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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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Le nostre storie
Le nostre storie

Le nostre storie (24)

In questa categoria trove le nostre esperienze

Mercoledì 17 Agosto 2011 20:25

Ferie finite

Scritto da Tito
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Un saluto a tutti,son tornato da tre splendide settimane in Croazia. Tito

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 04 Settembre 2014 15:32

La mia storia inizia con la parola alcol...

Scritto da Tito
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La mia storia inizia con la parola alcol...

Fonte: www.cufrad.it

Ho 43 anni ed ho tre figli di 23, 17 e di 5 anni. All'età di 18 anni ho iniziato a bere... Diventai mamma all'età di 19 anni... e conobbi la tristezza, la depressione, la solitudine, le botte... e il mio nemico più grande...

Mi chiamo B. e sono della provincia di Campobasso.

Vorrei parlare brevemente della mia storia che non inizia con: "C'era una volta", ma comincia con la parola "alcool".

Ho 43 anni e sono madre di 3 stupendi fanciulli, una di 23 anni, un altro di 17 e l'ultimo di 5 anni.

All'età di 18 anni, stando tra amici, ho preso tra le mie mani il "famoso" primo bicchiere; era uno solo, ma ricordo come fosse ieri, mi stese subito, essendo all'epoca totalmente astemia.

Dopo un po' di mesi conobbi un ragazzo poco più grande di me che dopo poco divenne mio marito.

Diventai mamma all'età di 19 anni, troppo pochi per me per affrontare quello che mi si prospettava davanti.

Il mio calvario iniziò proprio dopo il matrimonio, conobbi la tristezza, la depressione, la solitudine, le botte... e il mio nemico più grande: l'alcool!

Mio marito beveva ogni sera ed io, piano piano, gli facevo compagnia emulando ogni suo gesto.

Ma con quel nemico lì, ci si scherza ben poco, così giorno dopo giorno per me bere era diventato quasi un gioco, mi sentivo disinibita, pronta ad affrontare tutti i problemi che la vita ci riserva..

Non mi rendevo ancora conto però con quale sostanza avevo a che fare.

Una sera, ubriaca, presi la macchina e andai a sbattere contro un palo della luce, arrivò il 118 e mi ricoverano in psichiatria per la prima volta... la prima di una lunga serie.

Da allora la mia vita è diventata ingestibile, assurda, tutto ruotava dietro a quel maledetto alcool che lentamente mi ha tolto tutto ciò che di bello e gioioso avevo: ho perso la mia famiglia, i miei genitori non mi parlano più, ho perso mio fratello e il mio matrimonio è andato a pezzi; soprattutto mi ha tolto quello che avevo di più caro e cioè i miei figli, sui quali il giudice mi ha sospeso la genitorialità.

Non posso dimenticare la voce del mio bimbo più piccolo che mi diceva sempre: "Quanto sei bella mamma, sei la più bella del mondo e io ti voglio tanto bene"...ora quella voce non la sento più.

Quello che voglio gridare a tutti, è che non bisogna pensare che l'alcol sia innocuo e gestibile, perchè non è così; è una sostanza subdola che ti distrugge tutto ciò che hai, ti toglie la dignità, l'autostima, l'ottimismo... io la paragono ad un pugile: non voglio salire più sul ring e farmi prendere a pugni da questo avversario fortissimo.

Voglio imparare ad affrontare i problemi della vita senza questa maledetta "stampella", voglio imparare a socializzare senza dover bere per forza un bicchiere di vino, voglio imparare a stare bene con me stessa senza cercare quel compagno chiamato alcol che immediatamente dopo mi fa sentire ancora più sola.

Sarà dura, sarà una guerra da combattere giorno per giorno.

Da qualche mese, seppur con mille difficoltà, sto affrontando tutto questo al CUFRAD, perchè ho deciso che ora, questa guerra, la voglio vincere io!.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Quando me ne resi conto, i danni erano ormai fatti...ero intrappolata nell'alcol che comandava lui ogni cosa...

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Quando me ne resi conto, i danni erano ormai fatti e, impaurita da ogni cosa, continuai ad aiutare la mia fine mentale: non ragionavo più con il mio cervello, ero intrappolata nell'alcol che comandava lui ogni cosa ...

Quando penso alla passata esperienza di alcolista non posso non provare sdegno, vergogna e moltissimo rimorso per i miei famigliari (soprattutto mia madre), per le sofferenze che hanno sopportato a causa del mio essere poco riflessiva ed in modo esagerato egoista.

Ero convinta di non fare del male a nessuno perchè li amavo e li rispettavo molto; non mi rendevo neppure conto di uccidere me stessa forse in modo definitivo.

Magari è ciò che volevo: chiudere la porta su una vita che mi appariva ad un tratto troppo piena di angoscia, sofferenza a causa dei lutti che man mano mi colpivano lasciandomi alla fine completamente sola e fisicamente distrutta.

Quando me ne resi conto, i danni erano ormai fatti e, impaurita da ogni cosa, continuai ad aiutare la mia fine mentale: non ragionavo più con il mio cervello, ero intrappolata nell'alcol, comandava lui ogni cosa.

Infine anche la salute fisica ne risentì abbondantemente.

Cominciai ad avvertire problemi di deambulazione, dovetti camminare con il bastone e non riuscivo più a salire sui mezzi pubblici.

Ultimamente mi trascinavo con due bastoni ma non riuscivo neppure a portarmi a casa una piccola spesa.

Mi trovai a dovermi far consegnare tutto a casa, anche se bevevo come un'ossessa, consumavo pochissimo cibo ed in più il male alle ossa, di cui gia pativo, si aggravò in modo allarmante.

Persi il lavoro e quello fu il problema definitivo.

L'unica fortuna che avevo consisteva nel mio medico di base, che senz'altro aveva capito prima delle mie descrizioni come ero ridotta.

Mi inviò da un suo amico e collega psichiatra che lavorava per il Ser.T.. Da lui andai diverse volte e in quelle occasioni conobbi gente anche più mal messa di me. Però spostandomi in taxi spendevo i pochi risparmi che i miei avevano messo da parte con tanta fatica.

Dopo un po' mi indicarono la comunità, ma io timidissima quanto testona non ne volevo sentir parlare.

Tuttavia visitai il CUFRAD, poco convinta ed alquanto contrariata per via del mio carattere solitario, e mi ha fatto una buona impressione. Così dopo 15 giorni di riflessione decisi di intraprendere un percorso terapeutico.

Ad oggi mi trovo qui e sto bene, convivo con altre persone e facciamo degli incontri con psicologi, medici, operatori sulle varie cause delle nostre abitudini sbagliate e sugli stili di vita malsani.

L'importante è capire i nostri sbagli ed i motivi che li hanno causati.

Io personalmente devo mantenere la fiducia e la convinzione di quando ero sana e trovare la forza di volontà e l'amore per le piccole cose che addolciscono la vita.

Finchè avrò forza e fiato cercherò di proseguire il percorso attuale.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Dopo dieci anni di astinenza ho avuto una ricaduta devastante...

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Ho 57 anni e sono un alcolista. Dopo dieci anni di astinenza ho avuto una ricaduta devastante a causa di una serie di fattori concomitanti....

Mi chiamo E., ho 57 anni e sono un alcolista.

Ora sono al CUFRAD per una ricaduta devastante dopo dieci anni di astinenza a causa di una serie di fattori concomitanti:depressione, problemi lavorativi e di salute. La mia dipendenza dall'alcol è una storia lunga.

Ho iniziato a bere a vent'anni ed ho bevuto per venticinque anni di fila, fino a quando sono crollato; molti ricoveri, dopo i quali però ricominciavo a bere, così ho chiesto di andare in Comunità per un anno, dopo il quale non ho toccato sostanze alcoliche per 10 anni.

Ora questa ricaduta.  Torno per un attimo alle origini di tutto.       Ho iniziato a bere per caso.

