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Alcolismo ed Abuso di Alcol

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Giovedì 01 Giugno 2017 23:00

SONO SOBRIA?

Scritto da Tito
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SONO SOBRIA?

“Sono un’alcolista”. È da parecchio tempo che questa frase la sento dire e la dico; spesso mi procura stupore, ancora più spesso mi ha dato e mi dà occasione di pensarci e rifletterci su. Viene usata, la uso per quan­to in realtà significa? Oppure oltre l’uso vi è anche l’abuso?

Cosa vuole dire: “Sono un’alcolista?”

Sono proprio sicura d’adoperare queste parole esclusivamente per quanto esse valgono oppure, un’altra volta ancora, imbroglio, rigiro, maneggio la realtà per giustificare o magari solo per addolcire qualcosa d’altro? Altre scuse? Altre razionalizzazioni?

Quando non mantengo i miei impegni, sono un’alcolista? No! Sono un’irresponsabile, non un’alcolista.

Quando dico una cosa e ne faccio un’altra, sono un’imbrogliona, non un’alcolista.

Quando non parlo in faccia ma parlo alle spalle, sono un’ipocrita e/o vile, non un’alcolista.

Quando mento, sono una bugiarda, non un’alcolista.

Quando critico e/o denigro altri perché sono o fanno qualcosa meglio di me, sono un’invidiosa, non un’alcolista.

Quando ripago il bene con il male, sono un’ingrata, non un’alcolista.

Vero è che quand’ero in piena attività alcolica ero e facevo proprio così, e anche molto di più e di peggio, ma oggi? Posso dirmi “sobria” se i miei atteggiamenti sono gli stessi di prima?

Quando ho paura di guardare più da vicino me stessa, i miei pensie­ri, le mie azioni; quando ho paura di chiamare le cose con il loro giusto nome e allora minimizzo, giustifico, incolpo altri e così mi persuado di non avere “troppo torto” e mi assolvo perché “sono così, sono un’alcoli-sta”, oppure sono solamente paurosa, vile, poco onesta, con scarsa dignità? Io sono recuperata oppure no? Sono sobria oppure no?

“Sono un’alcolista”, secondo me, significa solo ed esclusivamente questo: “Se bevo scelgo la morte, se non bevo vivrò”. Tutto qui, nient’al­tro ha a che fare con questo, ma... ma se ho veramente scelto di vivere e non solo di sopravvivere, se ho veramente scelto di essere un’alcolista anonima e non un’ex spugna, non un’ubriacona a secco, se ho veramente scelto tutto questo... Ecco, questa scelta e il mantenere la scelta fatta, questo mi rende responsabile di me stessa e non mi potrò e non mi vorrò più né giustificare né nascondere dietro a nulla: non l’alcol, non il desti­no, non gli altri, non i miei genitori, non la mia infanzia, non la circostan­za e anche se tutto ciò può incidere e lo fa a volte pesantemente: “lo sono responsabile = Io rispondo di me”. Non scaricherò più su niente e nessuno quelle che sono le mie responsabilità. Io rispondo delle mie parole e dei miei atti.

Se veramente ho scelto di vivere, allora scelgo anche di crescere nonostante me stessa, anche se una parte di me tende ancora a “sceglie­re la via più facile”, il non far nulla per migliorare, perché crescere è dif­ficile, perché costa fatica; ma se ho scelto di vivere, ho scelto tutto que­sto: non solo il facile e il piacevole, ma anche l’onere con tutto il peso che comporta. Ho scelto di crescere perché tutto ciò che si ferma è pie­trificato, è morto. Tutto il Programma di A.A. è vitale, è una crescita. “Sono un’alcolista” ed è il Primo Passo, l’unico che parla d’alcol in modo specifico e che dice anche: “Le cose che A.A. insegna sommo dure”.

E non s’intende la difficoltà di smettere di bene, la difficoltà reale risiede altrove. “Sono un’alcolista”. Primo Passo e i restanti undici? Il Dodicesimo che dice: “Avendo ottenuto...”.

Non solo i Passi ma tutto il Programma di A.A. m’invitano, mi solle­citano, a volte mi spingono proprio a guardare un pochino oltre quel comodo dito indice: “Sono un’alcolista, sono fatta così...”, dietro cui tento ancora di nascondermi.

