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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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LA TERAPIA FARMACOLOGIA DELL’ALCOLISMO: IL DISULFIRAM E IL NALTREXONE

La terapia farmacologia dell’alcolismo: il disulfiram e il naltrexone i primi due farmaci anti-alcol approvati dagli organismi regolatori per la pratica clinica. Parte II  Ezio Manzato, Felice Nava, Gisella Manzato, Sara Rosa, Fabio Caputo

Una review sugli approcci farmacologici per ridurre il cravingin pazienti con disturbi da uso di alcol (AUD), che ha discusso i modelli interdisciplinari sviluppati per comprendere il craving, i differenti approcci usati per valutarlo e misurarlo e i farmaci utilizzati e testati per diminuirlo nei pazienti con disturbi da uso di alcol, ha osservato che la ricerca sul concetto di craving ha portato a una migliore conoscenza dei circuiti biocomportamentali che contribuiscono alla complessità dei disturbi da uso di alcol.

In particolare, per quanto riguarda le attuali farmacoterapie per ridurre il craving per l’alcol, specificamente prendendo come bersaglio gli aspetti psicologici associati al modello psicobiologico a tre vie nervose del craving alcolico (Verheul e coll., 1999), gli approcci sperimentali per valutare le farmacoterapie per ridurre il craving si sono basati sulla teoria della disregolazione dei meccanismi neurobiologici del craving associato con sintomi clinici nei soggetti alcolisti.

Le farmacoterapie attualmente usate che hanno come bersaglio la via nervosa reward (con craving reward caratterizzato da disregolazione della dopamina e/o degli oppiodi) sono gli antagonisti dei recettori degli oppioidi come il naltrexone, approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 1994 per il trattamento dell’alcolismo, e farmaci attivi sul sistema della dopamina, quali gli antagonisti del recettore della dopamina, come gli antipsicotici atipici (APA) aripiprazolo (agonista parziale dei recettori D 2 e 5-HT 1A e antagonista del recettore 5-HT 2A), quetiapina (che si lega con i recettori D 1-2, 5-HT 1A-2A e adrenergici α 1-2) e olanzapina (antagonista atipico dei recettori D 2,4 e 5-HT 2).

copia integrale del testo si può trovare sulla rivista "Mission" n. 45: http://www.federserd.it/periodico/mission45.pdf

 

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 23 Novembre 2016 23:56

L’ALCOL È ANTIDEPRESSIVO, FUNZIONA COME I FARMACI

Scritto da Tito
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L’ALCOL È ANTIDEPRESSIVO, FUNZIONA COME I FARMACI

SECONDO UNO STUDIO L’ALCOL AVREBBE GLI EFFETTI DI UN FARMACO ANTIDEPRESSIVO, PRODUCENDO LE STESSE MODIFICHE NEURALI E MOLECOLARI. TUTTAVIA, È PUR SEMPRE ALCOOL

STATI UNITI – L’assunzione di alcol avrebbe sull’organismo gli stessi effetti dell’assunzione di un farmaco antidepressivo. Ecco quanto sostenuto da uno studio condotto dai ricercatori della Wake Forest School of Medicine a Winston-Salem, Carolina del Nord, in cui gli scienziati hanno trovato che l’alcol produce gli stessi cambiamenti neurali e molecolari che avvengono con gli psicofarmaci che hanno dimostrato di essere efficaci antidepressivi.

Comorbidità

Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Communications, ha analizzato gli effetti neurali e molecolari dell’assunzione di alcol. Qui, Kimberly Raab-Graham, professore del Physiology and Pharmacology Department alla WFSM, e colleghi hanno scoperto che molte persone possono ‘trattare’ la loro depressione ricorrendo all’alcol, poiché ottengono più o meno gli stessi effetti di uno psicofarmaco. «A causa della elevata comorbilità tra disturbo depressivo maggiore e l’alcolismo – spiega la prof.ssa Raab-Graham – vi è l’ipotesi di un’automedicazione ampiamente riconosciuta, il che suggerisce che le persone depresse possono rivolgersi al bere come un mezzo per trattare la loro depressione. Ora abbiamo ottenuto i dati biochimici e comportamentali per sostenere questa ipotesi».

Non è un medicamento

I ricercatori, sebbene abbiano appurato che l’alcol produce determinati effetti, sottolineano che l’alcol non è da considerarsi un medicamento; anzi. «C’è sicuramente un pericolo in sé nell’autocurarsi con l’alcool – precisa l’esperta – C’è una linea molto sottile tra l’essere utile o dannoso, e a un certo punto durante l’uso ripetuto l’automedicazione si trasforma in dipendenza».