Durante una festa, avevo circa 20 anni, mi hanno offerto un bicchiere di liquore. Mi sono sentito subito diverso, migliore.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 04 Settembre 2014 15:24

Carmen: «La mia vita per sconfiggere l'alcol»

Scritto da Tito
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Carmen: «La mia vita per sconfiggere l'alcol»

Fonte: Lagazzettadelmezzogiorno.it 27 agosto 2014

Carmen: «La mia vita per sconfiggere l’alcol»

di LUIGIA IERACE

POTENZA - Il peso degli anni si sente in quella voce ormai più flebile, ma l’energia, la forza, la grinta per combattere le lusinghe di quel male oscuro nascosto in una bottiglia è sempre la stessa. Carmen la sua battaglia contro l’alcol l’ha vinta 35 anni fa e da allora non si è mai arresa. Con la stessa forza di volontà, nonostante il fluire degli anni, infatti, continua a combattere per quelli che che come lei un giorno si sono trovati a vivere il calvario della «Sono Carmen, sono un'alcolista, la mia storia comincia 35 anni fa». Quante volte ha raccontato la sua esperienza nel percorso con gli Alcolisti Anonimi. La Gazzetta ha voluto raccogliere la sua testimonianza proprio in concomitanza con l’iniziativa dell’Ascom, «L’altra notte» in programma stasera al Goblin’s (si vedano altri pezzi in pagina). «Ero astemia e a un tratto per motivi vari, ce ne sono sempre nella vita, mi trovai a prendere un goccio di vino bianco fresco. È cominciato così il mio calvario, perché ogni volta che avevo bisogno di rafforzare il mio carattere, ricorrevo al bere qualcosa. E man mano che andava avanti era sempre peggio, c’era la responsabilità del lavoro, la famiglia. Non volevo far capire loro quello che mi accadeva, ma soprattutto non volevo farlo capire a me stessa. Fin quando una trasmissione della Rai “L’inferno dentro” mi fece comprendere che tutto il mio malessere dipendeva dall’alcol. Quel numero di telefono, la conoscenza con gli Alcolisti Anonimi (AA) a Roma, quelle lunghe telefonate mi sono rimasse impresse nella mente e nel cuore. Da quel giorno non ho più bevuto... anche ora che sono diventata vecchietta», aggiunge con infinita dolcezza.

«Certo ho smesso di bere, ma ho anche deciso di donare a chi ha bisogno quello che avevo ricevuto da quanti mi hanno aiutato». E così intorno a un piccolo nucleo di volontari è nato il gruppo AA a Potenza e poi si è esteso in altri centri della regione. Una grande rete di solidarietà basata sull’impegno personale. L’associazione non può chiedere contributi per la propria attività.

«La mia vita - continua Carmen - è la testimonianza che è possibile venire fuori. Quante persone ce l’hanno fatta, quante famiglie si sono riunite, quanta gioia per essere riusciti a sconfiggere la malattia. Perché l’alcolismo è una malattia non un vizio», ripete con energia. «Per questo abbiamo fatto la scelta di essere anonimi, così possiamo aiutare anche chi ha vergogna, chi non è pronto. E sono tante le famiglie che continuano a nascondere il problema finché non esplode e a volte è troppo tardi. Ma la scelta di essere anonimi è anche per un senso di umiltà. Ce l’abbiamo fatta grazie a quel Potere Superiore. Lo chiamiamo così, ma per me è Dio».

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 28 Maggio 2014 12:12

Storie di alcolismo: quando l'alcol influenza la vita

Scritto da Tito
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Storie di alcolismo: quando l'alcol influenza la vita

Fonte: ilgiornale.it

Quegli alcolisti anonimi al lavoro con la bottiglia

Michele mi racconta che alla 6 di mattina, in piedi sui ponteggi, una barriera immortale fra te e il freddo non esiste, non puoi tirarla su nemmeno con i migliori tessuti, finisce inevitabilmente per soccombere.  Il 43enne milanese mi racconta che una mattina di dicembre di tre anni fa, invece di bersi la solita tazza di latte, con un gesto di stizza riempì un bicchiere con del vino rosso. Fino all'orlo. Lo buttò giù e per tutta la mattina non provò freddo nemmeno per un attimo, si sentiva il miglior muratore di tutta la Lombardia. Ma c'è di meglio, quel giorno si sentì molto più appagato del solito dal suo lavoro. Quanto è bastato per ripetere l'operazione le mattine successive.

Michele dopo un anno da quel giorno è diventato disoccupato: «Ero dipendente dall'alcol sul lavoro, non ho mai bevuto un solo goccio con gli amici, che probabilmente mi credevano astemio. Bevevo solo prima di lavorare, mi rendeva brillante, piacevo anche di più alle donne. Finché persi completamente la lucidità. Ho picchiato a sangue un mio collega, dicono volessi ucciderlo, non ricordo nulla, ero come posseduto. Posseduto dall'alcol. Ho una denuncia penale ancora oggi in giudizio».

La storia di Michele può sembrare un caso isolato, ma non è così: in Italia c'è un vero e proprio esercito di uomini e donne che fanno il pieno di alcol prima di andare al lavoro, e sono spesso le persone più insospettabili. Non sono solo i muratori come Michele, che bevono alcol per non sentire il freddo, sono liberi professionisti, manager, ma anche professori universitari e medici. Tutti sono riassumibili nell'americanismo «work-alcoholic», dipendenti dalla bottiglia sul luogo di lavoro.

Che il 75% degli italiani consumi alcol non è un dato che stupisce (l'87% degli uomini e il 63% delle donne), il dato non si discosta molto da altre stime di paesi europei. Quello che merita attenzione è che il primo bicchiere in Italia viene consumato in media a 11/12 anni, l'età più bassa dell'intera Ue (la media europea è 14,5 anni) come se ci fosse un'autentica filosofia dell'alcol che si tramanda da genitori a figli. Uno studio recente nato dalla collaborazione Fipe-Censis, sfata infatti il mito secondo cui i ragazzini cominciano a bere alcolici per colpa del branco di coetanei: pare che sia proprio la famiglia stessa ad incoraggiare i primi sorsi.

I bevitori italiani che l'Istat definisce a rischio sono 3 milioni e sono invece un milione gli alcolisti accertati. In diminuzione gli astemi. Quelli che bevono di nascosto sul posto di lavoro o che fanno il pieno prima di andarci fanno parte di quei 3 milioni a rischio, ma sfuggono da ogni categorizzazione precisa.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Ho avuto la forza di rialzarmi dopo l'ennesima sconfitta..

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Ho avuto la forza di rialzarmi dopo l'ennesima sconfitta...

La mia storia comincia una trentina di anni fa col solito spinello, col solito gruppetto di amici. Perché non provare? E così fu la mia prima fumata con la musica ad altissimo volume e un senso di incredibile leggerezza.

Ne seguirono molte altre: tutte piacevoli e all'insegna del "chi se ne frega". Finalmente tutti i complessi, le frustrazioni e le inibizioni che mi avevano accompagnata fin dall'infanzia, ... svaniti, dissolti in una nuvola di fumo.

Sono stata una bambina timida e complessata da una sorella di un anno più grande di me e, a dir poco, "perfetta".

La mamma mi sembrava tutta per lei ... e a me solo gli scapaccioni perché ero testarda e pigra. Ero anche triste: ogni tanto mi saliva un groppo in gola e cominciavano a cadere lacrime su lacrime. Mi nascondevo perché mi sentivo profondamente sola e non capita.

Crescendo le cose non sono migliorate: mia sorella andava bene a scuola, io no, ma avevo i miei spinelli a tenermi compagnia ... così tanto che lo dissi a mo' di sfida anche ai miei genitori: "io fumo e non intendo smettere". Mille raccomandazioni a non passare a droghe più pesanti e qualche lacrima di mia madre. Invece, nonostante tutto, l'eroina è arrivata. Prima in punta di piedi: costava poco (all'epoca non avevo carenza) poi, in modo massiccio. E allora comincia l'incubo: trovare i soldi, sempre di più, lo sbattimento, le amicizie che cambiano, tutto il mondo gira solo più intorno alla "roba".