Tutto sommato, a pensarci bene, tentare di soffocare, d’annegare i miei problemi, le mie difficoltà, le mie manchevolezze personali dietro un comodo e facile: “Sono così, sono un’alcolista”, somiglia molto da vici­no, troppo da vicino, al tentare d’annegare le stesse difficoltà, gli stessi problemi in un bicchiere di vino.

ALCOLISTI ANONIMI, SOBRIETà, ALCOLISTA

Ultima modifica Giovedì 01 Giugno 2017 23:03
Giovedì 01 Giugno 2017 23:00

SONO SOBRIA?

Scritto da Tito
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SONO SOBRIA?

“Sono un’alcolista”. È da parecchio tempo che questa frase la sento dire e la dico; spesso mi procura stupore, ancora più spesso mi ha dato e mi dà occasione di pensarci e rifletterci su. Viene usata, la uso per quan­to in realtà significa? Oppure oltre l’uso vi è anche l’abuso?

Cosa vuole dire: “Sono un’alcolista?”

Sono proprio sicura d’adoperare queste parole esclusivamente per quanto esse valgono oppure, un’altra volta ancora, imbroglio, rigiro, maneggio la realtà per giustificare o magari solo per addolcire qualcosa d’altro? Altre scuse? Altre razionalizzazioni?

Quando non mantengo i miei impegni, sono un’alcolista? No! Sono un’irresponsabile, non un’alcolista.

Quando dico una cosa e ne faccio un’altra, sono un’imbrogliona, non un’alcolista.

Quando non parlo in faccia ma parlo alle spalle, sono un’ipocrita e/o vile, non un’alcolista.

Quando mento, sono una bugiarda, non un’alcolista.

Quando critico e/o denigro altri perché sono o fanno qualcosa meglio di me, sono un’invidiosa, non un’alcolista.

Quando ripago il bene con il male, sono un’ingrata, non un’alcolista.

Vero è che quand’ero in piena attività alcolica ero e facevo proprio così, e anche molto di più e di peggio, ma oggi? Posso dirmi “sobria” se i miei atteggiamenti sono gli stessi di prima?

Quando ho paura di guardare più da vicino me stessa, i miei pensie­ri, le mie azioni; quando ho paura di chiamare le cose con il loro giusto nome e allora minimizzo, giustifico, incolpo altri e così mi persuado di non avere “troppo torto” e mi assolvo perché “sono così, sono un’alcoli-sta”, oppure sono solamente paurosa, vile, poco onesta, con scarsa dignità? Io sono recuperata oppure no? Sono sobria oppure no?

“Sono un’alcolista”, secondo me, significa solo ed esclusivamente questo: “Se bevo scelgo la morte, se non bevo vivrò”. Tutto qui, nient’al­tro ha a che fare con questo, ma... ma se ho veramente scelto di vivere e non solo di sopravvivere, se ho veramente scelto di essere un’alcolista anonima e non un’ex spugna, non un’ubriacona a secco, se ho veramente scelto tutto questo... Ecco, questa scelta e il mantenere la scelta fatta, questo mi rende responsabile di me stessa e non mi potrò e non mi vorrò più né giustificare né nascondere dietro a nulla: non l’alcol, non il desti­no, non gli altri, non i miei genitori, non la mia infanzia, non la circostan­za e anche se tutto ciò può incidere e lo fa a volte pesantemente: “lo sono responsabile = Io rispondo di me”. Non scaricherò più su niente e nessuno quelle che sono le mie responsabilità. Io rispondo delle mie parole e dei miei atti.

Se veramente ho scelto di vivere, allora scelgo anche di crescere nonostante me stessa, anche se una parte di me tende ancora a “sceglie­re la via più facile”, il non far nulla per migliorare, perché crescere è dif­ficile, perché costa fatica; ma se ho scelto di vivere, ho scelto tutto que­sto: non solo il facile e il piacevole, ma anche l’onere con tutto il peso che comporta. Ho scelto di crescere perché tutto ciò che si ferma è pie­trificato, è morto. Tutto il Programma di A.A. è vitale, è una crescita. “Sono un’alcolista” ed è il Primo Passo, l’unico che parla d’alcol in modo specifico e che dice anche: “Le cose che A.A. insegna sommo dure”.