Lo studio

Condotto su modello animale, lo studio ha mostrato che una singola dose a un livello inebriante di alcol ha dimostrato di bloccare i recettori NMDA (proteine associate con l’apprendimento e la memoria), e lavorato in collaborazione con le proteine FMRP (correlate con l’autismo) per trasformare un acido chiamato GABA da un inibitore in uno stimolatore dell’attività neurale. Il percorso biochimico mostrato dall’alcol è lo stesso che si osserva nell’assunzione di farmaci antidepressivi. E tutti questi cambiamenti a livello organico, hanno inoltre determinato un comportamento non depressivo della durata di almeno 24 ore.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://salute.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20161014_393145

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 23 Novembre 2016 13:39

«A 16 ANNI BEVO PER DIMENTICARE»

Scritto da Tito
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«A 16 ANNI BEVO PER DIMENTICARE»

SECONDO I DATI DI TELEFONO AZZURRO, 50,6 ADOLESCENTI SU 100 AMMETTONO DI BERE ALCOLICI E SONO 13 SU 100 QUELLI CHE FANNO USO DI DROGHE. LE STORIE DI ALESSIO, 16 ANNI, E ARIANNA, 15, CHE HANNO CHIESTO AIUTO PER VINCERE LE LORO DIPENDENZE

Bevono o si drogano perché hanno voglia di sperimentare e di sentirsi grandi. Ma, a volte, anche perché pensano di trovare un aiuto per superare violenze fisiche o sessuali o per sopportare famiglie disgregate. 50,6 adolescenti su 100, fra quelli intervistati da Telefono Azzurro, ammettono di bere alcolici: il 31% dei ragazzi fra gli 11 e i 14 anni, il 66,3% fra i 15 e i 19.

La metà degli adolescenti dice di essersi ubriacato almeno una volta. Il 33% almeno una volta nell’ultimo mese, il 16% tre o più volte nell’ultimo mese. E sono 13 su 100 quelli che fanno uso di droghe. «Uno dei problemi per cui arrivano più richieste di aiuto al Telefono Azzurro – spiegano dall’associazione - riguarda proprio l’abuso di sostanze: sono state oltre 310 le richieste in due anni».

Una di queste è quella di Alessio, 16 anni, che quest’estate ha chiamato Telefono Azzurro: «Non ce la faccio più». L’operatrice gli ha chiesto di parlare liberamente, e lui ha raccontato di aver perso il padre per overdose qualche anno fa e di avere un rapporto che già «non era un granché» e che, dalla morte del papà, è peggiorato.

Alessio non sopporta più i continui insulti dei familiari: «Credono che io sia drogato, anche se non lo sono». Però poi racconta di fumare tutti i giorni erba, per «dimenticare» la situazione familiare. Fumare lo fa sentire tranquillo e gli permette di non pensare, «di stare un po’ in anestesia».

Con gli amici sta bene, ma nessuno sa cosa succede in casa. Alessio vuole un aiuto per andarsene. L’operatrice di Telefono Azzurro lo ascolta e cerca di deresponsabilizzarlo sulle tensioni familiari. Dopo aver riflettuto insieme su come si sentono la mamma e i fratelli, cercano insieme possibili soluzioni che non siano «smettere di parlare con tutti», come vorrebbe fare Alessio.

Poi l’operatrice gli chiede che cosa lo «spinga» a fumare e parla di quali conseguenze potrebbe avere: lui è molto lucido e sa quali sono i bisogni suoi e dei famigliari. E anche se insiste per un po’ spiegando di volersene andare di casa, alla fine della telefonata accetta di «provare altre strade».

Richiama qualche giorno dopo: dice di aver parlato con la mamma e di avere deciso insieme di iniziare un percorso nel consultorio familiare di zona, come le ha proposto dall’operatrice di Telefono Azzurro. Sta molto meglio, e se fumare gli serve ancora, sente meno quell’esigenza. Sa che troverà strategie diverse insieme ai professionisti per imparare a calmarsi, e guarda al futuro in modo positivo: sente che la famiglia sarà ricostruita. Ed è anche grazie a lui, che ha saputo chiedere aiuto.