A 18 anni, messa alle strette dai miei genitori in quanto gli ammanchi dei soldi erano diventati sempre più ingenti, sono stata ricoverata per la prima volta in una clinica di Torino. Un incubo: niente metadone, niente di niente, solo tremenda, maledetta carenza. Poi passa... Esco e mi trasferisco a Chiavari con mia madre per finire il liceo in un posto tranquillo. Dò la maturità senza grossi problemi e torno a Torino. Poco tempo e la giostra ricomincia: roba, soldi, furti ... la solita solfa.

Mio padre decide di non volermi più vedere fatta e mi affitta una mansarda per conto mio. La libertà più totale! Il rapporto con mio padre è stato inquinato da una sorta di ricatto: "Io chiudo gli occhi sui soldi che spariscono e tu rispondi al telefono" ... visto che arrivavano telefonate di cui mia madre non doveva sapere nulla (!!!) ... voci femminili che lo accusavano di fare le corna a mia madre .... Io ho accettato per comodo, ma con un profondo senso di disgusto dentro. Ecco perché il rapporto con mia madre era quasi inesistente. Io la giudicavo troppo remissiva, troppo pronta ad accettare tutto dal marito, senza capirla: solo più avanti ho capito che aveva sempre fatto tutto in funzione dell'unità familiare, compreso accettare la presenza di una suocera dispotica e nevrotica. Solo quando siamo state io e lei da sole in Liguria ho finalmente recuperato un rapporto sano e affettuoso con lei, un rapporto che non è mai più finito.

Inizio poi a frequentare l'Università che, in realtà, mi serve solo per la toilette dove andare a farmi in tranquillità. Inizio a vendere hashish per pagarmi la roba, ma un giorno mi arrestano: 10 giorni da incubo nelle celle di sicurezza della Questura, poi il processo: 1 anno e 8 mesi con la condizionale. Nemmeno questo mi ferma.

Io e il mio ragazzo ci trasferiamo in Sicilia, e qui ricomincia tutto da capo: soldi, lavoro, roba, tanta roba. Inizia anche il problema dell'alcol, sempre di più: vino, aperitivi, tutto quello che capita. Continuo per anni finchè finisco in clinica a disintossicarmi: una volta uscita però ricomincio ... mi da sicurezza, forza, strafottenza e così continuo ... cartone dopo cartone. Mi ritrovo spesso al mattino piegata in due a vomitare bile finchè non riesco a ingurgitare un po' di alcol. Dipendenza negata più volte a mio padre che mi diceva di fare attenzione. Ma io ero sicura di dominare la situazione finchè ho riconosciuto in tutta la sua bruttezza di essere alcolizzata.

La vergogna delle mani che tremano al banco del bar al mattino presto, mani che non riescono nemmeno a reggere il bicchiere senza rovesciarne metà, gli occhi della gente nel vedere una donna che beve senza ritegno. E poi tutto quello che bevevo a casa al riparo da sguardi indiscreti e colpevolizzanti. Mi vergognavo di me stessa, mi facevo schifo da sola, ma intanto continuavo fino a stordirmi e a non pensare più a nulla.

Altri ricoveri, fallimenti fino all'ultimo, forse il più doloroso. Ero uscita dal problema e da sola avevo trovato un lavoro, una bella casa ..., ma dopo un po' è ricominciata la storia. Roba, alcol, roba, amici di convenienza, amici di bottiglia o di buco e poi ognuno per la sua strada.

Continuavo a bere sempre di più e sono finita in ospedale perché cadevo per terra, io pensavo inspiegabilmente, e invece era il non mangiare, il bere, la roba.

Ora è un mese che sono qui al CUFRAD e va tutto bene.

Sembra lontanissimo il pensiero dell'alcol o della roba, ma è meglio stare in guardia (così mi insegna l'esperienza ...) e mi sento pronta ancora una volta a ricominciare a vivere una vita normale, fatta di piccole cose: un lavoro, una casetta, qualche amico vero.

Mi sento la vita in mano, mi sento di voler riprovare a vivere per l'ennesima volta. Mi rivolgo a mia madre che è in Cielo e le dico: "Mammina, da lassù mi vedi ... Quanto male ti ho fatto! Potrai mai perdonarmi? Spero tanto di si, comunque io ogni sera ti mando un piccolo bacio".

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 31 Gennaio 2013 10:24

Eroina, alcol e cocaina Due storie dall’abisso

Scritto da Tito
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Eroina, alcol e cocaina Due storie dall’abisso

Fonte: gazzettadimantova.gelocal.it

Impossibile capire quando è successo. Impossibile capire quando hanno deciso - perché lo hanno deciso loro - di diventare tossici. Di sicuro non è stato un gioco, e di sicuro non è stato bello. Si sono distrutti, tutti e due, con l’eroina, l’alcol, la cocaina, le canne, le amfetamine e tante altre prelibatezze sintetiche. Sono anche finiti all’ospedale per problemi vari, segno che le loro abitudini li avrebbero usurati, e forse uccisi, molto in fretta.

Adesso sono in trattamento e hanno trovato il coraggio di parlare. Nè l’uno nè l’altro sanno se ce la faranno o no, lo dicono chiaro e tondo. Sanno che arriveranno momenti duri, che la voglia di farsi - in un modo o nell’altro - ritornerà. Questi due ragazzi, che hanno accettato di raccontare la loro storia alla Gazzetta di Mantova nell’ambito dell’inchiesta sulla droga ed i nuovi tossicodipendenti, stanno prendendo uno il Metadone per contrastare l’eroina e l’altro l’Etiltox contro l’alcol (al Serd e al Noa).

La prima puntata dell’inchiesta, pubblicata sulla Gazzetta di Mantova di ieri, ha messo in risalto due dati essenziali. Il primo è l’aumento del 16% in un anno delle persone che si sono rivolte al Servizio dipendenze dell’Asl. Con la prospettiva, secondo le stime dell’Osservatorio regionale, che i numeri facciano registrare un’impennata da qui al 2015.

Il secondo elemento è l’identikit del nuovo tossico. Non più un emarginato come negli anni Settanta e Ottanta; non più un dopato da performance anni Novanta. Ma una persona perfettamente mimetizzata, con una dipendenza normalizzata. Normalizzata: si comprano le sostanze online e le si mescola. Non importa quanto devastante possa essere l’effetto: tutto è programmato per rientrare nei ranghi al momento opportuno. Una possibilità, però, che ha soltanto chi non entra nel buio della dipendenza. Come è successo ai due ragazzi che si sono presentati di persona all’incontro. Le loro sono storie da brividi, sono storie dall’abisso. Ma sono storie che hanno - almeno per il momento - imboccato la strada del recupero.

Storia di Luigi, 29 anni.

«Guarda, io ci sono dentro da quando avevo 16 anni - esordisce - Avevo iniziato con la cocaina, ma poi c’era una cosa che volevo davvero. Diventare un tossico. Tanta gente intorno a me lo era, e io lo volevo. Vedevo gente che si faceva e che se ne fregava di tutto. Lo volevo, capito? Non scherzo». In ogni caso non deve essere stato facile arrivare all’eroina, ma Luigi racconta che una delusione d’amore e gli ha dato una bella spinta in avanti.

«Beh, ma adesso che ci penso io volevo diventare un tossico già da un bel po’. Mi ricordo che a undici anni mi sono letto il libro da cui hanno fatto il film “Noi, i Ragazzi dello zoo di Berlino”, e mi ricordo che è stata una roba incredibile. Che emozione. Poi ascoltavo i Nirvana, gli Alice in Chains. Insomma, hai capito. Gente che si faceva alla grande e che faceva delle canzoni che erano stupende.

«Ci ho pensato, ma ci ho messo poco. Mi ricordo che il 19 aprile del 2006 sono andato a Modena vicino alla Coop, ero con una mia amica, e lì ho comprato eroina. Ho speso trenta euro». Paura? «All’inizio neanche un po’. Poi però mi ricordo che è arrivato un tipo tutto sudato, ha comprato una dose e se l’è sparata in vena davanti a me. Ecco, io lì mi sono detto che non me la sarei mai fatta in vena».

