugne cotte e olio di ricino.... ...a me, un governo che si illude di poter classificare, identificare, suddividere i buoni dai cattivi a suon di milligrammi, microgrammi e centilitri, che misura a braccio e che controlla a vista, che punisce i reietti e quota in borsa i narcotrafficanti, che reprime i depressi e glorifica i furbastri...a me, una roba così mi...ecco...mi indigna..... Vorrei, una volta tanto, smettere di guardare il dito, e osservare in tutta la sua nuda e spaventosa luminosità questa luna che occupa tutto il cielo: non sono le sostanze che sono pericolose per me...sono IO che, a volte, sono una minaccia per la mia intelligenza, per il mio equilibrio, per la mia stessa esistenza. Per una volta, Sergio, permettimi di dissentire (ehehehehe....)...... Che facciamo? Diciamo che ci c'ha in cantina 6 cartoni di Tavernello lo fa per uso personale, e che c'ha la damigiana di Merlot spaccia? ...che 70 centilitri di Four Roses sono una "modica quantità", mentre 2 bottiglie di Bacardi costituiscono un motivo sufficiente per sbattermi in gattabuia? ...carceriamo tutti i viticultori della Valpolicella, i grappaioli di Bassano, i birrai fiamminghi, i produttori di whisky scozzesi, di rum giamaicani, di gin inglesi e di limoncello della costiera amalfitana? Ehmmmmm....io la prenderei un poco più alla lontana, e cercherei magari di capire perchè, dall'avvento della civiltà industriale che tanto ha migliorato le nostre vite (seeeee....maddai.....), l'alcolismo è divenuto una piaga sociale (mentre prima era un vizio strettamente confinato a nobili decadenti, guerrieri onnipotenti e filosofi impenitenti...) Mi sforzerei di comprendere perchè tanti di noi, che un tempo eravamo belli e impossibili (vabbè....quasi belli e vagamente impossibili....uhmmm...ok...bruttini ed accessibili...) abbiano deciso di sacrificare il proprio cervello, il proprio fegato ed il proprio apparato riproduttore sull'altare del dio Bacco, della Fata Verde e di Sorella Morfina, tralasciando i consigli assennati ed urinando sulle buone abitudini, trascurando consorti e prole, mandando a catafascio professioni ed ambizioni, sconfessando amori e passioni, calandosi nel pozzo della propria inconcludente autodistruzione, senza luce di emergenza.... Certo...certo...ma.... ...ma comunque è molto più semplice tarare la bilancia, precisare il calibro, fissare il limite, imporre il termine, tirare il confine, stabilire il margine..... Fino a qui ti puoi ammazzare...non ce ne fotte un cazzo....da qui in poi diventi una minaccia, e ti togliamo di mezzo... Ma tutti, o quasi tutti, noi, che certe cose le abbiamo viste da dentro, e non dal salottino buono della "Vita in diretta", con il culo al caldo, il sociologo di grido ed il prete da urlo ad uno sputo di distanza... tutti noi sappiamo che ogni tossico disperato e sgualcito, a meno che non si chiami Lapo, per procurarsi la dose che serve per arrivare alla prossima dose finirà per spacciare, per avvelenare i suoi stessi amici, i suoi parenti, i suoi fratelli... ...sappiamo che ogni avvinazzato rovinato mentirà un milione di volte a sè stesso, ogni mattina bastarda che Dio manda sulla terra, che nasconderà la bottiglia nei luoghi più inaccessibili ed inimmaginabili, e che continuerà la sua patetica pantomima automatica fino a quando tutto questo non avrà più alcun senso, oppure fino a quando sarà capace di ritrovare un senso...il suo senso.... Quando al governo...beh...che ci volete fare.... Io, da coglione, un'idea ce l'avrei....magari, domenica, ci penso un attimo...
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Sabato 31 Gennaio 2009 13:25