Arianna, 15 anni, ha chiamato il Telefono Azzurro perché ne ha abbastanza delle tensioni in casa: i genitori continuano il «tira e molla» da 10 anni, minacciano di separarsi ma non si decidono a farlo. Il papà si sposta spesso in un’altra casa e a volte Arianna sta con lui, ma è esausta di questa situazione.

La mamma la minaccia, anche con i coltelli, le tira i capelli e la picchia spesso, la «incolpa» per essere nata. Il papà non la calcola molto, ma quando lo fa, di solito è per picchiarla. Arianna si sente il «parafulmine» delle tensioni di casa.

Con l’operatrice ha riflettuto sulle motivazioni che possono spingere i genitori a comportarsi così, e pensa che, forse, potrebbero essere preoccupati perché sanno che lei usa alcol ed hashish. Ha sempre fatto fatica a stringere amicizia e, nel gruppo che ha trovato, tutti bevono e fumano.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.vanityfair.it/news/storie/16/10/16/alcol-droga-bambini-minori-telefono-azzurro-storie

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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A Benevento il II seminario degli Alcolisti Anonimi "Recuperarsi lavorando con gli altri"

http://www.ilquaderno.it/a-benevento-il-ii-seminario-degli-alcolisti-anonimi

Sabato 19 novembre alle  ore 10.30 presso l'Hotel President avrà inizio l'incontro promosso dall'assaciazione Alcolisti Anonimi.

“Il recupero dell’Alcolista: sinergie tra Istituzioni e Alcolisti Anonimi”. Sarà questo il tema dell’incontro aperto con i professionisti nell’ambito del secondo seminario interregionale in programma sabato 19 e domenica 20 novembre al President Hotel di Benevento. 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 17 Novembre 2016 17:21

Energy drink e alcol: per gli adolescenti sono come cocaina.

Scritto da Tito
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Energy drink e alcol: per gli adolescenti sono come cocaina. Nuovi studi confermano i pericoli associati al consumo combinato delle due bevande

http://www.ilfattoalimentare.it/

Per il cervello degli adolescenti sono come la cocaina. Negli animali, l’associazione di energy drink e bevande alcoliche produce effetti simili a quelli derivanti dall’assunzione di stimolanti come la cocaina, e per questo andrebbe assolutamente evitata. Sono questi i preoccupanti risultati pubblicati su PLoS One di uno studio della Purdue University, che dimostra come la miscela di alcol e bevande energetiche ha effetti sinergici negativi e duraturi sul cervello, al punto che alcune conseguenze gravi si ritrovano molto chiaramente nell’età adulta. Lo studio è stato condotto su un modello animale affidabile, convalidato da tempo e utilizzato in molti studi sulle sostanze d’abuso (topi di età paragonabile all’adolescenza, sottoposti a dosi di sostanze simili a quelle assunte dai ragazzi).

Negli animali l’assunzione di alte dosi di caffeina e alcol si traduce in un aumento dell’attività motoria, del tutto simile all’effetto ottenuto somministrando cocaina,  e decisamente superiore a quello che si vede quando le due sostanze vengono somministrate singolarmente. Inoltre, nel cervello si nota l’aumento di una sostanza chiamata delta FosB, sempre elevata nei consumatori abituali di droga e associata a modifiche anatomiche di alcune aree cerebrali.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 16 Novembre 2016 21:03

ALCOLISTI ANONIMI: LA COLLABORAZIONE CON I PROFESSIONISTI

Scritto da Tito
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ALCOLISTI ANONIMI: LA COLLABORAZIONE CON I PROFESSIONISTI

COLLABORAZIONE CON I PROFESSIONISTI

Alcolisti anonimi nel suo rivolgersi all'esterno, ha come costante riferimento il territorio nel quale operano i gruppi A.A.; di conseguenza il rapporto con i medici di famiglia, con i centri di alcologia, con le strutture ospedaliere e con gli operatori del sociale sta divenendo sempre più un canale privilegiato di collaborazione.

Non vogliamo certo sostenere che Alcolisti Anonimi funzioni sempre e per tutti; nonostante la nostra buona volontà e il nostro amore molti che si rivolgono a noi purtroppo non rimangono, altri hanno la necessità di essere prima disintossicati in qualche centro, altri ancora hanno bisogno di ricevere contemporaneamente un'assistenza specializzata di tipo diverso.

Ciononostante, in moltissimi casi Alcolisti Anonimi costituisce una soluzione concreta per i diretti interessati, e può pertanto rivelarsi una risorsa utile a tutti coloro che, per professione o volontariato, sono chiamati a occuparsi di alcolismo. Una risorsa collaudata da una vastissima esperienza.