Luigi la fumava, l’eroina: scaldava la dose dentro a un foglio di stagnola e aspirava. «Ascolta. Per me fumarla faceva una differenza, certo. Ma vorrei vedere te. Oh, ero un ragazzino e per me i tossici erano quelli che si bucavano. Che schifo».

Sta di fatto che Luigi si sente un tossico anche lui, e subito. «Subito? Dopo due secondi, altro che balle. Mi sentivo dentro alla storia dalla testa ai piedi». Come si gestisce una tossicodipendenza? Luigi racconta senza che spendeva tutto lo stipendio da operaio e che rubacchiava qualcosa alla madre. «Ma sì, ma cosa volevi che facessi? Guadagnavo mille seicento euro al mese e me li sputtanavo tutti in eroina, che continuavo solo a fumare. In più quando non mi bastava, e non mi bastava mai, fregavo qualche centino in casa, a mia madre».

Ad un certo punto Luigi sta male e viene portato all’ospedale. «Mi sono preso uno spavento incredibile e per otto mesi non ho toccato niente. Poi però alla fine ci sono ricaduto, e ho anche iniziato a farmi in vena. «Sai cosa si dice in giro? Che se stai male è meglio comprarti l’eroina in qualche modo e sparartela subito piuttosto che farti rompere le balle al Serd. Così si diceva, e io ci credevo. Ovvio che adesso ho cambiato idea». Il lavoro nella ditta di un amico va avanti, ma qualche difficoltà inizia ad affiorare. «Difficoltà, certo. E’ che ogni tanto stavo a casa. Quando non avevo roba e stavo male allora stavo a letto o passavo giornate seduto sul water. Non potevo mica andare al lavoro e farmela addosso, no? Comunque, dopo il lavoro l’ho perso perché la ditta andava male e hanno tenuto una persona sola. E dovendo scegliere mica hanno tenuto me, io li capisco».

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Venerdì 03 Aprile 2009 22:43

Benvenuto Caronteone

Scritto da Tito
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Benvenuto in questo gruppo di condivisione,......informazione …..soluzione…non esiste bacchetta magica ,ma esistono diverse associazioni,Accettare..accettarsi, imparare aiutandosi a capire meglio noi stessi e poi per poter in qualche modo essere di aiuto,di esempio ad altri che ancora soffrono,vuoi di una malattia o stile di vita o dipendenza.Ciao da Sergio alcolista sobrio e sereno.

Ultima modifica Sabato 24 Ottobre 2009 11:12
Venerdì 01 Maggio 2009 14:56

vittorio

Scritto da
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ciao, grazie a questo sito, trovo il coraggio di parlere del mio problema con l'alcol per la prima volta, e cerco di condividere grazie a voi la mia disperazione. ho 43 anni, sono sposato e ho due figlie. una bella famigliola. la mia vita corre su due binari diversi; il primo è quello degli affetti che sono sempre riuscito ad avere dalle persone a me vicine e non. chiunque riesce a conoscermi nella mia profondità, nelle mie tribulazioni e nelle mie sofferenze.....alla fine mi vuole bene. il secondo è quello del disastro, e dei fallimenti. la parte da leone naturalmente qui la fà l'alcool. dietro ogni mia vergogna, ogni mio fallimento ogni mia arroganza e presunzione, c'è sempre lui.maledettamente lui.ma non solo.c'è anche la mia poca volontà , la mia incapacità di dire no, il gusto e la ricerca del piacere per dire sì. vorrei rompere quest'ultimo binario, ma non riesco. ho camminato tante vie insieme a lui, e per tante vie mi rispuntano i suoi fantasmi, come un peso, una vergogna, un umiliazione che non sono in grado di sopportare e quindi la difendo come condizione normale.ahimè che misero! fu la fede nel signore che qualche anno fà mi aiutò, ma le tribulazioni pian piano ebbero il sopravvento, e la mia incapacità di affrontarle serenamente mi hanno spinto arifugiarmi sempre di più su quel maledetto secondo binario e sempre di meno sul primo, dove come luce di salvezza avevo riposto la mi fede nel signore. fede che è stata vinta da quel demonio che è l'alcool. la mia mancanza di carattere, probabilmente dovuta alla mio passato da alcolista cronico (credo che sia la parola giusta9 mi ha riportato su quel binario maledetto, da cui vorrei poter avere il coraggio di uscirne una volta per tutte e dimenticare la sua esistenza. va bè, ciò è quanto. mi rivolgo a me , e nello stesso tempo anche a tutti voi una preghiera alla madonna di lourdes , affinchè ci aiuti a trovare la luce nella fede e ci riconduca a vedere l'amore e l'affetto che gesù prova per noi.
Ultima modifica Lunedì 04 Maggio 2009 08:12
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Mi sono accorto che un bicchiere in più mi liberava dall'ansia...

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Mi sono accorto che un bicchiere in più mi liberava dall'ansia...

Ho 54 anni, vengo dalla Toscana e sono qui al CUFRAD da alcuni mesi. La mia è una storia come tante... Sono nato in una famiglia in cui l'alcol si usava ma non se ne abusava. Arrivato all'adolescenza per me è stato quindi normale bere fuori qualche bicchiere con gli amici, passare qualche serata fuori e bere qualche bicchiere in più. Senza accorgemene piano piano, mi sono reso conto che l'alcol prendeva sempre più piede nella mia vita.

Sono entrato nel mondo del lavoro e mi sono reso conto che un bicchiere in più mi liberava dall'ansia: prima di una telefonata importante, prima di un appuntamento importante..mi sembrava che bere quel qualcosa in più mi rendesse più sciolto, più disinvolto, più disinibito... in un certo modo mi rendesse quasi migliore, quasi più professionale.. paradossalmente parlando..

Soltanto che l'alcol è un nemico invisibile e aumentavo la dose sempre di più... piano piano avevo bisogno di una maggiore quantità di alcol e quindi ho incominciato a bere al mattino, a bere sempre di più durante i pasti e anche fuori pasto...

Mi sembrava che l'alcol mi liberasse un po' dall'ansia, che l'alcol mi rendesse migliore.. piano piano però persi il controllo senza rendermene conto.. l'alcol diventava sempre più pesante e io arrivai al punto di bere 5 o 6 bicchieri di Cognac alla mattina per riuscire a farmi la barba, per riuscire a vestirmi, per riuscire a fare la doccia... quindi questo rendeva ovviamente impossibile un rendimento accettabile sul lavoro, rendeva impossibile una vita quotidiana con la famiglia.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 25 Marzo 2009 11:02

Mi presento.

Scritto da
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Ciao a tutti. Mi chiamo Emanuela ma da che ho memoria mi hanno sempre chiamata Lela:in casa,fra i banchi di scuola,i colleghi di lavoro,gli amici. Io sono Lela.E sono un'alcolista. Alcolista da molto,da così tanto tempo che se penso a me come persona non ancora malata d'alcol,i miei ricordi risalgono a quando ero piccola.
Ultima modifica Giovedì 26 Marzo 2009 08:33
Giovedì 12 Dicembre 2013 23:47

Attenzione all'alcol "antistress"

Scritto da Tito
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Attenzione all'alcol "antistress"

Fonte: Sostanze.info 18 novembre 2013

Attenzione all'alcol

Ho 47 anni e da circa 4 anni ho smesso completamente di bere alcolici. La motivazione principale è stata perchè utilizzavo l'alcol come un "antistress", ovvero le 2 birrette della sera, si sommavano ad altre due guardando la televisione e sovente, mi addormentavo di fronte alla televisione. Sono particolarmente sensibile al problema delle dipendenze perchè la mia storia mi ha sempre portato ad essere un "border line" nell 'uso delle sostanze. Non propriamente un alcolista, ma comunque bevevo al pasto serale, SEMPRE, non mi sono mai bucato in vita mia, ma ho tirato roba fino ad esserne comunque dipendente, insomma non ho mai "svaccato completamente" ma di fatto ho sempre avuto una stampella. Purtroppo dove abito (e non sto a napoli nei quartieri spagnoli) ma a Torino in zona centrale, sotto casa mia, agli angoli, quando scende il buio della sera compaiono agli angoli delle strade dei neri che vendono prevalentemente cocaina (che non si sa bene cosa sia in realtà), che tengono in bocca nascosta in "palline".