Danni al fegato

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Per saperne un pò di più: I danni Da: SergioYu1 (Messaggio originale) Inviato: 16/10/2003 Spesso anche i medici scoprono per caso i danni provocati dall’abuso di alcol.Una buona percentuale delle assenze dal lavoro,per esempio,è dovuta all’alcolismo,anche una parte non trascurabile degli incidenti,non importa se domestici o stradali è provocata dall’alcol;infine nel 25% degli uomini e nel 10% delle donne che sono ricoverati in ospedale per altri motivi,viene diagnosticata anche una intossicazione alcolica.Nel complesso i danni provocati dall’abuso di alcol sono molti e importanti. Comunque gli organi più colpiti da questi danni sono:al fegato: Le lesioni acute,sono tra le principali malattie,come l’epatite acuta di origine alcolica,questa si manifesta con sintomi molto diversi tra loro (dimagrimento,inappetenza,nausea,febbre,il fegato ingrossato e dolente)ma nella grandissima parte dei casi è perfettamente guaribile soltanto smettendo di bere. Le lesioni croniche,la più comune è la steatosi,un ingrossamento del fegato provocato da un accumulo di grassi di origine alcolica nelle cellule del fegato.Sospendendo completamente l’assunzione di alcol la statosi può anche guarire completamente. La cirrosi epatica,in questo caso l’alcol etilico non solo danneggia le cellule del fegato,compromettendone la funzionalità,ma produce una forte quantità di tessuto fibroso,biologicamente inerte.Nei suoi stadi più seri la cirrosi epatica è una malattia difficilmente curabile.La cirrosi inoltre è una delle cause riconosciute di tumore al fegato.Secondo i dati più recenti,il 30% delle cirrosi di origine alcolica degenera a poco a poco in un tumore maligno del fegato. Sergio alcolista sobrio e sereno
Ultima modifica Sabato 31 Gennaio 2009 13:25
Sabato 31 Gennaio 2009 13:31

Non ci abitua,anzi.....

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Per saperne un pò di più Da: SergioYu1 (Messaggio originale) Inviato: 29/09/2003 Non ci abitua,anzi..... Una credenza diffusa è che con il tempo ci si abitui a bere,e che se da ragazzi può bastare anche un solo bicchiere di vino per ubriacarsi,da adulti,dopo varie esperienze alcoliche,si regga l'alcol ancora meglio.In realtà la capacità del fegato di metabolizzare l'alcol è sempre la stessa,al limite può diminuire,ma non aumentare.Il fatto è che di solito,col tempo,si riduce la fase euforica e compare prima l'effetto sedativo,certamente meno appariscente.Questo accade perchè la tolleranza all'alcol è diminuita. Infatti quanto più velocemente si passa alla fase depressiva,tanto meno si metabolizza l'alcol.Questa tolleranza è uguale per uomini e donne. Sergio alcolista sobrio e sereno
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Sabato 31 Gennaio 2009 13:33

Il problema (per saperne un po di più)

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Il problema (per saperne un po di più) Da: SergioYu1 (Messaggio originale) Inviato: 04/10/2003 Non sempre un alcolista è colui che beve molto:in realtà l'alcolismo si configura come una propria e vera "dipendenza",in alcuni casi la persona consuma abitualmente troppo alcol e anche questa circostanza è molto dannosa per l'organismo.Il consumo abituale di dosi eccessive di alcol è accompagnato inoltre da queste 4 caratteristiche: 1° Forte desiderio di bere (ma non si tratta ancora di una vera e propria necessità),motivato dal senso di benessere che l'alcol produce nel fisico. 2° Non c'è tendenza ad aumentare le dosi giornaliere. 3° Si registra una dipendenza psichica ma non "fisica" (abitudine al bere) 4° Dopo qualche anno di abuso compaiono i primi effetti dannosi,sia fisici sia psichici saluti da Sergio alcolista sobrio e sereno
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Venerdì 23 Gennaio 2009 09:54