Ma, nel concreto, in che modo l'esperienza di Alcolisti Anonimi può risultare utile?

Innanzitutto è fuori di dubbio, e noi alcolisti possiamo ben testimoniarlo avendone avuta diretta esperienza, che una delle maggiori difficoltà che solitamente si incontra quando si ha a che fare con uno di noi è quella della negazione del problema, talvolta ostinata anche di fronte all'evidenza più assoluta: tale atteggiamento rende difficile una comunicazione corretta, quando non la preclude del tutto, pregiudicando così qualsiasi tipo di intervento. La partecipazione a un gruppo A.A. può aiutare a superare questo ostacolo: quando un alcolista si trova in mezzo ad altri come lui, che attraverso le loro testimonianze gli mostrano la realtà dal suo stesso punto di vista, subisce quasi sempre un processo di identificazione che lo porta a incrinare quel muro di isolamento e di diffidenza che si è creato intorno, a dubitare di avere anch'egli seri problemi con l'alcol e, infine, ad accettare l'idea di farsi aiutare.

In secondo luogo, come molti medici e psicologi sanno bene, il vero scoglio dell'alcolismo non è tanto quello di portare il soggetto a interrompere l'assunzione di alcolici, anche se spesso è impresa assai ardua se non si dispone di un luogo protetto (dalle "tentazioni") e della sua collaborazione; la difficoltà maggiore è quella di scongiurare le "ricadute", che d'un colpo possono vanificare il lavoro fatto con effetti frustranti per tutti.

Ci siamo da tempo convinti, spesso a nostre spese, che un alcolista che ha smesso di bere non riuscirà a rimanere a lungo sobrio con le sue sole forze: dopo un periodo più o meno lungo la motivazione che lo ha portato a smettere si indebolisce, subentra l'illusione di poter tornare a gestire il proprio bere e si ritrova al punto di partenza, se non peggio. Il passaggio da una precaria astinenza a una stabile sobrietà avviene solo se si accompagna alla rottura di vecchi schemi comportamentali talvolta molto consolidati e a un radicale cambiamento interiore.

Ovviamente è difficile che ciò possa avvenire in tempi brevi e senza aiuto; presuppone invece un intervento costante, un impegno personale convinto, una motivazione alimentata permanentemente e un sostegno esterno efficace e continuo.

E' soprattutto in questa fase che un gruppo A.A. può risultare uno strumento prezioso: partecipare regolarmente alle riunioni praticando il Programma dei Dodici Passi consente all'alcolista di rafforzare costantemente la sua sobrietà e di trovare valori e stimoli positivi da sostituire agli antichi.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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IL 13% DEI RAGAZZI DAI 15 AI 19 ANNI FA ANCHE USO DI DROGHE: SONO ALCUNI DEI DATI - ALLARMANTI - PRESENTATI DALL'ASSOCIAZIONE TELEFONO AZZURRO DURANTE IL PRIMO DEI DUE GIORNI DELL'EVENTO WEFREE DAYS A SAN PATRIGNANO. PRESENTI ALMENO 2500 STUDENTI PER PARTECIPARE A INCONTRI E LABORATORI SULLE DIPENDENZE

C’è anche Telefono azzurro fra i relatori del WeFree Days, progetto promosso dalla Comunità di San Patrignano che prevede un’ampia rete d’interventi di prevenzione sul territorio nazionale incentrati sulla “peer-to-peer education”, con il coinvolgimento di alcuni ragazzi della comunità in una due giorni (11 e 12 ottobre) densa di attività dedicate ad approfondire tematiche relative alla tossicodipendenza e al disagio sociale giovanile. All’evento, prenderanno parte circa 2.500 studenti provenienti da istituti superiori di tutta Italia, accanto a rappresentanti italiani e internazionali delle Istituzioni, esponenti di associazioni attive in ambito sociale unitamente a personaggi del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo.