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 07 Maggio 2009 20:32

Ciao Vittorio

Scritto da Tito
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Ciao Vittorio

scusa il mio ritardo nel risponderti,ma sono in viaggio per l'Italia,e spesso con le batterie del pc scariche .Capisco la tua forma di delusione verso te stesso,ci si rispecchia in molti nel tuo scritto.Sappiamo che bere ci fa stare male,vivere male noi stessi e gli altri,convinti che il domani sarà diverso,ma...rimandiamo a cambiare quel modo di vivere sperando in un miracolo.Penso che la maggioranza di noi abbia creduto,sperato in un miracolo,qualche volta giurando ad altri,a noi stessi,pure a Dio,Fede vuol dire anche affidamento ad un gruppo,una persona,una associazione. Ma il risultato ben lo sappiamo....volevamo che altri cambiassero noi,ma noi...volevamo cambiare? Fede sta per dare e avere fiducia a chi può darti una mano,credo sta per credere in qualcun altro che può aiutarti,perchè questo tuo problema lo ha già vissuto in prima persona,in famiglia,forse non in modo uguale ma molto simile e questo per molti di noi ,credimi.Le preghiere sicuramente servono a chi è credente...una stampella in più,ma non dimentichiamo che dobbiamo essere i primi a fare quel piccolo passo che ci porta verso una salvezza fisica in primis. Ti auguro di ritrovare te stesso, se vuoi ..anche condividendo con noi in questo gruppo on line .Ti auguro anche delle prossime ore più serene...dai non si tratta altro che iniziare smettendo di bere .....dura, si a volte...ma paga. Tito

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Lunedì 24 Febbraio 2014 23:44

Ho sempre bevuto, fin da giovane..

Scritto da Tito
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Ho sempre bevuto, fin da giovane..

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Ho sempre bevuto, fin da giovane... C'era il rito dell'aperitivo, il rito di bere qualcosa per sciacquarsi la bocca dalla giornata lavorativa, o semplicemente per rinfrescarla e preparare il palato per i pasti...

Devo iniziare il mio racconto partendo da molto lontano in quanto provengo da quella che adesso si chiamerebbe una "famiglia allargata". Sì, perchè oltre ai componenti classici della famiglia, il babbo, la mamma e i figli (siamo in tre, di cui uno mio fratello gemello), viveva con noi anche lo zio Antonio. Egli ha rappresentato per noi, figli di papà Tommaso, il vero padre, il caposaldo, l'indirizzo a cui rivolgerci quando qualcosa andava storto o semplicemente quando si aveva voglia di parlare e di sfogarsi, per esempio per la scuola o per una tristezza che non voleva andare via, dovuta magari ad una ragazza o ad un pessimo voto.

Non vi sono casi di alcolismo nella mia famiglia. La nostra era una famiglia composta da persone tranquille e normali, senza tanti "grilli per la testa". Forse la mancanza di questi "grilli", di vere passioni come lo sport (mai fatto in maniera continuativa), la musica (mai fatta studiando qualche strumento), ha fatto sì che piano piano mi avvicinassi al bere.

Ho sempre bevuto, fin da giovane, un bicchiere a pasto in famiglia, poi fuori con gli amici.

Talvolta bevevo molto, fosse per un brutto voto, fosse per una litigata con la ragazza che consideravo meravigliosa e perfetta...

Ho anche bevuto per noia, per sopportare una ragazza di cui non mi importava nulla o semplicemente perchè, in fondo, non mi piaceva quello che facevo. Con questo rito particolare lasciavo trascorrere le giornate.

Giornate vuote, piene di sigarette, musica e, chiaramente, vino.

C'era il rito dell'aperitivo, il rito di bere qualcosa per sciacquarsi la bocca dalla giornata lavorativa, o semplicemente per rinfrescarla e preparare il palato per i pasti.

Rilassarsi, anche.

Sedersi con in mano un buon bicchiere di vino, le sigarette al tavolino del mio locale preferito, specialmente di sera, e aspettare la mia lei, normalmente in ritardo: era quello che adoravo. Continuo ad adorare questo rito, ma ora ho tolto il vino.

L'alcol è subdolo, dà allegria in primis, fa socializzare, ti aiuta nei momenti tristi o quando sei stanco. Due bicchieri ti aiutano a finire i lavori difficili.

Ma in che modo? A che prezzo?

Ultima modifica Martedì 04 Marzo 2014 21:06
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Andando a lavorare avevo sempre l'alcol dietro: svuotavo le bottiglie di the e mettevo la birra...

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Anche andando a lavorare avevo sempre l'alcol dietro: svuotavo le bottiglie di the e mettevo la birra. In camera mia avevo sempre la scorta di alcol... gli amici non li avevo più ... era la bottiglia la mia amica ...

Mi chiamo Tony, ho 30 anni, arrivo dallo Sri Lanka e sono alcolista da quando ho 14 anni.

Vorrei parlare dell'alcol ai ragazzi d'oggi, vorrei inviar loro un messaggio cioè di stare attenti perchè l'alcol può provocare calcoli renali, mal di testa, problemi al fegato, problemi alla vescica, problemi al cervello, depressione, solitudine e molti altri.

Quando ero piccolo mia madre biologica mi lasciò dalle suore di Gambola in orfanotrofio all'età di 3 anni.

Lì arrivò una famiglia che mi adottò e mi portò a casa loro. Mi accolsero bene, con tanti regali e tante altre cose.C'era soltanto una cosa che mi dava fastidio ed era la gelosia per mia sorella maggiore perchè davano più attenzioni a lei ed io mi sentivo inferiore e solo.

A 14 anni feci una scuola per diventare elettricista con dei compagni che vedevo anche fuori da scuola perchè uscivamo insieme la sera.

Ero il ragazzo che pagava sempre per tutti e per questo venivo cercato, finchè un giorno mia madre si scocciò di vedere questo sfruttamento nei miei confronti e mi tenne in casa: potevo solo uscire per andare a lavorare.

Ma anche andando solo a lavorare avevo sempre l'alcol dietro: svuotavo le bottiglie di the e mettevo la birra. In camera mia avevo sempre la scorta di alcol. In quei tempi gli amici non li avevo più, ma era la bottiglia la mia amica.

I miei genitori si sono rivolti a delle persone per farmi curare perchè non ce la facevano più.

In una clinica dove mi hanno ricoverato prendevo i medicinali, facevo i gruppi. Mi trovavo bene, ma dopo 2-3 mesi mi hanno mandato via perchè mi hanno incolpato di aver rubato del materiale che si utilizzava per fare dei laboratori creativi.

Poi mi hanno trasferito in una comunità. Qui c'erano problemi con un ragazzo, alle volte ci siamo picchiati, così mi hanno trasferito all'ospedale di Borgomanero.

Sono stato lì per un po' di mesi e poi mi hanno portato al CUFRAD.

Quando sono arrivato qui, come capita a molti, ero disorientato, ero anche vivace, dispettoso e non andavo d'accordo con gli altri; però facevo dei lavoretti da elettricista, imbiancavo i muri, facevo lavoretti di giardinaggio.

Piani piano con l'aiuto degli operatori la situazione è migliorata: ora mi sento più maturo, mi prendo le mie responsabilità e quindi gli operatori si fidano di più di me, ma anche i compagni di gruppo che si aprono con me, mi raccontano le loro cose.

Ma soprattutto ho imparato che ce la posso fare da solo senza essere più schiavo dell'alcol.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Mi alzavo al mattino e le mie mani tremavano fino a quando non potevo accostarmi all'alcol...

Fonte: news.alcologia@cufrad.i

MI ALZAVO AL MATTINO E LE MIE MANI TREMAVANO FINO A QUANDO NON POTEVO ACCOSTARMI ALL'ALCOL... primo ricovero a 27 anni... poi 2 mariti e 4 figlie... 15 anni lontana dall'alcol. Poi ho ripreso a bere dopo 15 anni di astinenza...

Mi chiamo Ch., ho 51 anni.

La mia storia comincia molti anni fa, quando ero ancora una bambina.