E non s’intende la difficoltà di smettere di bene, la difficoltà reale risiede altrove. “Sono un’alcolista”. Primo Passo e i restanti undici? Il Dodicesimo che dice: “Avendo ottenuto...”.

Non solo i Passi ma tutto il Programma di A.A. m’invitano, mi solle­citano, a volte mi spingono proprio a guardare un pochino oltre quel comodo dito indice: “Sono un’alcolista, sono fatta così...”, dietro cui tento ancora di nascondermi.

Tutto sommato, a pensarci bene, tentare di soffocare, d’annegare i miei problemi, le mie difficoltà, le mie manchevolezze personali dietro un comodo e facile: “Sono così, sono un’alcolista”, somiglia molto da vici­no, troppo da vicino, al tentare d’annegare le stesse difficoltà, gli stessi problemi in un bicchiere di vino.

ALCOLISTI ANONIMI, SOBRIETà, ALCOLISTA

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 01 Giugno 2017 22:53

L'ALCOL NON È UN FARMACO NÉ UN MEZZO DI PREVENZIONE

Scritto da Tito
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L'ALCOL NON È UN FARMACO NÉ UN MEZZO DI PREVENZIONE

LA REPLICA A UN ARTICOLO APPARSO SU UN QUOTIDIANO, CHE «CELEBRAVA» LE PRESUNTE PROPRIETÀ BENEFICHE DI VINO E BIRRA. PER L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ NON ESISTONO LIVELLI SICURI PER LA SALUTE DI CONSUMO DI BEVANDE ALCOLICHE

Riesce sempre difficile prendere in considerazione qualunque tipo di affermazione da parte di chi nella comunicazione pubblica non dichiari esplicitamente di non avere conflitti d'interesse in relazione a possibili collaborazioni o comunque rapporti con i portatori di interessi commerciali, come spesso quando si parla di alcolici avviene. Riesce ancora più difficile comprendere le ragioni di una comunicazione che non si preoccupa di privilegiare il rapporto con il lettore, tutelandolo attraverso l'applicazione del concetto di precauzione. Lo spunto arriva questa volta da un articolo apparso su un quotidiano nazionale, dal titolo inequivocabile: «Quando l'alcol fa bene alla salute. Come curarsi con birra e vino».

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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L’alcool e i suoi effetti – Introduzione alla psicologia

L’ alcool è una sostanza la cui assunzione determina effetti ansiolitici, rilassanti, di euforia e benessere e questo induce a consumarne ancora.

Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2017/05/alcool-effetti-psicologia/

Molte sono le sostanze psicoattive esistenti, prima tra tutte troviamo l’ alcool. L’alcool è la sostanza di abuso più diffusa, perché facilmente acquistabile, per questo la più utilizzata. L’alcool è una droga la cui assunzione determina effetti ansiolitici, rilassanti, che costituiscono un rinforzo positivo e invogliano immediatamente a desiderarne ancora.

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

Le sostanze psicoattive, o droghe, sono composte da agenti chimici che producono, alla lunga, alterazioni di alcune funzioni biologiche, psicologiche e mentali.Ogni sostanza chimica assunta agisce a livello cerebrale generando delle modificazioni emotive, cognitive, sensoriali e comportamentali.

E’ noto che l’assunzione di droghe provochi effetti a breve e a lungo termine, da pochi minuti a diversi mesi e anni. Tali effetti variano da persona a persona sia in base alle caratteristiche della sostanza assunta sia rispetto alle caratteristiche individuali di chi la assume.

In seguito a un utilizzo costante e ripetuto della sostanza si manifesta l’assuefazione dell’organismo che consiste nella richiesta di una maggiore quantità di sostanze da assumere in tempi più ravvicinati. Questo comportamento è definito dipendenza e induce alla ricerca costante e irrefrenabile della sostanza da utilizzare.