Telefono azzurro, che dal 1987 si impegna quotidianamente per difendere i diritti dell'infanzia e dell’adolescenza, ha preso parte l’11 ottobre al Forum dal titolo: “Violenza e droga, criticità ambientali e relazionali domestiche all’origine della dipendenza”, in cui ha presentato i risultati di una ricerca recentemente condotta dal suo Osservatorio Adolescenti insieme a Doxa Kids, che ha rivelato evidenze allarmanti. ll 50,6% degli adolescenti intervistati da Telefono Azzurro dichiara di bere alcolici, con un trend crescente nel passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza. Un dato che si attesta attorno al 31% per la fascia di età 11-14 anni e al 66,3% per la fascia 15-19 anni. Dall’indagine emerge come l’alcol sia una sostanza non solo diffusa ed accessibile, ma anche che viene spesso usata in modo incontrollato: la metà degli adolescenti dice di essersi ubriacato almeno una volta; il 33% almeno una volta nell’ultimo mese; il 16% tre o più volte nell’ultimo mese.

Un fenomeno ampiamente sottostimato, così come quello dell’uso di sostanze stupefacenti: Il 13% dei ragazzi del campione dichiara di fare uso di droghe. Una tendenza che emerge anche nelle paure dei genitori intervistati: il 71% dichiara di avere come maggior timore l’uso di droghe da parte del figlio. Una delle problematiche per cui si risconta un significativo aumento delle richieste di aiuto al Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro, alla linea 1.96.96 o in chat su azzurro.it e al Servizio Emergenza Infanzia (114) riguarda proprio l’abuso di sostanze: sono state oltre 310 le richieste di aiuto/consulenza/emergenza in due anni.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.vita.it/it/article/2016/10/11/italia-beve-alcolici-il-31-degli-under-14-e-il-66-degli-under-19/141147/

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Consumo di alcolici e mortalità alcol-attribuibile: i dati europei 1990-2014

Anche se, negli ultimi 25 anni, il consumo di alcol all’interno della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è nel complesso diminuito, l’assunzione di bevande alcoliche continua a rappresentare uno dei principali rischi di mortalità.

In questo stesso periodo, infatti, a livello europeo si osserva un leggero aumento (4%) dell’impatto globale della mortalità alcbevande alcoliche, consumi, mortalità alcol-attribuibile, omsol-attribuibile, a cui contribuiscono principalmente i Paesi dell’Europa orientale (che registrano trend in significativa crescita).

Il rapporto “Public health successes and missed opportunities. Trends in alcohol consumption and attributable mortality in the WHO European Region, 1990–2014 (2016)”, pubblicato dall’Oms Europa a ottobre 2016, descrive l’andamento del consumo di alcol e dei decessi attribuibili al consumo di bevande alcoliche nei Paesi europei e fornisce i dati delle singole nazioni mostrando differenze importanti.

Leggi l'approfondimento a cura di Emanuele Scafato e Silvia Ghirini (Osservatorio nazionale alcol, Cnesps-Iss).

 

http://www.epicentro.iss.it/alcol/aggiornamenti.asp

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Domenica 06 Novembre 2016 12:46

Affossato il disegno di legge su alcol e minori.

Scritto da Tito
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Affossato il disegno di legge su alcol e minori. Bottamedi su tutte le furie

La maggioranza ha deciso di interrompere il dibattito e di chiudere la discussione sulla proposta di legge. Le minoranze attaccano: "Grave violazione della democrazia"

http://www.ildolomiti.it/

TRENTO. La consigliera Manuela Bottamedi è su tutte le furie. “Da stamattina è ufficiale - afferma inviperita - la democrazia è morta e del problema dei minori e dell'alcol alla maggioranza di centrosinistra autonomista, interessa zero”.

Questa mattina nell'Aula del Consiglio provinciale doveva essere discusso e votato il disegno di legge sul contrasto all'abuso di alcol tra i minorenni, argomento che alla consigliera sta a cuore e che su questo ha addirittura organizzato nelle settimane scorse un seguitissimo approfondimento con esperti ed esponenti dell'alcologia dell'Azienda sanitaria.

La discussione c'è stata, perlomeno la discussione generale, ma la maggioranza prima di inoltrarsi nell'analisi del testo, e ovviamente prima di arrivare alla votazione, ha presentato un ordine del giorno che di fatto affossa la proposta di legge.

“La mia legge è stata abortita”, grida infatti Bottamedi. “La maggioranza di governo non ha voluto nemmeno che si discutesse e votasse il mio disegno di legge con bugie e motivazioni assurde, ridicole, inaccettabili”.