Io non cerco giustificazioni per le scelte sbagliate nella mia vita, ma ci tengo a specificare che tutto ciò ha una spiegazione; sono cresciuta in una famiglia in cui regnava parecchia violenza, verbale e fisica; per cui sono stata un'adolescente parecchio inquieta, molto infelice, perchè si sa che i bambini cercano amore, tenerezza, riconoscimento e a me tutto questo è stato negato per anni, per cui appena ho compiuto 18 anni sono andata via di casa e tutto ha funzionato discretamente bene fino ai 24 anni, quando ho conosciuto l'eroina.

Dall'eroina all'alcol il passo è stato breve; sono uscita da sola dall'eroina, ma sono incappata nell'alcol, e purtroppo da allora combatto contro questa sostanza che è più infida dell'eroina secondo me, perchè si può trovare ovunque e perchè comunque agli occhi del mondo, quando una donna beve un aperitivo in un bar, non dà tanto nell'occhio, è socialmente più accettabile rispetto a una sostanza invasiva come può essere l'eroina.

Ho iniziato a bere in maniera moderata fino a quando mi sono resa conto che non ero più io padrona della mia vita, quindi del mio bere sociale, ma ero diventata schiava, dipendente dalla sostanza dell'alcol.

Mi alzavo al mattino e le mie mani tremavano fino a quando non potevo accostarmi all'alcol, per cui è diventata veramente una dipendenza totale, olte che mentale, soprattutto fisica.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 31 Gennaio 2013 10:32

Storia di Giuseppe, 32 anni.

Scritto da Tito
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Storia di Giuseppe, 32 anni.

Quella di questo giovane uomo è una storia un po’ differente. La sua dipendenza è dall’alcol, ma nel suo corpo Giuseppe ha buttato di tutto. «Vuoi ridere? Sai come ho cominciato a bere? Avevo sedici anni e mio fratello maggiore, che era un tossico e alcolizzato e che oggi è alcolizzato e demente, mi ha fatto bere per la prima volta. Poi mi ha fatto anche provare il fumo. Mi sentivo un figo. Canne, birra, vino, campari. Ho iniziato da subito bevendo litri, litri di roba. Non so, ti faccio un esempio. Mi svegliavo e mi facevo qualche birra. Poi uscivo, andavo al supermercato e mi prendevo un po’ di lattine di quelle da 60 centesimi e me le bevevo lì, intanto che passeggiavo. Poi andavo al pub e mi facevo un paio di boccali. Ti parlo di centinaia di litri di alcol. Sai la mia specialità? Andavo al pub e puntavo chi si prendeva una birra. Lo seguivo con lo sguardo, e appena si girava per parlare con qualcuno e mollava il bicchiere, io glielo fregavo. La birra me la bevevo io, insomma. Ma sai quante birre gratis mi sono fatto così? Non ne hai neanche idea».

E la vita, al di fuori dalla dipendenza? Il lavoro? «Io ho sempre lavorato, anche adesso, e sono sempre stato rispettato. Assisto gli anziani, e nessuno mi ha mai accusato di niente. Magari qualche volta mi vedono un po’ agitato, una volta mi sembrava morto uno che non era morto, ma va be’. Secondo me non hanno capito. Non tutti, almeno».

Oltre all’alcol Giuseppe fumava erba e sniffava cocaina. «Oh, sì sì. Tanta erba e quando mi capitava anche la coca. E un po’ di acidi me li sono fatti alla grande. E anche il popper: un pomeriggio mi ricordo che ho bevuto, e ho tirato il popper quattro volte. Comunque ti volevo raccontare ’sta storia. Che non mi piace che la mafia si tenga in mano il mercato del fumo. E allora io mi ero creato il mio business. Mi rifornivo di semi e di tutto quello che serviva e mi ero fatto una serra. Tanta marijuana producevo, e roba buona davvero. La vendevo e ci guadagnavo anche. Io per me tenevo quelle cinque o sei canne al giorno. Lo so che è tanto, ma a me non sembrava».

Ma cosa piaceva davvero a Giuseppe nel periodo della sua dipendenza? La risposta è disarmante. «Ascolta, a me piaceva collassare. Era diventata un’abitudine come vomitare di continuo. Zero problemi. Vomitavo e collassavo. E stavo da dio. Una volta mi ricordo che un punkabbestia aveva una palla di speed, che è un pastone sintetico fatto con gli scarti delle amfetamine e tante altre robe. Quando il tipo ha rotto la palla mi è arrivata addosso una puzza che faceva vomitare, mi è anche venuto un conato. Ma quello che volevo io era distruggermi completamente, proprio collassare. Quindi me la sono fatta anche se non sapevo da dove poteva venire quella roba schifosa. A me comunque non importava niente». Una vita che era diventata anche una specie di militanza a tempo pieno.

«Questa te la racconto, e non mi vergogno anche se dovrei. Io vivo da solo. Quando facevo le pulizie in casa non potevo stare con la bottiglia sempre in mano perché non riuscivo a fare niente. Allora prima di iniziare le pulizie sistemavo una bottiglia di birra in ogni stanza. Così ce l’avevo sempre comoda da bere, che organizzazione. Non perdevo tempo, hai capito?».

La dipendenza di Giuseppe dall’alcol e dalle droghe ha perfino cambiato i suoi cicli vitali. Ecco come la racconta lui. «Facendo i turni non potevo presentarmi strafatto al lavoro. Insomma, ci vuole un po’ di misura. E allora se magari il giorno dopo sapevo di dovermi svegliare alle cinque mi ubriacavo e fumavo di brutto già al mattino. Così crollavo già al pomeriggio e non mi muovevo più fino a che non arrivava l’ora di alzarsi e andare al lavoro».

Viene da chiedersi quale possa essere stata la molla che ha fatto scattare in Giuseppe il desiderio di uscirne. E la spiegazione è semplice. «Intanto ho avuto dei problemi al fegato, e ci credo. Ma la cosa che mi ha fatto più paura e mi ha mandato in paranoia è stata la volta che ho fatto cilecca con una ragazza. Poi mi è successo ancora, e ancora. Insomma, non riuscivo più a fare sesso e sono andato dal dottore. Il dottore mi ha dato il Viagra e le cose sono migliorate un po’. Ma solo un po’. Non abbastanza per un ragazzo giovane. E se poi lo sanno tutti, mi sono detto? Che figura ci faccio? E’ stato allora che ho pensato di curarmi. Fino a quel punto proprio non mi passava neanche per la testa, figurati. Io guidavo anche la macchina senza problemi anche quando ero pieno come un uovo. Poi un giorno mi hanno fermato e mi hanno tolto la patente» E adesso? Che aspettative ha Giuseppe? «Senti, io non lo so cosa mi succederà. Adesso sono sedici giorni che non bevo e prendo questo veleno che si chiama Etiltox. In pratica è una medicina che se bevo alcolici sto malissimo. Vediamo, dai»

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 22 Gennaio 2014 13:02

Praticamente nasco ubriaco...

Scritto da Tito
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Praticamente nasco ubriaco...

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Praticamente nasco ubriaco. Mio padre era alcolista. In famiglia siamo 10 figli di cui tre, me compreso, con lo stesso problema...

Praticamente nasco ubriaco. Mio padre era alcolista. In famiglia siamo 10 figli di cui tre, me compreso, con lo stesso problema anche se due ne sono già usciti da tempo. Quando mio papà beveva nessuno di noi beveva, in particolare i miei due fratelli maggiori. Un giorno mio padre ebbe un infarto, io in quel periodo avevo 17 anni. Quando uscì dall'ospedale decise di smettere di bere, infatti non bevve più. Per il resto della sua vita, 30 anni da quel momento, cominciò il mio problema e quello dei miei fratelli. Iniziando dalla solita birretta nel fine settimana diventarono presto 5-6 al giorno. Poi sempre più, crescendo fino all'arrivo del servizio militare. Più o meno rientravo nella media... Quando mi congedai, dopo quattro mesi mi sono sposato. Da allora, senza accorgermene, bevevo sempre di più. Lavoravo per conto mio, avevo un banco di frutta, all'inizio del matrimonio. Sono poi subentrate troppe responsabilità per un ragazzo di vent'anni. Era presto per avere un ruolo da marito, quel ruolo mi stava stretto. Poco alla volta bevevo sempre di più. Intanto i miei parenti mi facevano notare che stavo esagerando con il bere e che piano piano stavo diventando un alcolizzato. Io non accettavo ciò che mi dicevano. Finchè non tocchi il fondo non te ne accorgi.