Benvenuti

Scritto da alaska
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Ultima modifica Domenica 14 Novembre 2010 16:45
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POLSTRADA FROSINONE -POLIZIA DI STATO Da: TONI_AAA (Messaggio originale) Inviato: 11/04/2008 DEVI SAPERE: Quante volte hai sentito dire dagli amici che “bere insieme fa compagnia e allegria” ? Non farti ingannare ! Dal consumo moderato di alcolici all’abuso il passo è breve. L’abuso di alcol nasconde disagi sociali e psicologici e causa danni fisici molto gravi. Inoltre, bere alcolici senza regole dà origine a condotte violente. Perciò e importante che gli adulti e soprattutto i giovani sappiano che: - l’organizzazione mondiale della sanità considera sempre il consumo di alcol come fattore di rischio; - l’alcol è una sostanza tossica perché provoca dipendenza fisica e psichica e dà assuefazione; - essere alcolista significa dipendere dall’alcol; - ubriaco è chi esagera nel bere e si trova in uno stato di temporanea alterazione fisica e psichica; - alcolismo e ubriachezza causano incidenti, infortuni, problemi psicologici e sociali, danni alla salute; - i genitori dovrebbero informare i figli, sin da piccoli, sui danni e i rischi provocati dall’alcol e dare loro il buon esempio; - tutti i comportamenti individuali cambiano sotto l’influenza dell’alcol. Anche una bella serata con amici può trasformarsi in una situazione di pericolo quando si deve tornare a casa in autovettura; - spesso si beve per rispettare una tradizione ! Invece non voler bere è un diritto di tutti i cittadini (Carta Europea sull’Alcol, Parigi, 1995). Meno alcol e meno violenza - l’alcol può provocare e aumentare l’aggressività e può rendere più frequenti i gravi comportamenti violenti contro le persone e le cose; - percosse, risse, lesioni, maltrattamenti, molestie, atti di esibizionismo, di autolesionismo e persino incesti: questi gli effetti del bere alcolici senza limiti; - molte violenze in famiglia nascono o si aggravano a causa dell’alcol; - ricordati che sono previste pene più severe per chi si ubriaca abitualmente e commette reati; - mostrarsi ubriachi in un luogo pubblico o aperto al pubblico, oltre che ad emarginarti, è un comportamento punito con una pena pecuniaria; - ricordati che è vietato somministrare alcol ai moniri; - è inoltre vietato servire bevande superalcoliche negli impianti sportivi, durante le sagre, le fiere, le manifestazioni sportive e musicali all’aperto. Nelle stesse occasioni, per motivi di ordine pubblico, si può vietare anche la somministrazione di alcolici in genere. Meno alcol è meglio - devi volerti bene ! Iniziare la giornata con un “bel bicchierini” di vino, di mirto, un’acquavite o un amaro provoca gravi danni all’organismo; - a livello psicologico l’abuso di alcol causa la graduale diminuzione della capacità di ragionare e provoca continui cambiamenti d’umore; - a livello fisico l’abuso di alcol danneggia il cuore e i vasi sanguigni, l’apparato riproduttivo, l’esofago, lo stomaco e l’intestino, il pancreas e il sistema nervoso centrale; - a livello sociale l’abuso di alcol diminuisce l’amore per se stessi e il rispetto degli altri, causa emarginazione, perdita del lavoro e problemi di ordine pubblico; - prima dei 15 anni il tuo organismo non è capace di assimilare l’alcol, perciò può subire gravi danni; - le donne riescono ad eliminare solo la metà della dose di alcol che riesce ad eliminare un uomo: ciò causa il doppio dei danni al loro organismo; - proteggi il tuo bambino ! In gravidanza bastano due bicchieri di bevanda alcolica al giorno per mettere in pericolo la salute del feto e distrugge i neuroni del cervello ancora in formazione; - ricordati che la droga e molti farmaci aumentano gli effetti negativi dell’alcol; - in Europa, una morte su quattro fra i ragazzi tra i 15 e i 29 anni è dovuta al consumo di alcolici; - in Italia, ogni anno oltre 40,000 persone muoiono a causa dell’alcol per cirrosi epatica, tumori, infarto, suicidi, omicidi, incidenti stradali, domestici e sul lavoro; - in Italia, il 10 % del totale dei ricoveri in ospedale è attribuibile all’alcol. O bevi o guidi - l’alcol dà euforia e sonnolenza: esagera la fiducia nelle proprie abilità; fa sottovalutare i pericoli; falsa la percezione delle distanze e della velocità; restringe il campo visivo; rallenta i riflessi e riduce la capacità di concentrazione; - uno strumento chiamato “etilometro” misura la quantità di alcol nel sangue; - 0,5 grammi per litro di sangue (0,5 gr./l.) è la quantità di alcol consentita a chi guida. Per chi supera questa quantità è prevista la denuncia, meno 10 punti e la sospensione della patente di guida; - anche un bicchiere di birra è sufficiente per farti guidare in modo più rischioso e imprudente; - lo sai che, in caso di incidente, le assicurazioni potrebbero non risarcire i danni che hai causato ? - quando esci con gli amici ricorda a chi guida che deve mantenersi sobrio. Lui è responsabile della tua vita e di quella dei tuoi amici ! - in Italia, sono circa 3000 i giovani che, ogni anno, perdono la vita in incidenti stradali a causa dell’alcol; - in Sardegna, nel 2005, su 1747 incidenti stradali, di cui 48 mortali e 1009 con lesioni, oltre il 35 % sono stati causati dall’abuso di alcol. Miti da sfatare - non è vero che l’alcol aiuta la digestione. Al contrario, la rallenta. - non è vero che il vino “fa buon sangue”. Al contrario, l’abuso di alcol aumenta il rischio di ammalarsi; - non è vero che l’alcol riscalda. Al calore iniziale, segue, in breve, un raffreddamento del corpo; - non è vero che l’alcol rende forti e sicuri. Dopo una prima fase di euforia, arriva una profonda depressione; - non è vero che la birra “fa latte”. Le mamme devono assumere acqua, succhi di frutta e cibi nutrienti; - quando bevi ti riesce meglio ballare, studiare, giocare, divertirti, discutere, fare sesso ? … Vedrai che, se continui a bere, presto non riuscirai più a fare nessuna di queste cose !
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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