Solo qualche mese fa, ricorda la consigliera, “in Commissione erano tutti d'accordo, tutte le realtà che sono state audite erano favorevoli”.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Martedì 25 Ottobre 2016 10:40

Milano, caffè corretti e birre

Scritto da Tito
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Milano, caffè corretti e birre

http://milano.corriere.it/notizie

Un 20enne su tre fa abuso d’alcol

E il 75% degli under 34 che si ubriacano usa droghe. «Per molti il problema si trascina anche per 10 anni»

«La mia giornata iniziava con il caffè corretto grappa: uno prima di iniziare a lavorare, uno-due al lavoro, più un paio di sambuche. Compravo poi delle birre che tenevo nello zaino e che portavo al ristorante dove lavoravo. Ne bevevo 4-5 la mattina, un paio nella pausa di lavoro, altre 5-6-7 tra il pomeriggio e la sera. A casa, prima di addormentarmi, erano altre 3-4». È il racconto (documentato con una video-intervista pubblicata su Corriere.it) di uno dei pazienti in cura al Nucleo operativo di alcologia (Noa) di via Settembrini 32, il servizio di disintossicazione dell’Ats (ex Asl). Una testimonianza che rompe il silenzio della Milano dove ci sono due nuovi casi al giorno di alcolisti dichiarati. Uomini e donne, 40-50 enni, che chiedono aiuto e che spesso riconoscono il loro problema solo dopo dieci anni di abuso.

Il fenomeno preoccupa a tal punto da avere spinto le autorità sanitarie ad aprire per la prima volta la porta del Noa, con un open day organizzato per lunedì (www.ats-milano.it, telefono 02.85788257). L’obiettivo è farsi conoscere per riuscire a intercettare sempre più presto chi ha problemi con il bere, ma rifiuta l’idea di essere un alcolista. Del resto, dietro ai numero c’è un allarme sociale che non può essere ignorato: sono oltre 200 mila i milanesi che nell’ultimo anno si sono ubriacati. Il dato è preoccupante per l’alta percentuale di giovani: uno su tre sotto i 24 anni, e il numero scende solo di poco, al 24%, tra gli under 34. Con l’alcol abbinato a droghe.

Sbronze di oggi che possono trasformarsi in dipendenza nel futuro. Com’è successo al paziente intervistato, un cameriere di 43 anni: «Sono stato prima un bevitore sociale, il giovane che beve quando esce la sera e va in discoteca. Poi l’alcol è diventato un problema». Cinzia Sacchelli, alla guida del Noa di via Settembrini, non ci gira intorno: «Da un’indagine effettuata su un campione di tremila milanesi, emerge che oltre 70 mila giovani under 34 hanno consumato alcol in maniera eccessiva nell’ultimo mese e che il comportamento è nel 75% dei casi associato a un uso di sostanze psicoattive illegali (in particolare cannabis e cocaina). I dati clinici dei nostri pazienti dimostrano che il rapporto sbagliato con l’alcol inizia da giovanissimi, viene trascinato poi per anni, troppi, fino a dopo i 40. È, allora, che finalmente c’è chi si decide a chiedere aiuto».

L’uscita dal tunnel è scandita da tentazioni, rischio di ricadute e voglia di farcela. «Oggi sono esattamente 275 giorni di astinenza. Dal 19 gennaio 2016. Il motivo scatenante che mi ha portato alla decisione di smettere? Un incidente stradale dovuto all’abuso di alcol. Alla fine di ottobre del 2015 non ho preso bene una curva e sono finito addosso a un palo. Ho fatto tutto da solo. Mi è costato tre mesi di malattia, durante i quali ho continuato a bere. Ma alla fine mi sono deciso a chiedere aiuto».

Un po’ di vergogna adesso c’è: «Un alcolista non si rende conto di esserlo finché non decide di smettere». Ma c’è soprattutto l’orgoglio di avere ripreso in mano la propria vita: «Più passano i giorni più la consapevolezza di riuscire a non bere ti fortifica». Anche se le difficoltà sono quotidiane: «Quando sei alcolista il gesto del bere è una consuetudine da quando ti alzi a quando vai a letto. Per me l’alcol era una sostanza sedativa: mi aiutava a non pensare ai problemi. La tentazione di ricominciare mi è venuta. Come a tutti, è ovvio. Bisogna combatterla e vincerla. Oggi mi dicono: «Tu non puoi bere». Io rispondo: «Nessuno mi punta una pistola, io posso fare quello che voglio. Ma io non voglio bere». La strada per liberarsi dall’alcol è lunga e spesso tutta in salita: «I giorni più brutti sono stati i primi quindici-venti. Mi mancava quello che era diventato un rito della quotidianità».

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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