L’uso delle sostanze psicoattive influenza negativamente la vita di chi le assume e compromette l’esistenza di coloro che sono prossimi alla persona. L’assunzione della sostanza diventa nel tempo una vera e propria schiavitù volta alla dipendenza fisica, comportamentale e emotiva dalla droga assunta.

Alcool

Molte sono le sostanze psicoattive esistenti, prima tra tutte troviamo l’alcool. L’alcool è la sostanza di abuso più diffusa, perché facilmente acquistabile, per questo la più utilizzata. L’alcool è una droga la cui assunzione determina effetti ansiolitici, rilassanti, che costituiscono un rinforzo positivo e invogliano immediatamente a desiderarne ancora.

L’alcol deriva dalla fermentazione di zuccheri o amidi di origine vegetale, esso è in parte assorbito dallo stomaco ed in parte dall’intestino e, se lo stomaco è vuoto, l’assorbimento è più rapido e i sui effetti si manifestano più velocemente.

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giovedì 11 Maggio 2017 22:43

ALCOL: PANORAMICA DEGLI EFFETTI SUL CERVELLO

Scritto da Tito
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ALCOL: PANORAMICA DEGLI EFFETTI SUL CERVELLO

EFFETTI DELL’ALCOOL SUL CERVELLO

Si chiacchiera tra amici a una festa, qualcuno gira offrendo coppe di champagne. Se ne beve una, poi un’altra e magari altre ancora. Prima di esserne consapevoli, la risata sale di tono e l’andatura diventa instabile. Alla fine della serata, ecco che si fa strada al cameriere con il vassoio dei dolci con lentezza eccessiva e non si riesce ad articolare chiaramente le parole.

La mattina dopo ci si sveglia sentendosi confusi e con il mal di testa. È possibile non riuscire a ricordare tutto quel che è successo la sera prima

Queste reazioni mostrano quanto sia rapida e drammatica l’azione dell’alcool sul cervello. Il cervello è un sofisticato labirinto di connessioni che provvede al funzionamento di fisico e psiche. L’alterazione di una qualunque delle sue connessioni può ripercuotersi sulle sue attività. L’alcool può avere effetti sul cervello anche più a lungo termine, cambiandone aspetto e funzionalità generando quindi una varietà di problemi.

La maggior parte delle persone non si rende conto di quanto estesamente l’alcool possa agire sul cervello. Acquisire consapevolezza di tali possibili conseguenze aiuterà a fare scelte più ponderate sulle giuste quantità di alcolici che si possono consumare.

COSA SUCCEDE NEL CERVELLO

La struttura del cervello è complessa. Comprende une molteplicità di sistemi interagenti per sostenere tutte le funzioni, dal pensiero al respiro e al movimento.

Questi sistemi cerebrali comunicano tra di loro attraverso tre milioni circa di minuscole cellule nervose, i cosiddetti neuroni. Nel cervello, i neuroni traducono le informazioni in segnali elettrici e chimici che il cervello è in grado di interpretare. Inviano anche messaggi dal cervello al resto dell’organismo.

Le sostanze chimiche dette neurotrasmettitori trasportano i messaggi tra neuroni. I neurotrasmettitori possono essere estremamente potenti. Secondo il tipo e la quantità, i neurotrasmettitori possono o intensificare o ridurre al minimo le risposte del corpo, le sensazioni e il tono dell’umore. Il cervello lavora per bilanciare i neurotrasmettitori che velocizzano con quelli che rallentano, in modo da far conservare al corpo un ritmo equilibrato.

L’alcool può rallentare le comunicazioni tra neurotrasmettitori cerebrali.

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

http://www.farmacoecura.it/droga/effetti-dellalcool-sul-cervello/#steps_3

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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La Ricaduta nell’ alcolismo: fattori predisponenti, craving e modelli di prevenzione

La ricaduta in chi soffre di alcolismo sembra avere una sua storia, dei correlati psicologici, biologici e non si tratta quasi mai un evento puntiforme

Per saperne di        sostanze da parte di soggetti detossificati  è un evento comune, al punto che può essere considerata una componente costante nella storia naturale dei Disturbi da Uso di Sostanze (DUS) e del loro trattamento. I trattamenti di recupero tradizionali, concettualizzano la ricaduta come una sconfitta, un esito negativo equivalente al fallimento del trattamento.