All'età di 27 anni andai in una Comunità. Rimango lì per otto mesi, avevo deciso di provare. Per sei anni non ho più toccato un goccio di alcol. Nel frattempo sorgevano di nuovo dei problemi di coppia, che non c'entravano nulla con l'alcol. Evidentemente non si andava più d'accordo in nessuna cosa. Questi 6 anni sono passati così, con alti e bassi. Nel '99 decidiamo di separarci, così comincia la mia avventura su e giù per l'Italia con il lavoro e non, comunque sempre brillo. Nel 2010 mi fermo a Brescia, ero stato già lì nel 2001. Conobbi una persona che mi aiutò a smettere; iniziai a frequentare i Servizi di Brescia con un ricovero. Con tanta volontà riesco a smettere. Mi danno una mano a trovare lavoro in una casa famiglia, tenendomi sempre in contatto con i Servizi che mi davano un appuntamento a settimana. Purtroppo nel maggio scorso mi arrivano dei definitivi e vado in carcere a Torino. Esco dal carcere il 10 febbraio e il giorno stesso ricomincio a bere e così va avanti fino a luglio. Stavo sprofondando di nuovo. Mi rivolsi al Ser.T. Tra un colloquio e un altro mi arrivarono altri definitivi per 9 mesi, con la possibilità di scontarli in comunità. Nei mesi che seguirono continuai a bere, un po' meno ma comunque bevevo. Poi il ricovero il 9 ottobre e l'ingresso qui al CUFRAD: una nuova opportunità.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 19 Febbraio 2014 10:08

Continuavo a bere e diventavo aggressivo con tutti...

Scritto da Tito
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Continuavo a bere e diventavo aggressivo con tutti...

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Non mi rendevo conto del male che facevo, continuavo a bere e diventavo aggressivo con tutti, sia con la mia famiglia che con gli altri. Di notte stavo male e poi al mattino ricominciavo a bere...

Cari amici ed amiche sono L. ed ho 41 anni. Sono padre di due bellissime bambine, sono separato dalla mia ex compagna e da quando ci siamo lasciati purtroppo ho seguito i miei compagni e mi son buttato nel bere.

Non mi rendevo conto del male che facevo, e continuavo a bere e diventavo aggressivo con tutti, sia con la mia famiglia che con gli altri con i quali combinavo casini in giro.

Di notte stavo male e poi al mattino ricominciavo di nuovo a bere. Sono andato avanti per quasi un anno a bere così, fino al punto che la mia ex compagna, non per male ma per paura, non mi ha fatto più vedere le bambine perdendo la fiducia in me.

Io, però, non mi rendevo conto e continuavo a bere finchè un giorno ho perso il lavoro e da qual giorno lì ho deciso che la mia vita non valeva più, non avevo più voglia di vivere e così ho pensato più volte al suicidio.

Ringrazio mio fratello e mia madre che mi hanno salvato in tempo portandomi circa due anni fa nel repartino psichiatrico dove sono stato salvato; inoltre, sono andati a parlare con il Centro di Salute Mentale dove mi hanno preso in carico.

Dopo un periodo di repartino psichiatrico, sono tornato a casa e credevo che il vizio del bere mi si fosse tolto, ma ci sono ricascato perchè mi sentivo solo. Di lì ho fatto di nuovo un ricovero psichiatrico finchè sono arrivato a 21 ricoveri.

A dicembre dell'anno scorso ero in una casa famiglia dove non eravamo tanto controllati e ogni tanto a tavola la sera si beveva. Purtroppo una sera ho avuto un litigio con un ragazzo dentro la casa, è arrivata un'ambulanza e mi ha portato al pronto soccorso e da qualla sera lì non ho più rivisto la casa famiglia e questo mi dispiace tantissimo... ho fatto un grossissimo sbaglio.

Da lì, poi, ho fatto circa 9 mesi di case di cura finchè i miei Servizi mi hanno portato in questa comunità francescana dove ho ricominciato la mia esperienza di vita, ma soprattutto è nata dentro di me la voglia di lottare, di andare avanti.

Qui ho incontrato tanti ragazzi e ragazze che non hanno una casa e che sono in cura qui, mentre altri hanno una casa e possono tornare a lavorare. Cosa vi posso dire di me? Ho imparato a mediare con i miei compagni, ma soprattutto con me stesso; ho imparato ad avere la calma, la tranquillità dentro di me e con gli altri, a non essere aggressivo né con me stesso, né con i miei compagni di gruppo, ma soprattutto ad essere disponibile con tutte le persone che mi stanno accanto.

Se ce la sto facendo io, ce la possono fare anche altri: a queste persone dico buona fortuna e auguro una vita migliore di quella passata.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Sono andato incontro all'alcol che mi ha accompagnato per tutta la vita...

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DA GIOVANE ERO MLTO TIMIDO E MOLTO ANSIOSO. Già a scuola avevo dei problemi a relazionarmi con gli altri e quindi sono andato incontro all'alcol che mi ha accompagnato per tutta la vita...

Mi chiamo A. e vengo da Cosenza.

Da giovane ero molto timido e molto ansioso.

Già a scuola avevo dei problemi a relazionarmi con gli altri e quindi sono andato incontro all'alcol che mi ha accompagnato per tutta la vita.

Ho avuto questa chiusura totale fin da piccolo, ma a partire dai 18 anni ho iniziato a far uso di alcol, chiudendomi ancora di più, e poi ho iniziato ad usare anche psicofarmaci insieme all'alcol.

Facevo uso specialmente di Xanax, e questo mi ha portato a stare molto da solo, a frequentare cattive compagnie..., e la solitudine mi ha rovinato ancora di più di quello che già ero perché lo stare solo mi ha portato a stare male con la testa, a buttarmi giù del tutto e quindi non riuscivo più a rialzarmi, non avevo più le forze, non sapevo più dove andare e ho deciso di chiedere aiuto.

Ho perso il lavoro, non avevo più amici e allora ho deciso di andare al SERT: sono andato un giorno di circa un anno fa ed ho chiesto di poter andare lontano. Io sono del Sud, vengo dalla Calabria, e ho chiesto di andare fuori, il più lontano possibile, perché volevo allontanarmi da tutto e da tutti e loro mi hanno detto che mi mandavano al CUFRAD e io ho detto che mi andava bene...

All'inizio ero molto scettico perché cambiare vita totalmente era difficile per me, lasciare tutto, però la scelta che ho fatto mi ha aiutato perché quando sono arrivato qui al CUFRAD sono riuscito a liberarmi, soprattutto sono riuscito a trovare delle persone che mi sono amiche, delle persone che mi hanno capito e che mi stanno vicino.

Poi sono riuscito a liberami nel parlare, a liberarmi anche dai farmaci, a liberarmi dallo Xanax che mi ha accompagnato per tantissimi anni, a liberarmi dall'alcol...

Invito chi sta male per l'alcol, per l'abuso di farmaci, per la solitudine, per la depressione, a cercare aiuto perché nel mio caso quello che mi ha fatto più del male, quello che mi ha buttato più giù è che non ho chiesto aiuto a nessuno per tantissimi anni.

Non chiedere aiuto mi ha portato a bere, cioè mi chiudevo dentro me stesso e bevevo senza chiedere aiuto a nessuno...

La mia testimonianza è breve perché io ho solo questo da dire: quando si è nelle difficoltà non bisogna buttarsi giù e bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto il più presto possibile.

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Lunedì 20 Ottobre 2014 19:06

Voglio cambiare e ci voglio provare veramente...

Scritto da Tito
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Voglio cambiare e ci voglio provare veramente...