Questa prospettiva considera il trattamento un processo dicotomico che può esitare solo o nell’astinenza completa o nella ricaduta. Al contrario diversi modelli basati su teorie sociali, cognitive e comportamentali interpretano la ricaduta come un processo transitorio, una serie di eventi che si dispiegano nel tempo. (M. E. Larimer, R.S. Palmer, G. A. Marlatt,, 1999)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la Dipendenza come “disturbo cronico e recidivante” a sottolinearne la lunga durata ed il decorso caratterizzato da periodi di remissione totale o parziale e da periodi di riprese dei comportamenti “tossicomanici”. (M. Cibin, I. Hinnenthal, E. Levarta, E. Manera, M. Nardo, V. Zavan, 2001)

Alcolismo e ricaduta

Una delle poche aree di consenso nel trattamento dell’ alcolismo riguarda l’idea che l’ alcolismo sia una condizione cronica con alto rischio di ricaduta.

Gli studi hanno riportato un tasso del 80% o più di ricadute dopo 6 mesi dal trattamento, con esiti dei singoli pazienti che si sono rivelati altamente instabili nel corso del tempo.

Per saperne di più:     http://www.stateofmind.it/2017/05/ricaduta-alcolismo/

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 10 Maggio 2017 19:04

Note di regia di "Alcolista"

Scritto da Tito
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Note di regia di "Alcolista"

http://www.cinemaitaliano.info/news/

L’ alcool è una sostanza stupefacente legale e sottovalutata dai giovani, ma può sortire effetti ben più devastanti di quelli causati dalle cosiddette droghe pesanti. L'abuso di alcool da parte dei minori più influenzabili è quasi un gioco, ma alla lunga può diventare un incubo. Questo film vorrebbe raccontare attraverso un impianto narrativo tipicamente thriller, la storia di un uomo che ha perso tutto e che iniziando a bere precipita ancora più in basso fino a perdere la propria integrità morale. Per il ruolo del protagonista, ho voluto scegliere un attore che abbia provato realmente sulla sua pelle la dipendenza alcolica: Bret Roberts, infatti, era alcolista. Abbiamo lavorato insieme al personaggio inserendo nel film delle scene e dei dettagli tratti da situazioni reali vissute da un vero alcolista. Daniel affronta sostanzialmente due drammi: il primo è la perdita della moglie e della figlia in un incidente stradale, il secondo è la patologia determinata dall'alcolismo che lo sta divorando lentamente. Il meccanismo che lo porta a bere, è un classico da manuale medico: cercare di anestetizzare la sua sofferenza. Mi sembra interessante soffermarsi su quello che è lo stato psicologico della persona alcolizzata (con l'uso di allucinazioni e delirio) ma anche sullo stato fisico e i danni che provoca verso se stesso e verso gli altri (sia attraverso la decadenza fisica che rispetto ai reati che può provocare chi vive in uno stato mentale privo di lucidità). Il film manifesta una condanna netta nei confronti dell’abuso etilico mostrandone tutti i lati negativi, tuttavia l'alcool non è visto come unico responsabile; il film vuole suggerire una riflessione in merito a chi affronta la vita attraverso una chiave di interpretazione prettamente nichilista e pessimista.

Dal punto di vista registico, mantengo come importante modello di riferimento lo stile del cinema thriller americano, dove ho trovato diversi film che ritengo un esempio per la costruzione di un climax tensivo. In merito alla rappresentazione visiva dello stato emotivo del protagonista e in particolare della sua afflizione allucinatoria intendo creare situazioni apprensive contaminate da un registro horror. Uno stile di ripresa classico con movimenti di macchina fluidi e stabili. Importante anche la cura del dettaglio e della fotografia, soprattutto negli interni, immagini in grado di creare una perfetta fusione tra l'habitat del protagonista e il suo mondo interiore.

Uno dei miei principali obbiettivi nella realizzazione di questo film è far vivere allo spettatore un senso di inquietudine e di sfasamento, tipico di chi non è in pace con se stesso e cerca disperatamente una soluzione alle proprie sofferenze.

Lucas Pavetto

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 26 Aprile 2017 23:03

DONNE E ALCOL, CE NE PARLA L’ESPERTO EMANUELE SCAFATO

Scritto da Tito
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DONNE E ALCOL, CE NE PARLA L’ESPERTO EMANUELE SCAFATO
copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.sanit.org/donne-alcol-ce-ne-parla-lesperto-emanuele-scafato/Donne…
troppe ne vedo e ne sento vittime dell’alcol … troppe ne vedo miopi rispetto ai rischi noti in famiglia, rischi che si lascia correre ai propri figli e alle proprie figlie per quieto vivere, per fare “le amiche” che in molti casi, oggettivamente, nessuno vorrebbe avere per la mancanza di quel sano senso di controllo e regolazione, quel senso di protezione materna, innata che è l’anticorpo più potente per quanti non hanno ancora la capacità di adottare scelte completamente razionali e che dovrebbero poter contare su mamme, sorelle , figlie capaci di far osservare , riflettere e cambiare ciò che può trasformarsi in un problema … Donne poco capaci di fornire quell’esempio che ci vuole e che rende autorevoli … destini evitabili , spesso, ma apparentemente difficili da contrastare per tutte quelle donne che non danno al bere il giusto valore …
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Mercoledì 26 Aprile 2017 23:03

DONNE E ALCOL, CE NE PARLA L’ESPERTO EMANUELE SCAFATO

Scritto da Tito
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DONNE E ALCOL, CE NE PARLA L’ESPERTO EMANUELE SCAFATO
copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.sanit.org/donne-alcol-ce-ne-parla-lesperto-emanuele-scafato/Donne…
troppe ne vedo e ne sento vittime dell’alcol … troppe ne vedo miopi rispetto ai rischi noti in famiglia, rischi che si lascia correre ai propri figli e alle proprie figlie per quieto vivere, per fare “le amiche” che in molti casi, oggettivamente, nessuno vorrebbe avere per la mancanza di quel sano senso di controllo e regolazione, quel senso di protezione materna, innata che è l’anticorpo più potente per quanti non hanno ancora la capacità di adottare scelte completamente razionali e che dovrebbero poter contare su mamme, sorelle , figlie capaci di far osservare , riflettere e cambiare ciò che può trasformarsi in un problema … Donne poco capaci di fornire quell’esempio che ci vuole e che rende autorevoli … destini evitabili , spesso, ma apparentemente difficili da contrastare per tutte quelle donne che non danno al bere il giusto valore …
Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
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Dipendenza da alcool: arriva un corso dedicato ad operatori sanitari, volontari e insegnanti

di Glenda Venturini

Si svolgerà a Montevarchi, a maggio, ma le iscrizioni si ricevono entro il 24 aprile. L'obiettivo del corso è di sensibilizzare ai problemi dell'alcool coloro che, a vario titolo, possono essere impegnati nella lotta a questa dipendenza

I problemi causati dall’alcolismo sono il tema di un corso che si svolgerà in Valdarno, dall’8 al 13 maggio. Il corso si terrà a Montevarchi al Centro culturale della Ginestra e all’oratorio di Sant'Andrea Corsini: le iscrizioni chiuderanno lunedì prossimo 24 aprile e la partecipazione è gratuita.

Il corso è pensato in particolare per gli operatori sanitari, i volontari delle associazioni, e anche gli insegnanti: in altre parole, è aperto a tutti coloro che sono impegnati nella lotta ai problemi alcoolcorrelati. La dipendenza da alcool e l'abuso di alcolici sono fenomeni presenti anche in Valdarno, e anche fra le giovani generazioni.

L’iniziativa, che si intitola “Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi (Metodo Hudolin)”, è organizzata dal Club degli alcolisti in trattamento del Valdarno, in collaborazione con i Club di Arezzo, Valtiberina e Casentino, la Scuola nazionale di perfezionamento in Alcologia e il Dipartimento delle Dipendenze Ser.D distretto Valdarno.

Per informazioni e per iscriversi è possibile telefonare allo 055.91006732 o scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

http://valdarnopost.it/news/dipendenza-da-alcol

Ultima modifica Mercoledì 19 Aprile 2017 18:42
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