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Fino ad un mese fa piangevo tutti i giorni e non riuscivo a trovare il senso di restare qua. Poi qualcosa è cambiato... voglio cambiare e ci voglio provare veramente.

Mi chiamo L., sono una donna di 40 anni e sono dipendente da alcol, sostanze e farmaci da tanto, troppo tempo.

Fino ad un mese fa piangevo tutti i giorni e non riuscivo a trovare il senso di restare qua.

Poi qualcosa è cambiato, forse non ho più voglia di non essere lucida, voglio cambiare e ci voglio provare veramente.

In questo periodo del mio percorso comunitario penso di vivere una situazione psicologica abbastanza soddisfacente, il mio umore è stabile e non ho particolari turbe e difficoltà; inoltre ho concordato con lo psichiatra una terapia farmacologica più stabile, mentre prima ero sempre alla ricerca di sedativi tanto che un mese fa, dopo essere stata ricoverata in clinica, ho anche rischiato il coma farmacologico.

A differenza del passato ora sono in grado maggiormente di prendermi cura di me, della mia igiene personale e della mia stanza, svolgo regolarmente le mie mansioni e spesso mi offro volontaria per fare delle attività in più di ciò che è richiesto agli altri.

Partecipo con maggiore impegno ed entusiasmo alle attività di gruppo e, a differenza di prima, intervengo senza vergogna e senza paura.

Ho maggiore motivazione ad affrontare il percorso terapeutico e, rispetto a qualche tempo fa in cui volevo andarmene, ora voglio restare ed occuparmi di me anche se so che non sarà facile.

Ho la totale consapevolezza di essere a rischio, sono molto vulnerabile e questo mi fa paura.

Fuori di qui non ho più amici, non ho più un lavoro, non ho più una vita mia e questi rappresentano degli stimoli per ricominciare da capo; ho 40 anni, ho ancora una vita davanti e voglio poter sperare in un cambiamento radicale.

Con il tempo qui al CUFRAD ho modificato il modo di relazionarmi con gli altri, sono più autentica e sincera, vado d'accordo con i miei compagni con i quali mi confronto ogni giorno e grazie a questo ho imparato a fidarmi di qualcuno di loro e ho acquisito anche maggiore sicurezza in me.

Ciò che mi preoccupa molto è la mia farmacofilia e proprio da qui sto ripartendo: ho smesso di cercare lo psichiatra in modo ossessivo per ottenere più farmaci e sto cercando di evitare di chiedere quotidianamente di cambiare terapia per ricercare l'effetto dello sballo; provare a fare ciò per me è durissimo perchè è sempre stato il mio modo di stare al mondo e di annullare i miei problemi ed i miei dolori.

Quello che mi prospetto di fare è mantenere la medesima terapia farmacologica, controllare la mia dipendenza per poter veramente ricominciare da capo. I buoni propositi ci sono e farò di tutto per mantenerli.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 23 Novembre 2016 13:39

«A 16 ANNI BEVO PER DIMENTICARE»

Scritto da Tito
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«A 16 ANNI BEVO PER DIMENTICARE»

SECONDO I DATI DI TELEFONO AZZURRO, 50,6 ADOLESCENTI SU 100 AMMETTONO DI BERE ALCOLICI E SONO 13 SU 100 QUELLI CHE FANNO USO DI DROGHE. LE STORIE DI ALESSIO, 16 ANNI, E ARIANNA, 15, CHE HANNO CHIESTO AIUTO PER VINCERE LE LORO DIPENDENZE

Bevono o si drogano perché hanno voglia di sperimentare e di sentirsi grandi. Ma, a volte, anche perché pensano di trovare un aiuto per superare violenze fisiche o sessuali o per sopportare famiglie disgregate. 50,6 adolescenti su 100, fra quelli intervistati da Telefono Azzurro, ammettono di bere alcolici: il 31% dei ragazzi fra gli 11 e i 14 anni, il 66,3% fra i 15 e i 19.

La metà degli adolescenti dice di essersi ubriacato almeno una volta. Il 33% almeno una volta nell’ultimo mese, il 16% tre o più volte nell’ultimo mese. E sono 13 su 100 quelli che fanno uso di droghe. «Uno dei problemi per cui arrivano più richieste di aiuto al Telefono Azzurro – spiegano dall’associazione - riguarda proprio l’abuso di sostanze: sono state oltre 310 le richieste in due anni».

Una di queste è quella di Alessio, 16 anni, che quest’estate ha chiamato Telefono Azzurro: «Non ce la faccio più». L’operatrice gli ha chiesto di parlare liberamente, e lui ha raccontato di aver perso il padre per overdose qualche anno fa e di avere un rapporto che già «non era un granché» e che, dalla morte del papà, è peggiorato.

Alessio non sopporta più i continui insulti dei familiari: «Credono che io sia drogato, anche se non lo sono». Però poi racconta di fumare tutti i giorni erba, per «dimenticare» la situazione familiare. Fumare lo fa sentire tranquillo e gli permette di non pensare, «di stare un po’ in anestesia».

Con gli amici sta bene, ma nessuno sa cosa succede in casa. Alessio vuole un aiuto per andarsene. L’operatrice di Telefono Azzurro lo ascolta e cerca di deresponsabilizzarlo sulle tensioni familiari. Dopo aver riflettuto insieme su come si sentono la mamma e i fratelli, cercano insieme possibili soluzioni che non siano «smettere di parlare con tutti», come vorrebbe fare Alessio.

Poi l’operatrice gli chiede che cosa lo «spinga» a fumare e parla di quali conseguenze potrebbe avere: lui è molto lucido e sa quali sono i bisogni suoi e dei famigliari. E anche se insiste per un po’ spiegando di volersene andare di casa, alla fine della telefonata accetta di «provare altre strade».

Richiama qualche giorno dopo: dice di aver parlato con la mamma e di avere deciso insieme di iniziare un percorso nel consultorio familiare di zona, come le ha proposto dall’operatrice di Telefono Azzurro. Sta molto meglio, e se fumare gli serve ancora, sente meno quell’esigenza. Sa che troverà strategie diverse insieme ai professionisti per imparare a calmarsi, e guarda al futuro in modo positivo: sente che la famiglia sarà ricostruita. Ed è anche grazie a lui, che ha saputo chiedere aiuto.

Arianna, 15 anni, ha chiamato il Telefono Azzurro perché ne ha abbastanza delle tensioni in casa: i genitori continuano il «tira e molla» da 10 anni, minacciano di separarsi ma non si decidono a farlo. Il papà si sposta spesso in un’altra casa e a volte Arianna sta con lui, ma è esausta di questa situazione.

La mamma la minaccia, anche con i coltelli, le tira i capelli e la picchia spesso, la «incolpa» per essere nata. Il papà non la calcola molto, ma quando lo fa, di solito è per picchiarla. Arianna si sente il «parafulmine» delle tensioni di casa.

Con l’operatrice ha riflettuto sulle motivazioni che possono spingere i genitori a comportarsi così, e pensa che, forse, potrebbero essere preoccupati perché sanno che lei usa alcol ed hashish. Ha sempre fatto fatica a stringere amicizia e, nel gruppo che ha trovato, tutti bevono e fumano.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.vanityfair.it/news/storie/16/10/16/alcol-droga-bambini-minori-telefono-azzurro-storie

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Ho smesso di ?farmi? 5 anni fa, ma l'alcol ha sostituito la mia dipendenza da altre sostanze...

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Il CUFRAD mi è servito molto, avevo perso la mia identità da troppo tempo. Ho smesso di “farmi” 5 anni fa, ma l'alcol ha sostituito la mia dipendenza da altre sostanze, pensavo che in fondo qualche birra non poteva farmi tanto male e invece...

Sono arrivato al CUFRAD nel Gennaio del 2014. Dopo aver scoperto di avere dei problemi al fegato i miei Servizi mi hanno consigliato questa struttura. Perdevo molto peso e dopo molte visite i medici mi hanno diagnosticato la cirrosi epatica. Ho avuto paura... mi sono fatto un esame di coscienza ed ecco perchè sono qui.

Il CUFRAD mi è servito molto, avevo perso la mia identità da troppo tempo.

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